Nucleare. Non c’è peggiore domanda di quella sbagliata

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Tra qualche ora, alla Camera si discuterà di nucleare. Un gruppo di deputati del Partito democratico, guidati da Ermete Realacci, ha presentato una interrogazione a risposta urgente sui siti delle future centrali nucleari. Ecco cosa risponderà il ministro per i rapporti col Parlamento, Elio Vito.
Realacci e i suoi scherani mischiano piani e opinioni molto diversi tra di loro. Calano, come sempre e come sempre a sproposito, la carta della rivalità tra nucleare e rinnovabili, che è una non-carta perché, per ragioni tecnologiche, finanziarie e di obblighi europei, le due cose non si pestano necessariamente i piedi a vicenda. Proseguono dicendo che l’atomo non è competitivo. E chiedono infine di sapere se

la mappa dei siti per la realizzazione degli impianti per la produzione di energia nucleare che l’istituenda Agenzia per la sicurezza nucleare dovrà realizzare possa essere significativamente diversa da quella redatta dal Comitato nazionale per l’energia nucleare ai sensi della legge n. 23 del 1975.

La domanda è, semplicemente, sbagliata. Il ministro Vito non può far altro che dire questo, a Realacci. La legge Sviluppo è, in questo, molto esplicita, e fortunatamente ha scelto una strada compatibile col contesto del mercato liberalizzato. La scelta dei siti non spetta al governo. Prima di tutto, dovrà insediarsi l’Agenzia di sicurezza nucleare (i cui componenti non sono ancora stati nominati). Poi, l’agenzia dovrà definire i criteri per la localizzazione, che saranno criteri “ad excludendum”, cioè – come per tutti gli insediamenti industriali – spiegheranno quali condizioni (densità abitativa, esposizione al rischio sismico o idrogeologico, disponibilità idrica, ecc.) impediranno la realizzazione di un impianto. Quando i criteri saranno recepiti dal governo, il pallino passerà nelle mani delle imprese (o cordate) interessate. Quindi, sono due i motivi per cui Vito non potrà dare soddisfazione a Realacci (e Realacci non potrà usare la risposta in campagna elettorale, se non facendone un uso strumentale):

Il governo non sa – anche perché non ne ha le competenze tecniche – in che modo la costituenda Agenzia integrerà le norme internazionali, e quindi non è in grado di conoscere a priori le aree in cui le centrali potranno essere teoricamente installate;

Anche quando lo saprà, questa informazione non sarà sufficiente a dire dove (e quante) centrali saranno aperte (meglio: per quante centrali verrà avviato l’iter autorizzativo), poiché questa scelta spetta alle aziende che, giustamente, hanno tracciato un robusto perimetro difensivo attorno alle proprie strategie (anche nella misura in cui hanno cominciato a pensare ai siti, facendosi delle idee di massima).

In sostanza, non solo il governo, ma nessuno al momento può sapere – al di là di qualche vaga idea – dove verranno proposti gli impianti nucleari. Questo il ministro risponderà, perché solo questo può rispondere. Se poi vorrà dilungarsi su altri aspetti, evidenzierà almeno due punti. Primo: il nucleare non può, per legge, entrare in conflitto con le fonti verdi, in quanto (a) queste ultime non si prestano a coprire il carico di base, che è quello per cui una fonte rigida e capital-intensive come l’atomo è perfetta; e (b) comunque per le rinnovabili il nostro paese deve raggiungere gli obiettivi fissati dal pacchetto clima dell’Ue, i quali sono del tutto indipendenti dalle scelte strategiche, economiche e finanziarie compiute in relazione alla restante quota di consumo energetico. Quanto all’economicità del nucleare, forse Vito ribadirà la convinzione (ragionevole) del nucleare che esso possa aiutare a riequilibrare il nostro mix: ma, soprattutto, dovrebbe dire a Realacci che non è un problema suo (di Realacci) né suo (di Vito e del governo, se non in quanto azionista dell’Enel), ma semmai delle aziende interessate a investire su questa tecnologia. Se siete nuclearisti, compratene le azioni. Se non lo siete, vendetele. That’s all, folks.

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