4
Mar
2010

Telecom Italia, Fastweb e l’indagine bomba

L’indagine che ha investito Telecom Italia attrraverso la sua controllata Sparkle e Fastweb ha avuto l’effetto di una bomba dirompente. Su di essa, dopo giorni di riflessione ho maturato un pensiero strutturato. Diverso da quello che si limita all’indignazione. Molto diverso. Non so quanti saranno d’accordo con me, ma questo blog è per discutere apertamente. Si colpisce duramente il concorrente dell’incumbent, rispetto alle attenzioni riservate a quest’ultimo. Si azzera l’agenda che era sul tavolo d amesi. Si aiuta il manager di TI rispetto alle richieste dei suoi soci, e alla mancanza di strategia che sin qui ha contraddistinto la sua gestione. Voi direte: nulla di ciò deve interessare ai magistrati. Siete sicuri, che nulla di ciò interessi davvero? Io no. Proprio no.

I dati di fatto che constavano al sottoscritto per il dossier Telefonica-Telecom Italia (d’ora in poi TI) erano i seguenti, fino a metà febbraio.

I due soci forti italiani in Telco, la holding di controllo di TI con poco più del 22% del suo capitale, cioè Mediobanca-Generali e Intesa, desiderosi di alleggerire una partecipazione che non ha speranza a breve di tornare ai valori di libro inscritti a bilancio dei titoli TI, da qualche tempo avevano avviato con Caixa, l’Unione delle Casse di Risparmio di Barcellona che ha un 5% di Telefonica, e con Banco de Bilbao, che ne ha quasi il 6%, un tavolo tecnico riservato. Scopo: valutare tutte le diverse ipotesi di reciproca combinazione delle due società, e soprattutto i valori di concambio esaminando tutte – nessuna esclusa – le diverse ipotesi possibili. Una fusione rispetto alla configurazione attuale, che vede Telefonica unico socio industriale di TI. Oppure con scorporo di rete fissa e quotazione della medesima. Oppure ancora una fusione con subentro contestuale di altri soci italiani al posto dei ridimensionandi soci banco-assicurativi italiani, soci sia industriali sia finanziari, sia nella holding di controllo che magari, e diversamente, nella rete fissa scorporata ma non quotata. Ciascuna di queste ipotesi doveva essere poi valutata contestualmente alle ipotesi di obbligo di lancio di opa verso le azioni Ti escluse dal blocco di controllo. Nonché delle eventuali e più che prevedibili conseguenze antitrust, concentrate in America Latina, soprattutto Brasile e Argentina.

In ogni caso, i soci italiani banco-assicurativi si erano dati la scadenza condivisa che a nulla si sarebbe messo mano, prima di aprile-maggio prossimi. Berlusconi era riservatamente informato e condivideva, in maniera da valutare meglio dopo le elezioni regionali i margini di manovra ai fini dell’impatto delle decisioni sugli “interessi nazionali”. A palazzo Chigi non si poteva prendere sottogamba l’ipotesi di un deal che potesse apparire come una cessione agli spagnoli del controllo di TI, dopo tutto l’ambaradan messo in atto a inizio legislatura a favore della cessione di Alitalia a Cai con la scusa della difesa dell’italianità. Al contempo, secondo i bene informati era del tutto infondata l’indiscrezione lanciata come un petardo da Repubblica, secondo la quale Berlusconi fosse informato a far entrare Mediaset-Fininvest nella compagine. Non solo e non tanto per evitare nuove evidenti accuse di conflitti d’interesse, quanto perché l’integrazione verticale e orizzontale tra proprietari e gestori di reti TLC e fornitori-aggregatori di contenuti d’infotainment andava per la maggiore anni fa, ma ormai come modello di business di settore è del tutto tramontato, perché i mestieri sono e restano diversi e ognuno è meglio faccia il suo. E quanto alle prospettive di Mediaset impegnata nella rincorsa a SKY nella pay tv e nella ricerca di una piattaforma per l’IPTV, l’orientamento per quest’ultimo segmento – quello che renderebbe più conveniente un’alleanza industriale della tv con TI – non rende affatto necessaria una presenza nel capitale della società telefonica italiana o ispano-italiana, e tanto meno in posizione di controllo.

Questa era la situazione, fino a metà del mese scorso. A parlare insistentemente di fusione era Repubblica, volta a tacciare di manovra politica berlusconiana l’operazione, affiancandola all’eventuale ascesa di Geronzi in Generali e a quella di nuovi soci di controllo amici del premier in RCS. Ed erano parlamentari di seconda fila del centrosinistra e del centrodestra, la cui voce non impegna nessuno, coloro che si affannavano a caldeggiare oppure osteggiare l’idea di una società della rete scissa da TI, e l’eventuale ingresso nel controllo di quest’ultima di questo o quel soggetto italiano, privato o, soprattutto, pubblico.

Sullo sfondo – come spesso capita in Italia – restavano le considerazioni più essenziali. E cioè le prospettive industriali di TI, che vede dall’avvento di Bernabè prima per una ragione e poi per l’altra l’azienda priva di un vero e proprio impegnativo piano industriale, che non sia quello del taglio dei costi e soprattutto della cessione delle controllate e partecipate estere di TI, per ridurre il debito agli attuali 35 bn di euro circa. Di qui i soci banco-assicurativi italiani sempre più insoddisfatti, nel dover poi leggere sulla stampa amici di Bernabé proporre aumenti di capitale a sconto nell’ordine dei 10 bn di euro da lanciare sul mercato – in modo eventualmente da far diluire Telco se questa non avesse seguito – al fine non di sostenere un nuovo piano industriale ma di tagliare il debito della società, e restituirla poi alla possibilità per Bernabè di adottare un vero e proprio piano di ritorno alla crescita.

Ecco, più o meno così stavano le cose. Finché non è esplosa l’immensa grana dell’indagine su TI Sparkle e Fastweb. Che ha in poche ore cambiato integralmente la prospettiva del dossier TI-Telefonica. Un’indagine sulla quale proprio per questo vale la pena qui – dove non abbiamo gli obblighi e le convenienze che gravano sulla stampa italiana –  di spendere qualche parola fuori dal coro.

