30
Gen
2010

Tasse e spesa: no alla tesi di Perotti

Roberto Perotti notoriamente non è un lafferiano come noi, e ciò nulla toglie alla sua erietà di economista e accademico. Proprio per questo, voglio e devo esprimere un ferm e ragionato, oltre che rispettoso naturalmente com’è costume in questa casa, totale dissenso rispetto alla tesi che oggi ha espresso sull’editoriale di apertura del Sole 24 ore. Perotti ha ragione pienamente, secondo me, su tre punti centrali. Ma singolarmente torto sulla conclusione che ne trae.

Ha ragione quando sostiene che molti tra coloro che intervengono in materia di “meno tasse” siano spesso improvvisatori maldestri, e spesso vittime di clamorose autocontraddizioni, tanto a proposito di sostegno ai consumi quando magari si intende alzare l’IVA, quanto magari se si intendono alzare le aliquote sulle cosiddette “rendite finanziarie” senza mettere in conto che cosa avvenga sulle emissioni dei titoli pubblici.

Ha ragionissima quando poi aggiunge che Reagan e Thatcher abbatterono le tasse perché puntavano alla riduzione della spesa pubblica, cioè alla diminuzione della pressione fiscale in equilibrio tendenziale di bilancio a medio termine, lasciando a famiglie e imprese più risorse in tasca per aumentare sviluppo e crescita, ed estendere così la base imponibile a più bassa aliquota ma COMUNQUE con un gettito inferiore perchè era la spesa pubblica a ridursi.

Ed ha ragione dunque anche quando sostiene che i tagli alle tasse si deono avanzare appunto proponendo tagli di spesa, tagli veri e non solo indicando la minor spesa da non meglio identificati “tagli agli sprechi”.

Proprio per questo, secondo me ha singolarmente torto nell’aggiungere però che in Italia l’oggettivo realismo pretende che si riconosca come paletto insuperabile che nessuno intenda oggi – nella politica italiana – promuovere la riduzione della spesa pubblica, e di conseguenza poarlare di riduzione delle aliquote sia un esercizio “ozioso” se non tout court “pericoloso”. 

Se lo avessi seduto di fronte a me, direi a Roberto che di questi eccessi di realismo da parte di economisti e addetti ai lavori si è costantemente nutrita nei decenni la funzio incrementale della spesa e dell’intermediazione pubblica nel nostro Paese. Faccio presente che nell’Italia odierna il tasso di interposizione pubblica sull’economia – sommando gettito e spesa pubblica – supera il 100% del Pil. Se non è questa, la condizione nella quale continuare a battersi con forza per meno Stato e meno tasse – entrambi concentrati su poche priorità da ridefinire come essenziali –  non so proprio quale sia. Mi sembra poi non singolare, ma singolarissimo, che questa diventi la posizione esplicita del quotidiano di Confindustria, poichè gli industriali non fanno che ripetere incessantemente che è proprio di meno Stato invadente e inefficiente, ciò di cui hanno bisogno loro e il Paese intero. Rendere omaggio alla prudenza assoluta di Tremonti nell’evitare deficit aggoiuntivo è un conto, va sempre ripetuto visto che la politica vorrebbe incessantemente più spesa ancora.  Ma rassegnarsi all’impossibilità – anzi: alla “pericolosità” – di battersi pe rmeno Stato è secondo noi un errore al quale non bisogna rassegnarsi. meno che mai oggi, in un mondo che vedrà i Paesi avanzati di qui a pochi anni raggiungere l’Italia come percentuale di debito pubblico sul Pil, se voci come le nostre non avranno non meno, ma più ascolto.

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9 Responses

  1. Sono più ottimista. Non ho letto rassegnazione nelle parole di Perotti ma qualcosa di inespresso. Qualcosa di possibile, appunto, quando ci saranno le condizioni politiche

  2. Non so Giannino, sono combattuto fra il realismo perrottiano e il suo idealismo. Personalmente sono un idealista, ma l’economia é la scienza dei trade-off, e rende di per se realisti. Immagino che Perrotti voglia tagliare la spesa improduttiva per liberare risorse per riduzioni fiscali e riforme dello stato sociale (vedi ammortizzatori sociali, pensioni, etc.). Forse bisognerebbe iniziare da lì, rendere la spesa “utile” a chi ne ha bisogno e tagliare costi inutili per le imprese (meno burocrazia). Ma per farlo non basta Berlusconi, ci vuole un capo idealista almeno come me (o come Lei) 🙂

  3. Questo è il testo dell’emendamento presentato dal Senatore Baldassarri ed altri in funzione della riduzione della spesa , nel dibattito in senato il senatore si è anche soffermato sull’analisi di come la spesa sanitaria sia cresciuta immotivatamente negli ultimi anni , indicando così un corposo capitolo da indagare in funzione di future razionalizzazioni .
    Questo per evidenziare che in Parlamento c’è chi indica dove e come tagliare e dove e come investire , sosteniamoli .

