Berlusconi rilancia la riforma fiscale.. anzi la “sogna”

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Immagino abbiate letto o saputo dell’intervista di Berlusconi a Repubblica di oggi. Stamane all’inizio ho dubitato che si trattasse non dico di un’invenzione ma di una forzatura del quotidiano debenedettiano, tanto per godersi le divisioni inevitabili tra il premier e il ministro dell’Economia, dopo che Paolo Bonaiuti il giorno della befana ha dovuto smentire indiscrezioni secondo le quali il premier aveva rilanciato il tema della riforma fiscale come priorità per il 2010. Ma Claudio Tito che firma l’intervista è un giornalista serio. Dunque – anche se singolarmente il premier ha scelto Repubblica per confermarlo – è vero che per Berlusconi una riforma fiscale “come quella del 1994” resta prioritaria. Mi limito a dire: vedremo. Tremonti ha ragioni purtroppo serie, per essersi “dimenticato” della legge delega approvata nel 2001, che prevedeva un’elevata no tax area e poi due sole aliquote per l’Irpef, il 22% come ipotesi di convergenza anche per il prelievo su redditi e impieghi finanziari e il 33% solo oltre i 100mila euro di reddito annuo. Berlusconi, vi faccio notare, esordisce affermando che “sogna” una simile riforma fiscale. Come a dire chiaramente che la forza di convincere Tremonti non ce l’ha. Tradotto, significa che non ha la forza per ordinargli non una riforma in deficit, ma tagli di spesa coerenti con il minor gettito nel breve, visto che nel lungo – come prova non Arthur Laffer che solo a citarlo si fa la figura degli eretici, bensì le serie storiche Ocse che comprovano puntualmente come il gettito cresca al diminuire dell’aliquota media e marginale – il gettito addirittura aumenterebbe. Tremonti non sbaglia a impedire la crescita ulteriore del debito, ma non ha ragione nell’ipotizzare ormai anch’egli un riforma fiscale a gettito invariato per soli interventi sul versante delle entrate. Berlusconi ha ragione a rilanciare sul taglio delle tasse per crescere di più, ha meno ragione nell’essere diventato così ragionevole ai veti degli altri da non imporre tagli energici nel breve per scommettere sugli effetti di crescita a lungo. Non voglio poi dire che cosa provo, di fronte a Stefano Fassina neo responsabile politica economica del Pd che sfida Berlusconi a cancellare gli studi di settore… Perché non lo dice al suo amico Visco?

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