La bomba giudiziaria

Mi assumo la responsabilità di far arrabbiare il lettore. Ma, a me, l’inchiesta su Fastweb e Telecom Italia Sparkle ha fatto venire i brividi. Però, non come ai più. Me li suscitati anzi in senso molto diverso. La dirò nella maniera più piatta, senza girarci intorno.

Bene: a me ha provocato disgusto e orrore, la piena omologazione tra responsabilità delle società telefoniche con i banditi delle società carosello all’estero, con la rete malavitosa di Mokbel e la cosca Arena che avrebbe eletto il senatore Di Girolamo. Si tratta di due mondi assolutamente separati. Separate sono le responsabilità penali. Se i corpi dello Stato che hanno indagato su filoni d’indagine diversi e distinti per poi riunirli nelle mani gli inquirenti, e se poi la magistratura al seguito hanno fatto un unico calderone, non voglio apparire troppo semplificatore e dietrologo ma una cosa mi pare assai probabile: si è mirato alto e sparato a pallettoni perché lo sdegno emotivo fosse massimo, e di conseguenza si determinassero immediatamente una serie di conseguenze. Guarda caso, mentre si muovevano partite importanti nella telefonia italiana. Partite che oggi non ci sono semplicemente più, dopo questa bomba atomica che le ha polverizzate: né Ti-Telefonica, né la sostituzione eventuale di Franco Bernabè in Telecom, né una società per le reti di nuove generazioni con il pieno coinvolgimento di Fastweb – titolare della più estesa e più avanzata rete di fibra di tutta Europa – e/o di altri operatori e/o di fondi d’investimento italiani, per portare la banda larga in pochi anni laddove non c’è.

Perché ho un’opinione tanto controcorrente, visto che sulla grande stampa italiana nessuno – nessuno – l’ha avanzata in maniera aperta (anche se in molti ne parlano a mezza bocca: ma questo dice solo che cosa sia il giornalismo italiano ormai, pronto a sparare sempre a briglia sciolta quando si parla di politica, ma assai più prudente quando si tratta di economia e finanza)? Perché un conto è andare in credito d’Iva e anche alimentare eventualmente traffici telefonici non reali per mostrare al mercato andamenti migliori, come avrebbero  fatto le società telefoniche. Se il credito IVA era indebito – è questa e solo questa l’accusa fiscale alle telefoniche – si estingue pagando con ammenda. Se vi sono conti gonfiati e dunque scritture infedeli che hanno ingannato soci e mercato, si individuano i manager responsabili e li sottopone a giudizio civile ed eventualmente ad azione di responsabilità, da parte dei manager attuali visto che si tratta di fatti avvenuti anni fa. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’evasione fiscale per centinaia di milioni di IVA non pagata al fisco italiano dalle sole società carosello in mano ai malavitosi, e meno di nulla con il riciclaggio di denaro sporco e coi fondi neri dei medesimi soci di Mokbel ed eventuali elettori di Di Girolamo. Quella è la gente da sbattere in galera, e finalmente c’è anche materia per buttare a mare questa ridicola trovata delle circoscrizioni ultracontinentali per eleggere i parlamentari delle comunità italiane all’estero, con tutto il rispetto per Mirko Tremaglia che si è impegnato una vita ma non credo proprio avesse in mente di offrire immunità parlamentari a tali vergogne.

Invece, le 1600 pagine dell’ordinanza del Gip e gli atti dei Pm partono dal presupposto che le telefoniche e le società carosello della malavita fossero un’unica cosa. E non a caso si è proposta la misura dell’interdizione e in subordine del commissariamento per Fastweb, una misura senza precedenti per una grande società quotata italiana per di più controllata da un socio estero, Swisscom. Col risultato che il commissariamento, al quale sono contrarissimo e che da solo indica la follia della legge 231 italiana sulla responsabilità oggettiva d’impresa, per la migliore e più avanzata società telefonica italiana – Fastweb – significherebbe azzoppamento e congelamento, oltre a ottenere che dall’estero ci penseranno ancor più e peggio che mai, prima di investire un solo euro in Italia.

Ricopio qui una lettera inviatami subito, a poche ore dalla pubblicazione sui giornali degli stralcui della maxi-ordinanza, da una persona informata. La condivido praticamente in ogni parola. “Chiunque è un minimo nel commercio sa che ci sono in giro da oltre venti anni questi malfattori che basano i loro ricavi sul gioco dell’ IVA …. Automobili, telefonia, elettronica ma anche alimentari, carne etc…. il fenomeno è tanto più diffuso quanto più i margini si avvicinano o si riducono rispetto all’aliquota. Le aziende lo sanno benissimo e qualcuna ricorre coscientemente a questi canali per rattoppare situazioni di bilancio o centrare budget altrimenti non raggiungibili. Lo sanno bene gli Stati, addirittura in Spagna ci si lamentava che con l’Iva solo al 16% c’era uno svantaggio competitivo rispetto ad altri evasori europei che lavoravano per Paesi ad IVA più alta come l’Italia. La grande distribuzione ha anche un’arma in più che si chiama “ventilazione” dell’IVA ed è legale…..E’ un bel quadro che secondo me rende improrogabile una riforma dell’IVA: il valore aggiunto va incentivato non punito, chiamiamola tassa sui ricavi facciamo un aliquota più bassa e applichiamola sulle transazioni bancarie: risolviamo questo problema e incentiviamo le aziende a ottimizzare la filiera: più passaggi = più tasse = diseconomie. Poi bisognerebbe ridurre drasticamente i flussi di denaro contante e magari tassarli con forti aliquote per il prelievo e il deposito, i pagamenti elettronici ormai consentono ciò……togliendo il polmone finanziario alle attività illegali. Con due semplici provvedimenti si risolverebbero tanti dei problemi di questa nazione e si riporterebbe un po’ di regole ad un mercato che le ha perse e quindi rischia di collassare su se stesso come il socialismo reale…….”.

