Per un 2010 migliore, mobilitiamoci a difesa di Ryanair

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Il contrasto sorto tra l’Enac e Ryanair è questione rilevante in sé, ma anche perché l’esito di tale vicenda ci aiuterà a capire che ne sarà della libertà d’impresa e della concorrenza nel nostro disgraziato Paese. In sostanza, la compagnia low-cost irlandese ha reso noto che dal prossimo 23 gennaio sospenderà alcuni collegamenti “domestici” tra le città italiane in segno di protesta con l’Enac.
Il conflitto fa seguito alla decisione dell’Enac di autorizzare ai viaggiatori l’utilizzo di una più ampia gamma di documenti di riconoscimento al momento del check-in: una scelta che creerebbe problemi organizzativi a Ryanair, che da qualche tempo ha trasferito on line l’operazione di check-in e quindi si trova a veder messa in discussione una propria (più che legittima) scelta manageriale.
All’origine c’è la decisione del Tar del Lazio, che con ordinanza emessa nella Camera di Consiglio del 17 dicembre 2009 ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata dalla compagnia Ryanair contro i provvedimenti dell’ENAC sulle disposizioni relative all’equipollenza dei documenti di riconoscimento che il vettore irlandese deve accettare ai fini della verifica dell’identità dei propri passeggeri.
Ma Ryanair non vuole accettare, anche per ragioni di sicurezza, svariate e non sicure forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche di Ryanair, non ammettendo che si possa utilizzare quali documenti di identità la patente di guida o la licenza di pesca.
Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, è furioso per questo ennesimo contrasto con le autorità italiane e non ha usato mezze parole: «È del tutto scorretto da parte dell’Enac introdurre misure che riducono la sicurezza sui voli domestici italiani. La policy di Ryanair sui documenti di identità/passaporto è stata approvata da tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea, incluso l’Enac, quattro anni fa. Ci appelleremo al Consiglio di Stato – aggiunge O’Leary – per queste ordinanze dell’Enac e ci auguriamo che il Consiglio di Stato respinga questo tentativo illegale dell’Enac di interferire nelle operazioni di Ryanair e di ridurre il livello di sicurezza di cui fruiscono tutti i passeggeri e i voli di Ryanair in Italia».
E’ davvero assurdo che l’Enac metta becco in decisioni che sono della compagnia irlandese. Se Ryanair intende adottare questa policy e nel formulario da compilare per fare il check-in su internet prevede solo lo spazio per il passaporto e la carta d’identità, si tratta di una scelta che non va messa in discussione. Se i passeggeri non saranno contenti della cosa, perché abituati ad usare anche altri documenti d’identità, vorrà dire che voleranno con EasyJet o con qualche altro vettore. Ma per quale motivo l’Enac si impiccia di tutto ciò?
E’ per giunto doveroso ricordare come questa sia solo l’ultima iniziativa con cui si mettono i bastoni nelle ruote alla società irlandese e, più in generale, alle compagnie low-cost. Invece che difendere la libertà d’impresa e i diritti dei consumatori, le istituzioni italiane continuano a schierarsi contro la concorrenza e a difesa di vecchi e nuovi monopolisti.
Non resta che reagire: ad esempio scrivendo a giornale e uomini politici, e anche aderendo su Facebook al gruppo “Non chiudete Ryanair – Mobilitazione on-line”, lanciato da Alessandro Caforio e altri (tra cui il “nostro” Piercamillo Falasca). E’ indispensabile che la si smetta di ostacolare una delle imprese che più in questi anni hanno concretamente operato a favore di una vera apertura del mercato, in Europa e in Italia, e che si obblighi ogni altra azienda – tricolorita oppune no – a servire davvero i clienti: offrendo servizi di qualità e a costo contenuto.

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