    Ddl 1790

    Dopo l’articolo 3 sono aggiunti i seguenti:

    3-bis
    (Spese per consumi intermedi della pubblica amministrazione)

    1.A decorrere dall’anno 2010 la spesa per consumi intermedi sostenuta dalle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è rideterminata, attraverso una riduzione lineare degli stanziamenti in modo che essa sia pari alla spesa sostenuta nel 2002, incrementata dal tasso di inflazione (indice dei prezzi al consumo Istat). Tale rideterminazione comporta una riduzione rispetto alla spesa complessiva programmatica esposta nel Documento di programmazione economico finanziaria per gli anni 2010-2013, quantificata complessivamente in 20 miliardi di euro a decorrere dal 2010 ripartita in 5 miliardi di euro per le spese delle amministrazioni centrali e dei ministeri e in 15 miliardi di euro per le amministrazioni decentrate e degli enti locali A tale fine le amministrazioni adottano con immediatezza, e comunque entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le necessarie misure di adeguamento ai nuovi limiti di spesa.
    2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano in via diretta alle regioni, alle province autonome, agli enti, di rispettiva competenza, del Servizio sanitario nazionale ed agli enti locali e agli enti previdenziali privatizzati.
    3. Ai fini del contenimento della spesa pubblica e dell’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 le regioni, entro il 31 dicembre 2009, adottano disposizioni, normative o amministrative, finalizzate ad assicurare il rispetto della disposizione citata. La disposizione di cui al presente articolo costituisce principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, ai fini del rispetto dei parametri stabiliti dal patto di stabilità e crescita dell’Unione europea. I risparmi di spesa derivanti dall’attuazione del presente comma sono aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal patto di stabilità interno.

    3-ter
    (contributi in conto capitale alle imprese e fiscalità zero sui nuovi investimenti e disposizioni sulla base imponibile irap)
    1. A decorrere dall’anno 2010 gli stanziamenti destinati ai trasferimenti alle imprese, di parte capitale e parte corrente sono soppressi, ad eccezione dei trasferimenti al settore del trasporto pubblico locale e alle Ferrovie dello Stato spa.. al fine di determinare un risparmio di spesa valutato a decorrere dal 2010 in 17 miliardi di euro.
    2. Al fine di assicurare la continuità delle erogazioni già deliberate, con decreti interministeriali di natura non regolamentare da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono dettate le disposizioni transitorie. In caso di inadempienza provvede con proprio decreto il Presidente del Consiglio dei ministri.
    3. Ai fini del concorso delle autonomie territoriali al rispetto degli obblighi comunitari per la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, le disposizioni di cui al presente articolo costituiscono norme di principio e di coordinamento. Conseguentemente gli enti interessati provvedono ad adeguare i propri interventi alle disposizioni di cui al presente articolo.
    5. A decorrere dall’anno di imposta in corso al 1 gennaio 2010, i soggetti che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi ovvero realizzano progetti produttivi secondo le modalità e le tipologie valide per gli incentivi previsti dalla legge 488 del 1992 per i quali è previsto un finanziamento a fondo perduto fruiscono di un credito di imposta, utilizzabile in dieci anni, per un ammontare corrispondente ai contributi che sarebbero stati erogati in conto capitale e fino a concorrenza di tali somme, nel rispetto dei massimali previsti dalla disciplina degli aiuti di stato dell’Unione europea per le aree svantaggiate. La fruizione del credito di imposta è automatica e avviene a compensazione dei debiti di imposta ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, per l’anno di imposta in corso al 31 dicembre 2010 e per i successivi. All’onere derivante dal presente comma si provvede, nel limite di 2 miliardi, parzialmente utilizzando i risparmi di spesa derivanti dal comma 1.
    6. A decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2010, dalla base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive di cui al decreto legislativo 12 dicembre 1997, n. 446, determinata ai sensi degli articoli 4, 5, 5-bis, 6 e 7 del citato decreto legislativo, si considerano deducibili le spese per il personale dipendente e assimilato. All’onere derivante dal presente comma si provvede, fino al limite di 12 miliardi di euro a valere sui risparmi di spesa derivanti dai commi 1 e 2 .