Se si parlasse con senso della misura, le responsabilità delle due telefoniche in nessuna maniera potrebbero essere accomunate a quelle dei banditi, e sarebbe appunto una riforma delle triangolazioni IVA, la soluzione da adottare. Se al contrario carabinieri e finanzieri – erano questi ultimi a indagare sulla parte tributaria della vicenda , 4 anni fa, e i manager delle telefoniche furono interrogati allora per poi non saperne più nulla, dopo aver attivato l’audit interno – hanno servito alla Direzione Nazionale Antimafia in nome del giustizialismo fiscale una delle storiacce più a forti tinte della recente cronaca italiana, la caccia a considerare Scaglia e Parisi come sodali di ndrangheta e banda della Magliana qualche sospetto a me l’ha fatto venire. Il commissariamento di Fastweb mentre Bernabè – che pure ha dovuto rinviare l’approvazione del bilancio 2009! – sorride e chiama l’azienda alla riscossa – lui che pure il bilancio consolidato 2007 della holding in cui confluiva il risultato di Sparkle con tanto di osservazioni in merito l’ha firmato eccone, dovrebbe far riflettere.

E’ evidente che di Telecom Italia e dei suoi squilibri, del suo goodwill che pesa 44 miliardi a giugno 2009 e che sempre meno reggerà l’impairment test con flussi di cassa in via di erosione a seguito del segno meno sul mobile oltre che sul fisso, e soprattutto delle prospettive di avere banda larga a 100 megabit in buona parte d’Italia presto – una prospettiva che all’incumbent non conviene finanziare persino a prescindere dal debito, avendo TI l’interesse opposto a massimizzare la rendita di posizione sul rame attraverso l’Adsl e per questo insistendo solo sul digital divide per il quale basta investire un miliardino di euro al più pubblico – di tutto questo e di come sarebbe possibile realizzare una società privata per finanziare il piano ce ne occuperemo la prossima volta. O forse mai. Visto che è la magistratura, in Italia, a dettare modi e vincoli delle strategie industriali.

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32 Responses

  1. jack

    Leggendo questo articolo sembra che si voglia mettere su due piani diversi le lavatrici dei soldi dai manovratori della macchina e sopratutto dagli sporcatori.
    L’inchiesta è una bomba e viene il vomito ma l’Italia non è più il Paese di un tempo un pò ignorantello che sopportava le lavatrici prima della Svizzera (durante il periodo dei soldi nazisti, poi dei frontalieri e poi degli evasori del nord….) poi del Lussemburgo, poi dei Paradisi Fiscali e poi di San Marino…. e poi e poi.
    Ho capito che la Guardia di Finanza ha detto basta e, grazie a software incredibili, non ultimo “Molecola” http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-788548/fisco-gdf-arriva-molecola-nuovo/
    è in grado di vedere molto bene quali sono i traffici e le manipolazioni internazionali.

    Quindi penso che sia il segno dei tempi, di un’Italia più moderna e su cui non si può più fare i buoni e poi girato l’angolo utilizzare la propria “bontà” riconosciuta per venderla ai “cattivi” di turno per riciclare.
    No! Se l’inchiesta si rivelasse vera allora i “presunti buoni” della lavatrice telefonica non possono essere più considerati tali e vanno considerati come i “cattivi” ne più ne meno,.
    Segno dei tempi e credo che lei si debba adeguare a questa nuova trasparenza di cui tutti abbiamo bisogno e oltre all’indignazione digerisca questo crollo di facciate apparentemente buone a costo di riconsiderare intere fette della nostra società.
    Credo fra l’altro che le società in questione si siano prestate persino a giochi di IVA dei propri clienti non solo propri e questo sarebbe ancora più grave perchè aprirebbe scenari ancora più inquietanti.
    Cioè potrebbero esserci delle aziende che abbiamo approfittato per scaricare l’IVA sui costi telefonici….

  2. arturo tremens

    Il peccato originale di fastweb (e quello di telecom italia) e’ semplicemente di essersi arricchiti rivendendo al mercato quello che la comunita’ gli aveva regalato (vedi la rete milanese di fw e privatizzazione ti.)

    Sono fondamentalmente d’accordo con quello che sostiene (a parte che la rete di fw sia la piu’ avanzata in europa), ma mi chiedo: essendo stato ripetutamente ospite di La7/TIM ed scrivendo su giornali che vengono riccamente sponsorizzati da telecom italia, ed avendo quindi lautamente pasteggiato a spese di essa, non trova che abbia perso una ottima occasione per tacere?

  3. Giorgio

    Cosa posso dirti……. condivido in pieno. Una realta’ come Fatsweb che fino a pochi anni fa non esisteva dovrebbe essere di esempio in un’Italia sempre meno “industrializzata”.

  4. Diego d'Andria

    Pienamente d’accordo con Giannino: orrore e disgusto ho provato anch’io nel leggere di questa ennesima vicenda italiota, nel constatare quanta irresponsabilità c’è nel comportamento di chi affossa mediaticamente società quotate di enorme importanza per il paese mediante costrutti di dubbio valore giuridico.

    Ma oramai questa è un’arma nelle mani di PM troppo zelanti o peggio: basta assommare l’ipotesi d’evasione fiscale con il reimpiego di tali fondi (dunque riciclaggio), e trovare almeno tre persone fisiche da coinvolgere (associazione a delinquere), per avere carta bianca su indagini, arresti preventivi e quant’altro.

    D’altra parte non stupisce per nulla. Non è per uno scherzo del destino che il nostro paese è da anni sul sentiero del declino economico. Chi è così matto, oggi, da investire capitali in Italia, diventata un Far West istituzionale degno delle peggiori repubbliche delle banane?

  5. David

    Caro Giannino,
    non mi è chiaro con chi se la starebbe prendendo.
    Con gli inquirenti, che partendo da un evasione fiscale (come molto spesso è accaduto ed accadrà ancora) sono arrivati ad un giro di riciclaggio?
    Oppure con quei giornalisti “altri-da-Lei” che fanno di tutt’erba un fascio, parlano “della più grande truffa di tutti i tempi (dico, la più grande di tutti i tempi) e poi sparano a pallettoni principalmente su Silvio Scaglia quando poi, andando a vedere l’evasione di Fastweb sarebbe un decimo di quella di Telecom?
    Oppure con la legislazione tributaria che consente siffatti “Caroselli”?
    Da dove vogliamo cominciare?
    Pensa forse di fare un buon servizio con questa dietrologia confusa e (mi sembra) livorosa?
    Mi scusi ma, senza voler essere in alcun modo offensivo, anche questa sua “esternazione” non mi sembra un buon esempio di giornalismo informativo. Mi sbaglio?
    un cordiale saluto

  6. Franco Debenedetti

    Oscar,
    prima aggiungo un paio di osservazioni.
    1.Il clamoroso ritardo, anni e anni, da quando si é saputo della pratica invalsa a quando la magistratura é intervenuta.
    2.Perché solo TI e FW? Gli altri operatori non sono stati contattati da chi aveva avuto l’idea del marchingegno? Oppure si sono rifiutati?
    3.La assoluta defaillance della stampa nello spiegare la cosa in termini chiari. Si continua ancora adesso a parlare di fondi neri, di evasione di IVA da parte delle telefoniche, di fatture false. Ieri parlavo con docventi universitari di economia, magari ex ministri, che confessavano di non avere un’idea chiara. Sui giornali, il disposto congiunto di pressapochismo e di pregiudiziale stigma negativo hanno impedito di creare un argine evidenziando quella che io giudico una reazione esorbitante della magistratura.

