L’identità nel paradiso della burocrazia

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Poichè le opinioni sono opinioni ma i fatti sono fatti, sono andato a cercarmi la norma sui documenti utilizzabili per attestare l’identità che è all’origine della controversia tra Enac e Ryanair di cui stiamo dibattendo. Se ho ‘pescato’ giusto nel nostro mare normativo è la seguente:

Art. 35, comma 2, D.P.R. 445/2000 (Testo unico sulla documentazione amministrativa)

Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un’amministrazione dello Stato. 
Mi pare che non vi sia bisogno di molti commenti:
  1. si tratta di un elenco non chiuso dato che qualsiasi amministrazione dello Stato può rilasciare tessere di riconoscimento;
  2. il vettore aereo che copre rotte italiane dovrebbe essere tenuto, se si applica questa norma, a conoscere tutte le tipologie di documenti indicati e ad accettarli per l’imbarco, consentendone inoltre l’inserimento on line dei relativi dati;
  3.  il vettore dovrebbe conoscere preliminarmente tutte le amministrazioni dello Stato e le caratteristiche di ogni possibile tesserino da esse emesso (quante cifre ha la tessera di riconoscimento di Palazzo Chigi? e quella della Corte dei Conti? e se un’amministrazione cambia il numero di cifre che facciamo?);
  4. sorge inoltre un dubbio: la norma intende tutte le amministrazioni pubbliche dello Stato italiano (comprese quelle locali) oppure solo quelle statali in senso stretto? La seconda ipotesi, che è certamente incompatibile col processo federalista, ha l’effetto di rendere inutilizzabile il mio tesserino (dotato di foto) di dipendente di Ateneo pubblico così come quello dei miei studenti (d’altra parte non dispongo di ‘patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici’ anche se potrebbe essermi molto utile in questo periodo di freddo intenso e di concomitanti bizze dell’impianto condominiale).
  5. e se gli altri 26 paesi dell’Unione avessero una ‘semplificazione’ amministrativa paragonabile alla nostra cosa dovrebbero fare i vettori: ringraziare il cielo che molti paesi sono talmente piccoli da non avere un trasporto aereo su rotte domestiche oppure trasferirsi al più presto negli Stati Uniti?
Mi sembra ragionevole che O’Leary preferisca sospendere i voli piuttosto che trasformarsi in un Indiana Jones della burocrazia italiana e se qualche lettore di questo blog avesse ancora dei dubbi, lo invito a leggere questo interessante documento dell’Istat: è l’elenco della amministrazioni pubbliche italiane (per essere più precisi: delle differenti tipologie di amministrazioni pubbliche, non delle loro specifiche denominazioni che credo nessun italiano sia in grado di conoscere).
Certo che il nostro è un paese ben strano: da un lato un provvedimento finalizzato alla semplificazione amministrativa  anzichè ridurre a 1 o 2 i documenti validi per l’identificazione e uniformarli allo standard europeo li moltiplica potenzialmente all’infinito, come le scope di Topolino apprendista stregone; dall’altro lato noi italiani ci salviamo da norme assurde semplicemente ignorandole e disapplicandole. Io non conoscevo questa norma ‘pluralista’ e non l’ho mai applicata nell’identificare gli studenti agli appelli; fortunatamente non la conoscevano neanche loro (oppure sono dotati di maggiore razionalità del legislatore) e non si sono mai presentati muniti di licenza di pesca o porto d’armi (nel primo caso avrei pensato a una presa per i fondelli, nella seconda a una forma di pressione).
In attesa che il legislatore italiano rinsavisca e che ci decidiamo ad adeguarci finalmente all’Europa anzichè pretendere che sia l’Europa ad adeguarsi ai nostri bizantinismi, dobbiamo essere grati a O’Leary per averci dato questa ulteriore prova della nostra deriva burocratica.

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