9
Feb
2010

Eni-Gazprom. Pace fatta?

Lo ammetto: questo post è un titolo civetta. La pace tra Eni e Gazprom, da settimane impegnati in un serrato confronto sui contratti take or pay, non è ancora fatta. Ma negli ultimi giorni ci sarebbero stati segnali di schiarita: quanto meno, le carte sarebbero tutte sul tavolo e si tratterebbe di limare i dettagli. Chicago-blog è in grado di anticipare, a grandi linee, la probabile forma dell’accordo.
In sostanza, l’orientamento sarebbe quello di un mutuo venirsi incontro su entrambi i fronti – prezzi e volumi – per raggiungere un equilibrio. Non è un passo da poco, visto che inizialmente le posizioni parevano inconciliabili: Eni (e gli altri acquirenti) intenzionati a ottenere sconti sui volumi, Gazprom disponibile solo a parlar di prezzi.
Un aspetto centrale nella strategia di Mosca sta nel fatto che gli europei marciano e colpiscono divisi, ma – agli occhi del Cremlino – consumano uniti. Quindi, la rinegoziazione in corso serve anche ai russi per fare un po’ di ordine. Da qui, il primo pilastro della loro strategia: poiché i
prezzi di vendita ai diversi clienti nazionali sono diversi, Gazprom sarebbe orientata a concedere sconti essi stessi differenziati, in modo tale da riflettere sicuramente le differenze nel potere negoziale dei vari buyer, ma soprattutto innescare un processo di convergenza dei prezzi di vendita agli importatori europei. In questo modo, paradossalmente, Gazprom creerebbe per via monopolistica il “negativo” di un mercato perfettamente concorrenziale: in questo i prezzi sono uguali per tutti, nell’Europa che avremo a essere uguali saranno i costi. Questo eliminerà alcune asimmetrie informative, ma danneggerà soprattutto gli interessi di quei trader che hanno fatto fortuna arbitrando tra i mercati nazionali.
L’altro pilastro della strategia russa sarebbe un escamotage per venire incontro alle richieste dei clienti, senza cedere formalmente sulla natura dei contratti take or pay (che prevedono il pagamento dei contingenti di gas non ritirati, sebbene sia possibile chiederne la consegna entro un orizzonte temporale prestabilito). In sostanza, la clausola verrebbe alleggerita da un lato allungando il periodo di tempo entro cui il gas può essere ritirato (per l’Eni, qualcuno parla di una quindicina d’anni, contro una finestra di 5-10 anni concessa attualmente); dall’altro, Gazprom sarebbe disposta ad accettare pagamenti differiti. Questo avrebbe conseguenze molto rilevanti, perché metterebbe i colossi europei nella condizione di intervenire non solo sui prezzi, ma anche sui volumi disponibili nei rispettivi mercati, una libertà finora del tutto inedita (anche perché, prima della crisi, non c’era alcun eccesso di offerta su cui giocare). In che modo questa flessibilità potrebbe essere sfruttata? Semplice: la corda potrebbe essere tenuta stretta per sostenere i prezzi, ma la disponibilità di gas potrebbe essere utilizzata per spiazzare il gas “libero” in entrata, per esempio, attraverso i nuovi terminali di rigassificazione (in Italia, il 20 per cento della capacità del terminale di Rovigo soggetta a third party access). Ma spiazzare la domanda concorrente ha un costo, che non necessariamente una compagnia come l’Eni, stretta tra i suoi stessi vincoli finanziari e una domanda in caduta libera, con margini occasionalmente negativi, è in grado di sostenere.
Tutto questo nel momento in cui il mercato sembra muoversi, vuoi per le pressioni regolatorie, vuoi per quelle finanziarie. Il tempo ci dirà se la manovra di Gazprom stimolerà indirettamente la concorrenza, o sarà utilizzata per strozzarla. Nel primo caso, pagheremo il conto da contribuenti; nel secondo, da consumatori. Due ottime ragioni per ripensare la natura della proprietà pubblica dell’Eni.

You may also like

Repetita iuvant: vendere quote del tesoro alla Cassa Depositi e Prestiti non significa privatizzare.
Magistrati e docenti contro le sentenze: i NO TAP e i cattivi maestri
Molti dubbi che il DEF non chiarisce. Intanto, prepensionare è un errore
Conflitti d’interesse e pm: sull’energia è caos, altro che i poteri forti di cui parla Renzi

Leave a Reply