    Ciò detto, ho però qualche difficoltà a pensare che dietro ci sia un’intelligenza lucida, che tiene per anni a bagnomaria un’inchiesta così e la tira fuorri al momento opportuno. E doive sarebbe collocata questa lucida intelligenza? Chi ha da guadagnare da questo casino? Gli azionisti italiani di Telecom? Il management attuale della stessa? Il governo? Come dici tu, l’impairment test prima o poi morderà e saran dolori. Io credo banalmente che si spara al bersaglio grosso: il risultato in termini di notorietà é garantito.

  7. mario fuoricasa

    Vi sono inoltre cose che sono pressoché impossibile nascondere, ad esempio le politiche di marketing che stanno facendo attraverso una liquida e non meglio individuabile rete commerciale.
    Poco trasparente nei confronti della clientela.
    Stanno interrompendo e mettendo in disarmo una rete di connettività pura HDSL per costringere i clienti a pagare multipli di prezzo per avere servizi dimezzati con piattaforme che consentono una gestibilità di transizione ad un altro modello industriale. Il tutto senza aver formalmente azionato qualsiasi previsione contrattuale col cliente.
    Che qualche cosa bollisse in pentola traspare anche da operazioni di marketing che necessitano coordinamento, tempo di sviluppo che necessariamente devono anticipare i tempi di ogni disclosure. Un insieme di fatti certi precisi e concordanti possono comunque manifestare gli intenti e la direzione che i vertici dell’impresa non solo ha immaginato ma sta ponendo con molta discrezione in atto.

    Nota:
    la riforma Iva sui servizi intracom. con riflessi extracom. nuova nuova è entrata in vigore il
    primo gennaio 2010.
    Praticamente per i servizi intra dal 01/01 è stato istituito l’elenco clienti e fornitori telematico mensile operazioneper operazione con dettagli circa modalità e piazza di pagamento.
    Riflessi interessanti anche sulla responsabilità solidale del pagamento d’imposta tra acquirente e cedente/prestatore.

    mario fuoricasa

  8. marianusc

    Una domanda mi viene spontanea, sempre senza spirito polemico:
    ma che interesse avrebbe la magistratura ad accomunare, in cattiva fede, nella gravità delle accuse i veri banditi con le società telefoniche in questione?
    Oppure si sta dicendo che la magistratura e chi si occupa delle indagini non è abbastanza competente da notare questa presunta netta differenza di responsabilità?

  9. Pier

    Credo che non esista certamente una cabina di regia.

    Tutti sono a caccia del fare una bella figura e sicuramente anche di poter sfruttare ogni posizione che vada a loro vantaggio, Società con i nuovi managers, corpi dello stato con “spinte” e “controspinte”, PM ecc.
    Però il giorno dopo la “bomba”, Swisscom, che acquistò circa quattro anni orsono la maggioranza assoluta di Fastweb, ha emesso un comunicato nel quale confermava di conoscere fino da allora i fatti contestati e la verifica della G.d.F.

    Terminava dicendo di essere fiduciosa nell’azione della Magistratura.

    E siamo alle solite… Quattro anni o più per chiudere una verifica IVA della Guardia di Finanza ed il tutto senza alcun provvedimento !
    E’ veramente una pazzia.

    Se Fastweb e Telecom fossero state “cartiere” sparivano come le centinaia di aziende/fasulle che prosperano sull’assurdo dell’ IVA – INTRA, sopratutto nel settore metalli e materie prime. e chiudono dopo aver incassato i pingui rimborsi IVA.

    Infatti nessuno ne Giannino ne parla e neppure F. De Benedetti ma anche questo scandalo sui rimborsi IVA non dovuti è un altra diretta conseguenza della mancanze dello Stato Europa,…. inesistente .

    Basterebbe avere aliquote uguali obbligatoriamente per tutti i paesi per le varie classi di prodotti, alimentari , manifatturieri, lusso, servizi ecc., assolte all’origine , come per le cessioni nazionali e così questo scandalo che spero tutti i commentatori del blog conoscano nella sua enormità, cesserebbe d’incanto.

    Sarebbe anche una semplificazione burocratica immensa ma forse è
    questa esattamente la ragione per la quale “non si può fare”.

    Pier

  10. armando

    a me sembra che i magistrati abbiano trasformato una persona giuridica, come sono le societa di capitali, in una persona fisica