    3-quater
    (Dotazione finanziaria per la realizzazione delle le infrastrutture)
    1. Per la realizzazione delle opere di adeguamento stradale di competenza delle regioni di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 è stanziata l’ulteriore somma di 1 miliardo di euro annui per ciascuno degli anni 2010-2012. Per la realizzazione delle opere infrastrutturali della rete dell’alta velocità per le tratte Milano-Genova, Milano-Verona e nodo ferroviario di Verona, di cui alla legge 29 dicembre 2005, n. 266, articolo 1, comma 84, e legge 27 dicembre 2006, n. 296, è stanziata l’ulteriore somma di 1.200 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2010-2012. Per la realizzazione di interventi urgenti da parte dell’Anas, di cui al decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, è stanziata l’ulteriore somma di 1.200 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2010-2012. Per la realizzazione degli interventi di cui alla legge 23 dicembre 1998, n. 448, articolo 71, piano straordinario per l’edilizia sanitaria pubblica, è stanziata l’ulteriore somma di 1.600 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2010-2012. Al maggiore onere pari 5 miliardi di euro all’anno si provvede per il triennio 2010-2012 a valere sui risparmi di spesa derivanti dall’articolo 3-bis.

    3-quinqies
    (deduzione per carichi di famiglia)

    1. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sostituire l’articolo 12 con il seguente:
    «Articolo 12. – Deduzioni per oneri di famiglia.
    1. Dal reddito complessivo si deduce per ciascuna delle persone indicate nell’articolo 433, comma primo n. 2) del codice civile, per oneri di famiglia, l’importo di 5.000 euro.
    2. La deduzione di cui al comma 1 spetta a condizione che le persone alle quali si riferisce possiedano un reddito complessivo, computando anche le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica, non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.
    3. Le deduzioni di cui al comma 1 sono rapportate a mese e competono dal mese in cui si sono verificate a quello in cui sono cessate le condizioni richieste.
    4. In caso di redditi di lavoro dipendente e assimilati, qualora la deduzione di cui al comma 1 sia di ammontare superiore al reddito complessivo, l’assegno per il nucleo familiare di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 13 maggio 1988, n. 153, è incrementato di un importo pari al risparmio d’imposta non goduto.”
    2. Al maggiore onere derivante dal presente comma si provvede, a decorrere dal 2010 fino al limite di 15 miliardi di euro a valere sui risparmi di spesa derivanti dalle disposizioni recate dall’articolo 3 bis.

    3-sexies
    (Disposizioni in materia di deduzione del canone di locazione e imposta sostitutiva sui redditi da locazione dei fabbricati ad uso residenziale )
    1. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) l’articolo 16 è sostituito dal seguente:
    16 (Deduzione per canone di locazione)
    1. Ai soggetti titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale, stipulati o rinnovati ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, spetta una deduzione dal reddito complessivo pari all’ammontare della somma versata a titolo di locazione fino al limite di 5.000 euro all’anno.
    2. La deduzione di cui al comma 1 è rapportata al periodo dell’anno durante il quale l’unità immobiliare locata è adibita ad abitazione principale. Per abitazione principale si intende quella nella quale il soggetto titolare del contratto di locazione o i suoi familiari dimorano abitualmente. “.

    b) dopo l’articolo 16 è inserito il seguente:
    “16-bis (imposta sostitutiva sui redditi da locazione degli immobili ad uso residenziale)
    1. I redditi da fabbricati e immobili ad uso residenziali costituiti da canoni di locazione percepiti da persone fisiche per contratti di locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, sono soggetti ad imposizione sostitutiva dell’imposta sui redditi con aliquota del 20 per cento.”

