18
Gen
2010

Il lavoro precario è colpa… del sindacato

Stati Uniti e Unione europea nel mercato del lavoro funzionano molto diversamente, quanto per esempio a rigidità verso il basso delle retribuzioni e utilizzo del lavoro precario e temporaneo. Tre buoni papers approfondiscono andamenti e ragioni delle differenze in una prospettiva comparata. E consentono di giungere a una conclusione assai utile nel dibattito pubblico italiano. Da noi il lavoro a tempo e precario viene più utilizzato che altrove per colpa non dei padroni cattivi, ma del sindacato.Due papers sono opera di un’equipe di economisti, alcuni della World Bank e altri in forza ad alcune banche centrali di Paesi europei – Estonia, Grecia, Irlanda – alle prese con vecchi e nuovi problemi di occupazione  per effetto della crisi. Il primo analizza l’elevata rigidità di aggiustamenti verso il basso delle retribuzioni in caso di crisi occupazionale – motivo di aggravamento della crisi medesima quando la domanda di lavoro si contrae –  che caratterizza appunto l’UE rispetto agli USA, e dimostra come l’effetto sia più grave nei Paesi nei quali la contrattazione del lavoro è nazionale, centralizzata, e con fortissima prevalenza in tutti i settori dei salari contrattati in maniera pluriennale e rigida coi sindacati. Il secondo paper, degli stessi autori, analizza come in assenza di elasticità verso il basso delle retribuzioni le imprese in difficoltà dei diversi Paesi europei agiscano comunque per contenere i costi del lavoro, intervenendo su bonus, parte variabile del salario e soprattutto grants and benefits. Ma il paper decisivo è questo terzo, di Andrea Salvatori della University of Essex. Nella UE, uno su sette dipendenti lavorano con contratti temporanei connessi con una retribuzione inferiore e meno formazione. Sul posto di lavoro, utilizzando i dati di 21 Paesi, risulta che, in contrasto con le prove precedenti per gli Stati Uniti, quanto più un’impresa è sindacalizzata nei suoi dipendenti tanto più diventa propensa a usare il lavoro temporaneo. Il sindacato contribuisce dunque a creare dualità contrattuale nel mercato del lavoro. Limitando la capacità delle imprese di adeguare il costo del lavoro anche attraverso minori retribuzioni, in presenza di un fisco vorace sul lavoro il sindacato spinge l’impresa all’utilizzo dei precario. L’Italia è in testa alla classifica, per questo effetto distorsivo.

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15 Responses

  1. Quanto sarebbe bello leggere certe cose su un quotidiano, magari in bella vista.
    Quanto sarebbe bello che la nostra classe politica avesse il coraggio, (come capitò a Berlusconi per uno sprazzo di tempo, se non erro nel ’94), di togliere questo malefico potere di veto ai nostri sindacati. Mi si scuserà se non entro nella discussione tecnica per mancanza di competenze ma sono decenni che i sindacati aiutano il nostro Paese a diventare sempre più scalcagnato.

  2. lorenzo toglia

    E’ lo stesso effetto che si verificò con l’equo canone: il proliferare di locazioni “precarie”, dette “uso foresteria”.

  3. MicheleElle

    Se è vero che sono i sindacati la causa di una rigidità salariale verso il basso (quando la situazione lo richiederebbe), devono essere sempre i sindacati la causa di una rigidità salariale verso l’alto (quando la situazione lo permetterebbe).
    In Italia le retribuzioni sono tra le pù basse in Europa, a parità di potere di acquisto, ma anche al lordo di tasse e contributi (il cuneo fiscale è pesante, ma non è l’unica causa degli stipendi bassi).
    Il discorso vale per le diverse condizioni economiche a livello aziendale, ma soprattutto per le diverse condizioni economiche a livello territoriale (Nord-Sud, per semplificare).
    Cosa ne pensa degli effetti di una contrattazione regionale, non potendo arrivare ad una libera contrattazione aziendale?

  4. Riccardo

    E intanto le aziende scappano dal’Italia, anche grazie alle nostre distorsioni!
    Grazie Giannino per mettere ogni tema su un carattere tecnico e di sostanza.

  5. MicheleElle ha ragione, la rigidità salariale é anche verso l’alto. Il sindacato non ha nessun interesse a che i nuovi entranti sul mercato del lavoro vengano premiati con salari maggiori in cambio di maggiore instabilità (rischio). In realtà il sindacato non ha nessun interesse verso qualsivoglia lavoratore che non sia a tempo indeterminato; sono infatti solo questi ultimi a prendere la tessera. Ad esempio, sarebbe sufficiente legare una grande fetta del salario alle prestazioni (ovvero agli obiettivi raggiunti, posto che si intenda organizzare il lavoro per obiettivi…) invece che all’anzianità di servizio. Ma é evidente che questo sfavorisce chi non é sindacalizzato, cioé protetto.
    Le alternative (provocatorie) sono: o i sindacati cambiano mentalità, o in assenza di miracoli, tutti i precari e i giovani si iscrivono al sindacato guadagnando (un pò) di peso politico nel bilanciamento di interessi/poteri del sindacato.