  11. oscar giannino

    @jack: appunto, se l’inchiesta si rivelasse “vera” – come dice lei – bisognerebbe che distinguesse tra chi riciclia e chi no, e a riciclare e a far fondi neri sono i signori delle società carosello, non le telefoniche che vanno in credito IVA, siccome il diritto e la gravità assolutamehnte distinta e diversa dei reati non sono un’opinione, confondere come fa lei nell’accomunare tutti sotto la nomea di “cattivi” significa fuorviare, e per quanto sdegnati si possa essere secondo me non è buona cosa, nemmeno quando si è in buona fede e figuriamoci poi quando si è in malafede, visto che un magistrato il codice lo conosce bene;
    @arturo: la sua replica mi ha lasciato senza parole: non ho mai preso una lira o un euro da nessuno di quelli dai quali lei mi accusa brutalmente di ottenere “lauti pasti”, e anzi sono stato messo al bando da la7 per oltre un anno quando attaccai in diretta una mattina l’allora socio di controllo tronchetti a proposito dello scandalo tavaroli, cosa che feci anche sui giornali suio quali scrivevo; quindi posso solo capire di starle antipatico e questo ci può stare, non ricambio e sorrido di chi usa la bile come nota di testa, è un segno dei tempi e basta curarsi il fegato;
    @tutti: quanto all’intelligenza “lucida”, la mia opinione è che si tratti di ambienti dell’intelligence nazionale, all’orecchio del potere politico attuale, orientati a impedire cessioni agli spagnoli di TI, e per wquesto orientati a riunire tronconi d’inchieste diverse – ripeto non dico che non vi siano reati, ma che si accomunino responsbailità TOTALMENTE DIVERSE – alla ricerca dalla massima enfasi. altro che esternazione confusa: mi han bruciato due computer e rubato il cellulare in queste settimane, o siete voi che non capite in che paese viviamo con gli apparati dello Stato nella security di ogni telefonica e quanto “pesi” per il manager di TI attuale aver contrattato ai tempi di Mani Pulite il proprio salvacondotto sub condicione, oppure mi scuso perché non sono stato più chiaro come qui solo per tentare di attirarmi meno guiai, e allora avete ragione perché tanto vale dirla tutta. e’ una tesi tagliente e poco comprovata? sì, ve l’avevo detto all’inizio. seguo le vicende di TI dalla privatizzazione, so solo con certezza che questi tipi di intrecci, purtroppo, ci sono sempre stati proprio per la “prossimità” impropria tra apparati dello stato e reti telefoniche

  12. carlo

    abbia pazienza Giannino. lei non ha la minima idea di come funziona una frode carosello.chi si avvantaggia sono le società telefoniche da cui il giro parte. anche finanziariamente .separare le responsabilità da quelle delle cartiere è un assurdo contabile e giuridico.la cartiera che non versa l’ iva è strumento di quella che se la porta a credito. e inoltre sono stati sottratti probabilmente anche degli imponibili agli altri azionisti.non è sanabile con un ammenda. .si chiama frode fiscale mediante utilizzo di false fatturazioni per operazioni inesistenti. ha capito? le operazioni erano inesistenti. se lei fosse amministratore di una società pagherebbe un fornitore per prestazioni che non le ha fatto?per queste cose c’ è la galera. e dire come ha fatto Scaglia che lui non ne era al corrente è puerile. diciamo che su una cosa probabilmente fastweb è stata trasparente: aver scelto come testimonial Valentino Rossi

  13. Luca CH

    caro dott. Giannino, sollevare degli argomenti al di fuori della media provoca sempre reazioni “a pallettoni”.
    in presa diretta ho avuto modo di “annusare” qualcosa di poco chiaro in questa operazione giudiziaria. so che dicendo cosi si passa per i soliti dietrologi, ma ad esempio nella ragnatela societaria pubblicata settimana scorsa dal Sole24Ore vi sono riportati societa’ e passaggi finanziari di cui si sarebbe potuto venire a compiuta conoscenza solo dietro rogatorie internazionali: rogatorie che non sono mai avvenute ….

  14. AndreaPN

    Caro dott. Giannino,
    proviamo a far la tara a manie di protagonismo dei PM, a non meglio precisati “salvacondotti sub condicione” del manager TI (ignoranza mia) ed ai travasi di bile di diverso segno.
    Le frodi carosello sono un meccanismo diffuso, favorito da storture o asimmetrie nella legislazione IVA comunitaria. Nondimeno sono penalmente rilevanti: sul punto concordo con Carlo #12. Qualcuno ricorda il caso Mitos Arké?
    Il D.Lgs. 231/2001 è norma di derivazione comunitaria, introdotta in Italia sulla spinta di altri ordinamenti, che stabilisce la responsabilità amministrativa della società per i reati penali commessi dai propri esponenti apicali, dai quali reati la società abbia tratto vantaggio.
    Si può certo discutere sulla “proporzionalità” della misura cautelare richiesta: certamente un commissario che sic et simpliciter azzeri l’intero organo amministrativo e/o il management di primo livello appare misura abnorme. Tuttavia non possiamo nasconderci che vi possono essere infinite graduazioni nell’eventuale provvedimento cautelare.
    Quello che sinceramente trovo stonato in un sito che si professa liberale (e che leggo volentieri, pur sovente non concordando con le tesi espresse) è il reiterarsi dello schema mentale “too big to fail”, troppo grande per fallire, troppo grande (perché quotata in borsa) per poter essere sottoposta ad indagini. Il rischio è quello di considerarsi legibus soluti. Forse il rispetto del principio di legalità merita un’osservanza un po’ più convinta, anche perché – di grazia – le etichette, quanto più sono luccicanti, tanto più meritano di essere grattate via per verificarne la sostanza.
    Infine, rientro anch’io nella schiera dei fessi (personalmente preferirei definirmi uno dei “mediani” di una – a suo modo – pregevole canzonetta di dieci anni fa) che non capiscono le interrelazioni che corrono sul filo (o sul wireless) del potere telefonico, politico e dei servizi(etti).
    Grazie comunque per il continuo esercizio di spirito critico che offre ai lettori.

  15. Marco

    Premessa: di economia so poco o nulla quindi forse la sparo grossa. Scrivo una cosa che ho sempre pensato:
    *ogni* transazione di denaro (contante o elettronico) dovrebbe essere accompagnata da una registrazione *elettronica* ai fini fiscali.

    Se la transazione è fatta con denaro elettronico basterebbe che ci fosse l’obbligo di accompagnare la transazione con una “giustificativa fiscale” elettronica da girare automaticamente al fisco: (quindi al fisco sarebbero noti: importo, motivazione, esecutore, destinatario della transazione). La cosa è fattibile con delle semplici modifiche ai software di banche e affini.

    Si potrebbero obbligare tutti i detentori di partita iva a transare tra loro *solo ed esclusivamente* in modo elettronico come illustr ato sopra.
    Il pagamento degli stipendi e in generale tutte le uscite di detentori di partite iva dovrebbero avvenire *solo* con denaro elettronico come illustrato sopra.

    Si potrebbero incentivare i normali cittadini (non detentori di partita iva e quindi esenti dall’obbligo di cui sopra) all’uso del denaro elettronico.
    I detentori di partita iva potrebbero accettare denaro contante da non detentori di partita iva ma avrebbero l’obbligo di registrare elettronicamente la transazione (tipo registratori di cassa collegati elettronicamente al fisco), se possibile indicando il codice fiscale del cliente (ottenuto da carta d’identità elettronica o carta elettronica regionale dei servizi) e comunque rilasciando sempre un documento fiscale della transazione.

