Dal giudice via libera alla coltivazione di mais ogm. E Zaia sragiona

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Zaia dixit. La reazione del ministro pro tempore delle Politiche Agricole e Forestali alla sentenza del Consiglio di Stato – che, su ricorso dell’ottimo Silvano Dalla Libera di Futuragra, riconosce il diritto degli agricoltori di seminare varietà di mais ogm iscritte al catalogo comune, in linea con la normativa comunitaria – è di quelle che lasciano esterrefatti.
Secondo Zaia, il giudice amministrativo sconfesserebbe con la sua decisione la “volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane”. Tra questi, continua la nota del ministro leghista, “quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono OGM nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro”.
Non contento, Zaia aggiunge che la coltivazione e la commercializzazione di ogm determinerebbero una nefasta divisione dei consumatori “in abbienti che hanno la possibilità di alimentarsi con cibi biologici e certificati e di classi socialmente disagiate che devono adattarsi al cibo geneticamente modificato”.Il primo dei due argomenti del ministro è un concentrato di populismo, corporativismo e nazionalismo. Anzitutto, ciò che vuole la maggioranza degli italiani, a detta di Zaia, prevarrebbe sulle norme, con buona pace di secoli di fini discussioni sul primato della legge e cose simili. Il principio della dittatura della maggioranza si applicherebbe addirittura per la categoria degli agricoltori, dove i più (ammesso che siano tali, andrebbe verificato quanto il sentimento degli agricoltori sia coincidente con quello delle politicizzatissime associazioni di settore) dovrebbero essere in grado di limitare la libertà d’iniziativa economica degli altri. Il riferimento al “valore identitario” delle produzioni, infine, è un concetto che Mussolini avrebbe molto apprezzato.
La seconda tesi zaiana è degna di un trattato di microeconomia bolscevica. Immettere nel mercato prodotti a basso costo, soggetti a controlli di qualità rigorosi, costringerebbe i meno abbienti a mangiare cibi diversi dai sofisticati, costosi e chiccosi prodotti da agricoltura biologica, appannaggio dei ricchi. Or bene, da questo deriva forse che non consentire il commercio di ogm permetterà ai poveri di assaporare lo stesso cibo dei ricchi? Non potendo spendere meno, le famiglie con un reddito più modesto saranno quindi libere di spendere di più?
A marzo ci sono le elezioni regionali e Luca Zaia è il candidato della coalizione di centrodestra per il Veneto.

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