  6. MicheleElle

    Se proprio vogliamo essere provocatori…
    Si tratterebbe di dare piena attuazione a due articoli della Costituzione mai attuati, il 39, sulla libertà sindacale e il 46, sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle azienda (riconoscendo loro diritti simili a quelli dei portatori di capitale).

  7. Per non parlare dei danni che il sindacato fa mandando in pensione prematuramente migliaia di persone che poi continuano a lavorare in nero/chiaro. Un sindacato che ha più pensionati che dipendenti la dice tutta di come funzionano i sindacati dei “LAVORATORI”

  8. mario fuoricasa

    Qualcuno ha mai visto un bilancio di un organizzazione sindacale?
    Sono poco trasparenti solo perchè non vogliono rispondere delle loro azioni verso chi pretendono di rappresentare. Figuriamoci verso gli altri.
    Bisognerebbe tagliargli i viveri e farli vivere solo di contributi volontari rinnovabili di anno in anno con assenso esplicito. Contributi pubblici “Niet”!
    Cambierebbe tutto.

  9. gaetanos

    I “sindacati” non esistono più! Sono stati “comprati” dai governi, piano piano senza farsi accorgere. La “difesa” dei lavoratori non esiste più! Ora i sindacati “controllano” i lavoratori per conto dei governi ricevendo, in cambio lauti compensi per il “patronato” gratuito (salvo chidere di sottoscrivere una tessera – 50€, alla faccia del gratuito) e per i CAAF per il controllo – obbligatorio – delle dichiarazioni dei redditi. Traete voi le conclusioni. Gaetanos.

    P.S.: “pare” che stia accadendo la stessa cosa con le associazioni dei disabili: prima le hanno affamate togliendo i contributi pubblici e ora in cambio del controllo sui disabili…
    Spero proprio, per il nostro bene, di sbagliarmi.

  10. andrea lucangeli

    @ mario @ Alberto: i Radicali (in particolare Marco Pannella) è da vent’anni che lo propongono, naturalmente senza essere ascoltati da nessuno…..troppo scomode certe idee….(e lo dico da Leghista che coltiva ottimi rapporti con amici Radicali.- In un tempo purtroppo lontano Bossi, Miglio e Pannella facevano analisi politiche simili e proponevano obbiettivi comuni, poi è arrivato il “bipolarismo bastardo”).-

  11. liberal

    La scoperta dell’acqua calda! I sindacati è ovvio che devono difendere un minimo salariale per i loro iscritti. A cosa serve altrimenti un sindacato?
    Nessuno obbliga i dipendenti ad iscriversi o a seguirne le direttive.
    Chiarito questo, se per togliere il precariato, si deve permettere ad un’azienda di pagare quanto crede un dipendente (ma in base a cosa?) e licenziarlo quando crede, meglio rimanga il precariato attuale…… :-))
    Vedi Oscar mi stai scadendo nelle teorie ideologiche ed astratte. Quello che dicono questi signori è il problema, ma quello che ci vuole è un’idea “vera” per risolvere il problema senza per questo tornare all’inizio della civiltà industriale senza regole nè limiti! Hanno studiato tanto per giungere a queste conclusioni?

    Se molti amici che postano sul sito, avessero lavorato come dipendenti, anche poco tempo, capirebbero meglio l’importanza di un sindacato, nell’ambiente di lavoro. Certo che ci sono distorsioni nei Sindacati, come ogni associazione che ha preso troppo potere da troppo tempo, ma ci sono distorsioni anche nella Confindustria, e altre associazioni.

    Concludendo ci vogliono idee e volontà di applicarle, ma idee vere e non ritorni ad un passato che non potrà tornare mai (per fortuna).

  12. mario fuoricasa

    Non e’ in discussione la libertà sindacale, quello che e’ insopportabile è l’oppressione sindacale. L’attuale sistema, ma sopratutto la manipolazione dello stesso da parte della dirigenza sindacale, costa al Paese opportunità mancate.
    Troppi interessi diversi dalla tutela sindacale obnubilano le menti dei sindacalisti che si sentono già futuri politici in pectore. I lavoratori (e pensionati) sono solo la forza da brandire per giochi che non possono confessare. I co.co.co sono sbocciati con forza nel 1995 (governo Prodi) nel tentativo di intercettare imponibile previdenziale da assoggettare a contribuzione e nel tentativo di scardinare, senza pestare i piedi a nessuno, un sistema platealmente ingestibile. Comunque, data l’attuale situazione normativa e la contingenza economica in pessimo divenire, un precario e’ un mezzo occupato piuttosto che un mezzo disoccupato.
    Buon lavoro a tutti.

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