    E fino a qui mi sembra non ci sia nulla che non sia possibile attuare in modo semplice e senza peraltro complicare (troppo) la vita a nessuno, anzi semplificandola.

    I cittadini che vorranno continuare ad usare contanti potranno farlo ma all’atto del prelievo mettiamo di 100 euro in contanti, altri suoi 50 euro (pari al 50% della quota prelevata) verranno “parcheggiati” su un conto del fisco, quindi sul conto corrente del cittadino si vedrebbe un’uscita di 150 euro (50 euro dei quali escono “temporaneamente”). Quando il cittadino spenderà mettiamo 60 euro in contanti, dei 100 prelevati, fornirà il suo codice fiscale (via carta d’identità elettronica) per la transazione che verrà registrata elettronicamente e a fronte della quale una quota di 30 euro (il 50% di quanto speso) dei 50 “parcheggiati” ritornerà sul suo conto corrente.
    Supponiamo che spenda gli altri 40 euro in contanti senza fornire il suo codice fiscale: si registrerà elettronicamente la transazione ai fini fiscali e al pagante verrà rilasciato un documento fiscale della transazione (scontrino) mediante il quale potrà richiedere la restituzione dei “corrispondenti” 20 euro “parcheggiati”.

    Supponiamo invece che i 100 euro prelevati li spenda per attività illecite (quindi per le quali non esisterà nessuna registrazione elettronica della transazione ai fini fiscali): non potendo giustificare dove sono finiti non potrà riavere i 50 euro parcheggiati che rimarranno quindi a disposizione del fisco (si otterrebbe in questo modo un’implicita tassazione delle attività illecite).
    Naturalmente alla percentuale del 50% di trattenuta all’atto del prelievo ci si potrebbe arrivare per gradi (tipo 5% al primo anno, 10% al secondo, …).

    Farnetico?

  16. oscar giannino

    @carlo: davvero crede che non ne sappia? non finisco di scoprire novità…. se vuole la inondo di accordo in contenzioso su IVA sull’estero, e le do indicazioni dei quattro maggiori studi in Italia che se ne occupano, tra carni elettronica e componentistica…. meno male che lo sa lei meglio di tutti, che cosa sapeva o non sapeva scaglia di un volume di traffico tale da generare la bellezza di 29 mio di euro di credito IVA in tre anni (prioma che qualcuno equivochi, significa: poca roba)……. io non lo so, perché non sono a conoscenza dei documenti interni, magari ha ragione lei, vedremo

  17. carlo

    Caro Giannino, la tesi del coinvolgimento dei servizi e del managament attuale di Ti, esperto di security per ammissione del presidente emerito Cossiga, mi convince, anche perchè basta leggere il libro dell’ex capo del Tiger Team, Fabio Ghioni, Hacker Republic e lì si capisce l’importanza della rete di Ti ai fini di quei politici ai quali facevi riferimento. per ogni particolare rimando al blog fabioghioni.net

  18. Frank

    Caro Giannino,

    una domanda ingenua e uno scenario da fanta(forse)finanza:

    – Quanto ha perso il titolo FW a segiuto di questa storiaccia?
    – Vuoi vedere che l’azionista di riferimento si chiama fuori, e per togliersi di’impiccio delista FW e poi la cede….e magari chi la compra, tempo qualche mese, scorpora la rete in fibra e la rivende…

  19. Alessandro F.

    Leggo con interesse i vostri commenti.

    Non sono in possesso delle competenze economico-finanziarie e di quelle tecniche relative al mondo delle telecomunicazioni che mi permettano di esprimere opinioni riguardo alla vicenda in merito.

    Come assoluto profano della materia posso soltanto fare una osservazione da uomo della strada riguardo ad un dettaglio che mi ha stupito : la celerità e l’assoluta rassegnazione con la quale Di Girolamo e Scaglia si sono consegnati ai giudici.

    Il primo avrebbe forse potuto godere dell’immunità parlamentare o comunque approfittare della sua carica istituzionale per sfuggire alla carcerazione.
    Il secondo si trovava addirittura in Sudamerica ed è rientrato precipitosamente per farsi rinchiudere in cella.

    Spesso, in Italia, siamo abitutati a reazioni recalcitranti da parte di uomini politici o imprenditori che finiscono inquisiti.

    Scaglia e Di Girolamo sono assolutamente innocenti, confidano sul fatto di chiairire la loro posizione e di tornare a casa in breve tempo ?

    Approfitto di questo spazio per esprimere la mia solidarietà al sig . Giannino riguardo alla sua insofferenza verso l’assurda disposizione sulla par-condicio che ultimamente ha imbavagliato l’informazione (stamattina ascoltavo la sua trasmissione su Radio24).

    Alessandro F.

  20. carlo

    egregio dott. Giannino . cosa sapesse Scaglia lo accerteranno i magistrati questo è pacifico.così come dovrà essere provata l ‘ipotesi accusatoria della frode carosello. la prego non mi inondi . ribadisco ,che nell’ ipotesi accusatoria, lo scenario da lei ipotizzato non è plausibuile.la responsabilità di chi si presta a effettuare fatture per operazioni inesistenti è inscindibile da chi se ne avvale ,ossia ,secondo la procura, la società telefonica. non si tratta di questioni di interpreatzione della legge.si tratta di appurare se qualcuno si è avvalso di un giro di carte sotto il quale non esisteva nessuna attività economica reale. nessun primario studio legale le dirà che un attività fittizia diventa reale.quindi a mio giudizio se l’ ipotesi accusatoria è clamorosamente infondata, perchè il traffico telefonico era reale, tutto cade. altrimenti la corresposabilità fa parte dello schema.il mio ragionamento si muove nella logica di quanto è emerso dalle ipotesi dell’ accusa che ,si suppone ,trattandosi del massimo organo investigativo nella repressione della criminalità organizzata abbia raacolto prove circostanizali.non stiamo parlando di un funzionario dell’ ufficio iva che ha letto la circolare dell ‘agenzia delle entrate.le ipotesi da lei ventilata di oscuri giochi di potere di cui la magistratura inquirente sarebbe più o meno parte mi sembra molto meno verosimile.e poichè in assenza di giudizio definitivo stiamo discutendo del verosimile, non se la prenda a male.