    3-septies.
    (investimenti in ricerca e sviluppo)
    1. Per la realizzazione di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica posti in essere dalle università congiuntamente con le imprese è stanziata l’ulteriore somma di 1 miliardo di euro per il fondo per il funzionamento delle università di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 537 del 1993. Al maggiore onere derivante dal presente articolo si provvede, a decorrere dal 2010, fino al limite di 1 miliardi di euro a valere sui risparmi di spesa derivanti dalle disposizioni recate dall’articolo 3-ter, commi 1 e 2.

    3.octies
    (Risorse per il comparto della sicurezza e ordine pubblico)
    1. E’ istituito il Fondo per interventi nel comparto sicurezza e ordine pubblico le cui risorse sono destinate al potenziamento del funzionamento (spese per il personale e beni strumentali) delle amministrazioni competenti . La dotazione annuale di tale Fondo è di 2 miliardi di euro.
    2. Al maggiore onere derivante dal presente articolo si provvede, a decorrere dal 2010, nel limite di 2 miliardi di euro a valere sui risparmi di spesa derivanti dalle disposizioni recate dall’articolo 3-bis.

    BALDASSARRI – AUGELLO – BALDINI – SARO – VALDITARA – MENARDI – CONTI – MUSSO – ALLEGRINI – CURSI – DE ANGELIS – TOFANI – DIGILIO – PARAVIA – GERMONTANI – NESPOLI

  4. marcinkus

    Aggiungo una considerazione “laterale”: il discorso non tiene conto di un diverso ambiente competitivo a livello globale. Non esiste solo la competitività intra-occidentale, ma si sono affacciati al gioco altri grossi players come il Brasile (lo uso come esempio perchè sono effettivamente in Brasile).
    Nella gestione della politica fiscale bisognerà tenere conto di questi fattori “nuovi”, anche relativamente al debito pubblico. I rendimenti non riflettono il reale fattore di rischio, se poi li confrontiamo agli yield degli emergenti, e alla solidità delle loro economie, diventa facile capire come il gioco potrebbe rompersi abbastanza in fretta.
    Rifinanziare il debito, per un paese come l’Italia, potrebbe diventare assai difficile, a meno che si intenda rifilarlo sempre e comunque ai risparmiatori italiani vietando loro l’accesso ai mercati globali (come di fatto avviene da sempre, basti considerare la normativa sugli hedge fund). In ogni caso i rendimenti dei sov. bonds europei dei Pigs devono salire per forza o verranno strozzati dalla concorrenza degli emergenti e dei corporate.
    Questo genera un problema enorme di rollaggio del debito per l’Italia, l’unica uscita possibile, nel medio termine, sarà di fatto la riduzione di tale debito via asciugamento delle spese correnti. Prima, tuttavia, si farà tutt’altro in quanto la politica italiana non è ancora pronta a vendere l’idea del licenziamento di 1 milione di statali e para-statali e l’innalzamento dell’età pensionistica verso i 70 anni. Prima, appunto, vedremo un ulteriore inasprimento fiscale per via indiretta, e la compressione dei salari.
    Qui in Brasile, paese di cui in Italia si sa poco o nulla a parte i clichés, la considerazione dell’area EUR è marginale: i target sono US e Asia-Pacifico. L’Europa viene vista come una potenziale polveriera di defaults di debito sovrano, o, in ogni caso, come un’area economica del tutto non interessante e destinata all’irrilevanza. Faccio notare che il sistema finanziario brasiliano è molto avanzato, al livello di quelli anglosassoni e anni-luce avanti a quello italiano, sia come regolazione che come technicalities e professionalità degli operatori (consiglio un giro nel sito della banca centrale brasiliana per farvi una idea, c’è anche in inglese ed è aggiornato quotidianamente nonché ricchissimo di statistiche).

  5. @ Marco: scusa ma…io avevo capito che questa maggioranza era impegnata sul testo del federalismo fiscale…quindi questo emendamento Baldassarri mi sembra del tutto inutile. Esiste o meno nel testo sul federalismo voluto dalla Lega il capitolo “spesa storica” e “spesa a costi standard”? Ecco…delle due l’una…sempre per capirci: dove va questa maggioranza? Verso Baldassarri rinnegando il federalismo?

