Premio di Consob-lazione

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Secondo quanto riferisce Panorama, una nuova legge ad personam potrebbe essere in arrivo: quella necessaria a Lamberto Cardia, attuale presidente della Consob, di restare al suo posto. Scrive il settimanale:

Nella corsa alla poltrona della Consob spunta un outsider: l’attuale presidente. Il mandato di Lamberto Cardia scade a giugno e non potrebbe essere rinnovato. A meno che non venga approvata una leggina: come quella che nel 2007 permise a Cardia di restare alla guida della commissione di controllo sulla borsa per altri due anni.

Se ciò accadesse, sarebbe l’ennesimo segnale del declino dell’indipendenza dei regolatori, dopo la riforma dei meccanismi di finanziamento con la quale il governo ebbe l’idea di redistribuire discrezionalmente i fondi propri delle autorità medesime.

Il limite al numero di mandati, così come la loro lunghezza, le procedure di nomina “blindate” con la maggioranza qualificata nelle commissioni parlamentari, il buon trattamento economico e la selva di incompatibilità durante e, talvolta, dopo il mandato sono tutti strumenti tesi a “isolare” quanto più possibile i componenti delle autorità dal mondo, specie il mondo politico, che ruota attorno a loro. Sono meccanismi imperfetti, naturalmente. Sarebbe ingenuo pensare che, entrando nel board di un organismo di regolazione, un individuo si spogli delle sue convinzioni, idee, relazioni e interessi (nel senso più pulito del termine) e diventi un glaciale interprete delle norme, un infallibile produttore di regole. Ma da qui a fare della  “cattura” una prassi istituzionalizzata, ce ne passa. La cattura, è fondamentale sottolinearlo, é particolarmente pericolosa quando il catturatore è il governo. Non solo perché il governo potrebbe a sua volta servire gli interessi di chi vive di rendite e teme la competizione (a partire dalle aziende pubbliche). Ma anche e soprattutto perché il governo ha sempre una sua agenda, ed è tipicamente un’agenda che cambia col variare degli equilibri politici e dei sentimenti popolari. I mercati, al contrario, hanno bisogno di stabilità. Da qui nasce l’esigenza dell’autonomia dei regolatori – laddove l’indipendenza è anche, a suo modo, una proxy per la competenza tecnica. Se le nomine devono proiettarsi nel lungo termine ed essere bipartisan, è meno probabile che dalla lotteria esca un nome i cui unici meriti si declinano nel senso della fedeltà partitica.

La proroga del mandato di Cardia ricade esattamente nel tipo di rischi che il presidente di un regolatore non dovrebbe mai essere messo nelle condizioni di correre. Il suo futuro, infatti, non è più segnato dalla scadenza del mandato, ma da quel limbo del “rinnovo possibile”. Inoltre, il rinnovo è di breve termine, ed è – nel caso in questione – ricorrente. Il messaggio che si trasmette a Cardia (e indirettamente agli altri presidenti di autorità) è che, se si comporta bene, potrebbe essere ulteriormente rinnovato. La tentazione, dunque, è inevitabile, e l’indipendenza diventa sempre più la caricatura di se stessa. Lo ripeto: l’indipendenza assoluta non esiste. Ma esiste una ragionevole e relativo livello di indipendenza di cui il buon funzionamento dei mercati ha bisogno. Se il regolatore non è credibile (absit iniuria verbis: non è che la presenza di Cardia lo renda non credibile, è che il modo in cui essa viene garantita lo rende di per sé meno credibile, a prescindere da tutto) gli investitori si fidano meno, e a farne le spese sono le prospettive di crescita del paese. Fare un favore a Cardia potrebbe costare molto a tutti.

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