  21. Diego d'Andria

    @carlo: gentile Carlo, ammettiamo per ipotesi che ci troviamo davvero di fronte ad una frode carosello, e che vi siano responsabilità penali oltre che amministrative a carico degli allora amministratori di Fastweb e TI. Siamo quindi nell’ambito della L. 74/2000, e stop.

    Dalla lettura dei giornali (es. Repubblica, qui: http://tinyurl.com/ygaxrlz) appare che nell’ordinanza del GIP si parli di un’unico, enorme, spropositato sodalizio criminale a vantaggio del quale la predetta attività di frode fiscale avrebbe fatto da “cassa”.
    Si fondono assieme quindi, con evidente eco mediatica, ulteriori ipotesi di reato per (leggo sempre dai giornali, questa volta è il Sole24Ore): riciclaggio, associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, intestazione fittizia di beni, minaccia per impedire l’esercizio del diritto di voto e scambio elettorale, gli ultimi tre reati aggravati dal metodo mafioso. Sarebbero conivolti anche un clan della ‘ndrangheta, e funzionari pubblici di vario livello.

    È questo, io credo, l’elemento drammaticamente grave: che siano assommate più cose che non c’entrano l’una con l’altra. Per esperienza, temo che come spesso è avvenuto in Italia l’iter giudiziario sgonfierà il costrutto, arrivando pure magari a condanne per frode fiscale (possibilissimo), contemporaneamente allentando la presa sulle altre ipotesi accusatorie.

    Il risultato di tutto questo? Un danno enorme oggi, per le compagnie telefoniche in oggetto, per le persone coinvolte e le loro famiglie, e per il paese che si trova ancora una volta al centro di scandali riguardanti primarie società quotate. Non si tratta di affermare il principio del “too big to fail”, ma piuttosto un principio più generale di cautela e di misura, imprescindibile nelle fasi preliminari quando ancora nessun giudizio è stato emesso.
    E le responsabilità qualora buona parte dell’impianto accusatorio si rivelasse solo fumo? Evanescenti e fuggevoli, “come lacrime nella pioggia”.

  22. mario fuoricasa

    Lo ammetto, ho dovuto dormirci sopra, di primo acchito non avevo realizzato che profondità e che risoluzione di colori fosse necessaria per visualizzare immediatamente quanto lei ha sedimentato in anni di osservazione.

    Mi sono focalizzato sulle reti:bene economico di utilità generale, asset strategico.

    Ho incluso gli operatori economici del settore che producono il servizio di telecomunicazione attraverso gli assets.

    Ho tentato di fare un elenco di altri stakeholders.

    Mi sono dovuto fermare ad un certo punto a causa della numerosità e dei loop di interessi distinti che sembravano coincidenti per scelte ed azioni.

    Mi sono incartato anche nel momento in cui interessi palesi venivano esercitati con azioni meno palesi per convenienza o convergenza di altri interessi incidenti.

    Spero di aver compreso entro quale dominio di cognizione intende DISTINGUERE.

    In questo dominio l’Iva è solo un problema tra altri.

    mario fuoricasa

  23. Pier

    Giannino ed altri,
    mi pare che nessuno si soffermi sull’enormità da me segnalata nel commento sopra al n° 9 dei quattro anni, DICONSI 48 MESI, trascorsi dalle verifiche in Fastweb e Telecom della G.d.F. , senza alcun provvedimento.
    Una triangolazione o quadrangolazione, come in questo caso, un qualsiasi ragioniere non rincoglionito, anche o sopratutto se non laureato, ma con un minimo di esperienza, viste le grandi cifre in gioco la rilevava in due settimane.

    Tutto il resto sono certamente giochi e giochini dei piani alti ed è anche molto probabile caro Giannino che essi, se e come possono , cerchino di trane ora i massimi vantaggi.
    Di certo nessuno languirà in carcere, nessuno restituirà nulla , Swisscom e pantalone nostro per Telecom , pagheranno le multe.

    Mi meraviglio invece che qualcuno si meravigli che ci siano coinvolti personaggi ambigui e criminalità, con queste grandi aziende.

    Per queste operazioni sono sempre stati usati, vedi casi Sindona, Pecorelli, Calvi, Pazienza ecc.

    Ho operato per qualche anno con una società che sfiorava tutte queste realtà, di security, intercettazioni, procure, corpi ecc. e che ho preferito lasciare.Viste e sentite di tutti i colori.

    Solo alcune “società di fiduca” entravano, intestate a mogli, figli , parenti ed amici di ufficiali, magistrati, marescialli, giudici, parenti ed amici di alti gradi delle società telefoniche, politici , ed amici degli amici , ecc. ecc. .
    Apparecchiature monocanale di intercettazione fatturate dal 2001 al 2006 (anni d’oro )alle Procure a prezzi, al giorno , anche 5 o 10 volte, il normale importo commerciale, al quale erano pure reperibili, ma poi per migliaia di pezzi (1 apparecchiatura monocanale per ciascun numero intercettato per settimane, mesi e mesi ).Le famose “trascrizioni” come del resto i CD o DVD delle intercettazioni che mai dovrebbero lasciare le Procure, fatte invece all’esterno, son si sapeva neppure dove, da personale raccogliticcio che poi si faceva le copie per usi vari…. e fatturate sempre a peso d’oro alle Procure.
    Pacchi di migliaia di schedine telefoniche prepagate di tutte le società telefoniche grandi e piccole, cedute senza fattura, senza IVA , senza identificazione, a metà prezzo, originali ma provenienti da dove ….. mistero.
    Ma è meglio che qui mi fermi . Buon giorno !
    Pier

  24. oscar giannino

    @pier: purtroppo confermo ciò che l’esperienza mi ha fatto toccare con mano nelle telefoniche, è esattamente come lei dice…. e questo mi ha aperto gli occhi su quanto gli apparati dello stato siano “interni” o qanto meno “prossimi” a gangli vitali delle medesime società chiudendo un occhio sulle prassi disinvolte – chiamiamole così – seguite per anni dai vari ex loro appartenenti, in cambio dell’accesso tramite loro a dati al di fuori delle prescritte procedure. è proprio questo universo parallelo – ultimo: il caso cirafici in wind, di cui si parla pochissimo sui media – a dare verosimiglianza alla mia ipotesi, su ciò che abbia indotto a riunire cose e responsabilità diverse in un unico autodafé

  25. Christian

    Caro Oscar,

    ciò che scrive lei è molto sensato.