  6. @Loris La maggioranza va verso il federalismo e a vari amici leghisti ho già da tempo fatto notare che spesa standard per toda la sinistra unida è come il richiamo delle sirene , basta rimodulare i coeficienti e la spesa storica viene aggiornata verso l’alto di anno in anno .
    in più l’emendamento Baldassarri è applicabile da subito , il federalismo quando ? .
    In ogni caso non è detto che le due politiche siano antitetiche , si possono integrare , partiamo subito con la riduzione della spesa in attesa dei coeficienti , il problema vero è solo quello della volontà politica…… e se non lo fa Berlusconi che lo promette da 15 anni e in parte lo ha fatto vedi tasse successione , ici (di cui vorrei la cancellazione totale , anche del ricordo ) chi ce lo deve fare, è per questo che dobbiamo sostenere i senatori (la parte politica ) firmatari dell’emendamento : BALDASSARRI – AUGELLO – BALDINI – SARO – VALDITARA – MENARDI – CONTI – MUSSO – ALLEGRINI – CURSI – DE ANGELIS – TOFANI – DIGILIO – PARAVIA – GERMONTANI – NESPOLI
    Grazie
    mi trovi anche su FB
    http://www.facebook.com/?ref=home#/home.php?filter=h

  7. La cancellazione dell’ICI é un argomento controverso. Mi astengo da considerazioni politiche e sul federalismo, ma é difficile non vedere come essa coniughi pregi e difetti. In linea di principio l’ICI é la più giusta tassa che abbiamo (insieme all’IVA), colpisce chi ha la casa rispetto a chi é in affitto (anche se poi gli affitti sono più alti del “normale”), colpisce chi ha casa grande (il “ricco”?) rispetto a chi ce l’ha piccola. E’ per le imprese che essa diviene iniqua in quanto colpisce tutte le imprese che hanno e lavorano grazie agli immobili, indistintamente dal reddito (anche quando sono in perdita). Così gli alberghi per esempio sono continuamente tassati sul loro “investimento”. Infine, l’ICI sugli immobili commerciali é davvero sproporzionata e il solo criterio della dimensione è atemporale in un economia che é dinamica. Forse si potrebbe iniziare a rendere le tasse più giuste per renderle più “digeribili”.

  8. “Mi sembra poi non singolare, ma singolarissimo, che questa diventi la posizione esplicita del quotidiano di Confindustria, poichè gli industriali non fanno che ripetere incessantemente che è proprio di meno Stato invadente e inefficiente, ciò di cui hanno bisogno loro e il Paese intero.”

    Appunto: gli industriali, non Confindustria. Sono due cose molto, molto diverse.

    E se da un lato c’è un’associazione di categoria che in realtà non fa gli interessi della maggior parte degli associati, dall’altra c’è un Governo teoricamente liberista, in pratica infestato di socialisti. Le alternative sono peggiori, però…

    Rispondendo invece ad Alex, come si può considerare l’ICI “la più giusta tassa che abbiamo”, dal momento che colpisce non solo il possesso (anziché il reddito), ma lo colpisce con assoluta puntualità ogni dodici mesi? Già l’IVA mi da il voltastomaco, ma almeno è una-tantum.

  9. Umberto

    Qualcuno sopra ha scritto del fatto che il paese non è pronto, e ci mancherebbe, al licenziamento di un milione di statali.
    Mentre dico “e ci mancherebbe”, perchè credo che il paese non possa fare a meno della domanda generata da queso milione di stipendi, dico anche che il paese è invece assolutamente pronto ad obbligare la Publica Amministrazione ad un deciso recupero di efficienza facendo in modo he questo milione di “inutili” (su questo sono d’accordo) venga quantomeno impiegato, visto che dobbiamo tenerceli, ad aumentare ed a migliorare i servizi erogati.
    Un esempio banalissimo per illustrare il concetto: il pubblico dipendente XY è inutile perchè l’ufficio dove opera può erogare lo stesso servizio senza di lui; bene, ragionando in termini di mercato andrebbe licenziato ma siccome in termini sociali ed anche di contributo al sostegno della domanda come ho detto sopra non è consigliabile, lo si licenzia e contemporaneamente lo si riassume attraverso un ente che si occupa di impiegarlo a fare altro (per esempio a fare attraversare i bambini fuori dalle scuole o a fornire un servizio di valet parking fuori dagli ospedali….): servizi in più che magari non penseremmo mai di attivare a fronte di un costo ma che, a fronte di un costo che sarebbe comunque da sostenere (il mancato licenziamento), forse ci renderebbero almeno la vita più facile/piacevole.

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