13
Mar
2010

Due gasdotti al prezzo di uno

Cosa c’è dietro la proposta di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, di “fondere” Nabucco e South Stream, i due progetti concorrenti di gasdotti che dovrebbero portare gas dalla Russia e dal Caspio verso il Sud Europa? Apparentemente, l’idea sta in piedi: costruire un tratto comune ai due gasdotti consentirebbe di conseguire rilevanti economie di scala, sia sotto il profilo dei costi di realizzazione sia sotto quello dei costi di negoziazione coi paesi di transito. In più, sebbene i russi non sembrino entusiasti (et pour cause), gli americani per la prima volta mostrano aperta simpatia per un’iniziativa di Piazzale Mattei. L’inviato di Washington per l’energia, Richard Morningstar, ha parlato di “un’idea interessante che merita ulteriori discussioni e approfondimenti“. Dietro il fumo politico, però, non sembra esserci dell’arrosto.

Anzitutto, non si capisce quanto l’uscita di Scaroni sia concreta, e quanto sia punzecchiatura a Mosca. Trovata una quadra sui contratti (come ha raccontato un paio di giorni fa Stefano Agnoli, e sostanzialmente secondo le linee che Chicago-blog aveva anticipato) il confronto si è spostato su questioni più strategiche – secondo un complesso quadro che è ben descritto sul Foglio di oggi (al momento non lo trovo online). Per esempio, San Donato non avrebbe apprezzato le aperture dei russi ai francesi di Edf, nel consorzio South Stream; e i russi non avrebbero apprezzato lo scetticismo del Cane a sei zampe. L’appoggio americano, da questo punto di vista, non è detto che rafforzi le posizioni dell’Eni. Poi ci sono le rogne finanziarie e la riorganizzazione del gruppo, la cui urgenza è resa evidente dalla rielaborazione della strategia del gruppo, con la riduzione degli obiettivi della produzione, la difesa del dividendo, le pressioni di Knight-Vinke (qui un riassunto dei fronti aperti), l’inevitabile tonfo in borsa.

Sotto il profilo industriale, però, la fusione dei due gasdotti non convince. Non convince per la semplice ragione che, per quanto cresca la domanda europea di gas, difficilmente crescerà a tal punto da assorbire l’offerta addizionale di addirittura due tubi. In questo senso, il Cremlino ha ragione: nessuno investirebbe in una infrastruttura tale da determinare un eccesso di offerta sul mercato di vale e, dunque, minare la sua possibilità di ripagarsi. In questo senso, allora, è forte il sospetto che sia tutto un gioco politico. Come politico è, del resto, il gioco delle parti tra San Donato, Mosca, Roma e Washington. Tanto più che, nelle attuali condizioni di mercato, in presenza di una bolla (seppure transitoria) determinata dalla crisi, tutti i progetti sono rimandati di almeno 5-10 anni. Insomma: siamo al gioco di posizionamento, il momento in cui si tratterà di stringere è ancora lontano.

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3 Responses

  1. Ho una certa passione per la politica, che mi avanza da passato. Perché adesso tutte le mie passioni sono di un “Altro”.
    Però leggendo questo testo mi sono chiesto: qual’è la differenza concettuale ed operativa che Carlo Stagnaro mette tra “politica” e “industria”? La stessa scelta del gas è, direttamente, una scelta politica e non industriale. Come la scelta di fare dividendi ad ogni costo, quindi anche a costo dell’interesse “comune” (per esempio non massacrare le polpolazioni nigeriane con la corruzione), non è “industriale” ma “politica”. Giuro che non sono polemico, nè cerco trappole. È che davanti a questo testo mi sono reso conto che non capisco.
    ciao e continuate che c’è bisogno di capire e discutere.
    r

  2. gengis

    Frammenti sparsi
    1. Lui era in America, che e’ uno di quei posti dove per giustificare le spese di un po’ di Dipartimenti ed Agenzie tocca di dire che i gasdotti si fanno con la politica e non con i soldi.
    2. Lui sino adesso coi gasdotti russi (vedi Blue Stream) ci ha guadagnato solo a costruirli (Saipem) che di gas suo non ce ne passa un metro (cubo).
    3. Con gli Americani che lo incalzavano perche’ amico dei russi lui ha avuto l’idea geniale. Nessuna discriminazione. Se mi fate fare anche l’altro (ariSaipem) io lo faccio. Son qui per fatturare, io. Anzi vi riunifico pure il pezzo finale, che costa meno e si fa prima.
    4. Nota tecnica. Il finale unico si puo’ fare anche se il mercato regge solo un tubo. Perche’ il finale unificato e’ appunto “un” tubo, non due; e la sua capacita’ di trasporto, se lo progetti decentemente, la raddoppi quando serve senza toccare il tubo ma solo aggiungendovi a tempo debito ulteriori stazioni di pompaggio

  3. oil&gas

    In effetti dietro le parole di Scaroni, la sostanza sembra assente. Sembra una provocazione che non avrà alcuna conseguenza pratica ed in effetti oggi il Ministro dell’Energia russo ha detto che la “questione non è in discussione”.

    Perché mai infatti i Russi dovrebbero essere favorevoli ad un tubo in parte alimentato con gas proveniente dal Centro Asia e non preferire un regime in cui sono gli unici fornitori? Per ridurre i costi?

    Dalle dichiarazioni di oggi del Ministro Shmatko, sembra capire che il problema dei costi non lo tocchi più di tanto.

    Avrebbe anche potuto dire” provateci se siete capaci” ben sapendo che Nabucco è di difficile realizzazione perché allo stato attuale sono assenti o quantomeno incerte 2 condizioni:

    il gas con cui viene alimentato: senza il coinvolgimento dei due convitati di pietra Iran e Iraq, al momento prematuro, il gas proveniente dal centro Asia, non garantisce volumi tali da sostenere economicamente il gasdotto.

    i finanziatori: quale investitore, in assenza di un indirizzo politico e qui è il cuore del dibattito tra politica ed industria, sarebbe disposto a finanziare un progetto a cui manca il gas?

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