    Sembra infatti che il gruppo Telecom Italia sia trattato meglio rispetto al suo concorrente Fastweb, nonostante che l’IVA a credito di Sparkle fosse di 300 mln di euro, mentre quella di Fastweb fosse di sole 37 mln.

    Però va considerato anche che alcuni dirigenti di Fastweb risultano essere destinatari di versamenti (probabilmente tangenti) ad Honk Kong mentre ciò – almeno per ora – non risulta per Telecom Italia Sparkle. Sembra inoltre che il cliente Acumen fosse stato presentato a Sparkle proprio da Fastweb….

    E’ possibile che innocente non lo sia nessuno. Però per Sparkle è oggettivamente più facile sostenere la propria buona fede, rispetto a quanto lo sia per Fastweb.

    Ciò che non si capisce invece è il trattamento di Silvio Scaglia. Arrestato senza addirittura la possibilità di parlare con il proprio avvocato. Sembra inoltre che non ci siano elementi precisi contro lui: nessun bonifico, nessuna presa di posizione personale a favore di Accumen-I_Globe. Unico argomento è che lui non poteva non sapere perchè dominus dell’impresa. Inoltre: Scaglia non fa più parte dell’azienda.

    Non lo so, ma quest’ultima cosa non torna….

  26. Indipendentemente dalle mie poche conoscenze del contesto legate al caso FW e TI, posso solo pensare che cercheranno di fare di tutto per non lasciare TI (o almeno la rete) in mano ad operatori esteri.
    Ci sono stati dei politici che dopo il periodo Tavaroli (/Tronchetti Provera) hanno avuto la faccia tosta (e l’interesse?) di dire che per motivi di sicurezza la rete di TI non poteva essere controllata da operatori non Italiani.
    Appena entrata la nuova dirigenza Provera sono SUBITO passati all’assalto delle tre strutture di sicurezza presenti nel gruppo (TI-TIM-TIN.IT).
    Caro Giannino anche altri sono stati epurati da Telecom Italia Media, odio quando la magistratura usa condannare il vertice con il “non poteva non sapere”, ma in quel caso forse era proprio così.

  27. Pier

    Pastore Sardo,
    da un lato è vero che peggio di così non poteva andare, ma anche considerare la rete telefonica come vitale per un paese non è certo un delitto, vedi Germania, Francia, UK !
    Il problema purtroppo è sempre negli uomini e nei loro comportamenti.

    Circa il “non poteva non sapere” , non so cosa ne pensi Giannino !

    Per me, anche se non interessa a nessuno, se valido per SB deve essere valido per Scaglia, Tronchetti e prima Colaninno , Tanzi,
    Geronzi e tutti i vari “leader” ( come si leggeva in milanese……… ho una leggera amnesia) .

    Invece chissà perchè Sua Maesta Gianni Agnelli, “poteva non sapere” , anzi decisero che “non sapeva proprio nulla ” e pagarono solo, si fa poi per dire, Romiti, Mattioli e qualche altro !
    Pier

  28. Felix

    Concordo pienamente con la Sua ricostruzione dell’intera situazione.
    Peraltro, il punto focale della stessa è confermato, anche, da Paolo Panerai nel suo recente libro “Lampi nel buio I retroscena della finanza e dell’economia italiana dal dopoguerra a oggi” (ed. Mondadori, febb. 2010) laddove (pag. 71) Marco Tronchetti Provera, a seguito di un incontro con Gianni De Gennaro (capo dei servizi segreti) dovette prendere “obtorto collo” atto che: “…i sistemi di polizia e di sicurezza continuavano e continuerranno a considerare Telecom uno strumento ausiliare del loro lavoro. Del resto, France Telecom e Deutsche Telekom sono ancora controllate dallo stato.”

  29. Sean

    Cito Giannino, che scrive: “poi bisognerebbe ridurre drasticamente i flussi di denaro contante e magari tassarli con forti aliquote per il prelievo e il deposito, i pagamenti elettronici ormai consentono ciò……togliendo il polmone finanziario alle attività illegali.”.

    Domanda: ma non era esttamente quello che aveva iniziato a fare Visco e cui il Governo Berlusconi ha fatto immeditatamente marcia indietro non appena ha preso il potere?

  30. Federico Fanelli

    Tutto il panegirico per dire che forse Tronchetti & company sono meno colpevoli degli altri…. ma al cittadino cosa ne può fregare di meno? Tanto ormai s’è capito che quando gli interessi sono astronomici le verità si moltiplicano e i colpevoli di latrocinio alla collettività vengono presi ( non dico incarcerati ) solo se occorre un capro espiatorio al vero potere. Dimenticavo questo è un blog per intellettuali, ma quando cominciamo a spaccare tutto?

  31. Raffaele

    Salve a tutti,
    sembra che abbiate un poco tutti ragione…chi più chi meno, ma avete tutti centrato il bersaglio: l’Italia ( e la TI ) è da ri-rifare.
    Stiamo soltanto facendo arricchire i “soliti” noti e far sparire ( a parte i guadagni illeciti ) gli investimenti esteri.
    Io ho scoperto un bell’inghippo in una delle Regioni della nostra Italia dove elargiscono denari velocemente, ma solo alle solite due aziende ( quest’ultime non hanno nemmeno il dovere di rapportare gli esiti che sono scaturiti da quei finanziamenti ! ).
    Non ci crederete, ma ho trovato NESSUNO disposto a seguirmi, eppure è tutto oggettivamente vero. Certo, hanno paura. Non è semplice scoprire ” le scatole cinesi”, chissà quante altre “scatole” si dovranno, poi, scoprire….e questo a tanta gente ( politici, media, imprenditori, etc ) NON farebbe proprio piacere, anzi……
    L’inghippo va avanti da molti anni, Io ho iniziato da poco piu’ di un anno ad interessarmi al caso,…adesso, anche se da solo, andrò in procura.
    Certo, se tutti si dessero da fare “concretamente” ed agire di conseguenza ( Procura ), ebbene credo proprio che “allungare le mani” non sarebbe poi tanto ambito e facile come lo è adesso.

    Ciao a tutti
    Raf

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