Anglosassoni e Levantini / II

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Accade che dei paesi con gli stessi problemi – con ciò intendendo con la stessa dinamica fuori controllo del debito pubblico – siano giudicati in maniera diversa, a seconda della storia e della struttura politica. Quelli con un passato virtuoso sono – almeno temporaneamente – meno penalizzati. Stiamo parlando della Gran Bretagna e della Grecia.

Entrambi i paesi hanno una dinamica del debito fuori controllo ed hanno bisogno di una politica di austerità molto marcata. La crisi ha colpito la Grecia, ma comincia a colpire la Gran Bretagna, come si vede dalle vicende della sterlina, che si sta deprezzando.
 
La differenza fra i due paesi sta nel sistema politico, quello inglese – se emerge una maggioranza solida – può reagire meglio. Un sistema di “dittatura eletta” può infatti prendere delle decisioni, come nessun altro. Resta da vedere se alle elezioni emergerà una maggioranza nitida. Ecco la sintesi del commento di  Willem Buiter, un brillante economista diventato capo della ricerca di Citigroup.

“The UK authorities should be capable of imposing a timely burden-sharing solution. This is an advantage of the UK’s “elected dictatorship” constitution: with a powerless second chamber, a first-past-the-post electoral system and no tradition of judiciary interference in economic affairs, there are no checks and balances constraining the executive when a single party has a parliamentary majority. Without a hung parliament, it is all but certain that the next government will impose early spending cuts and tax increases of sufficient size to calm the markets. All bets are off, however, should there be a hung parliament. The British political class would have to learn the art of coalition politics. Fiscal tightening could be postponed. The markets would attack both sterling and gilts, threatening the triple A rating. Even this should be survivable, although it could cause Britain to relapse into recession”.

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