23
Dic
2009

Eleuterio Tomassi: per vie tortuose, verso il “diritto penale minimo”

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Eleuterio Tomassi, nella speranza che per una volta il legislatore possa fare un passo verso le tesi del “liberista italiano medio”.

Le riforme liberiste percorrono vie tortuose nel nostro paese: tra queste, è da segnalare ora la depenalizzazione di fatto di buona parte del diritto dell’economia: un’operazione che, per un caso eclatante di eterogenesi dei fini, consentirebbe di approdare finalmente e inaspettatamente, in Italia, a quel “diritto penale minimo” caro ai liberali di ogni paese. Con le norme sul processo breve in discussione in Parlamento, diverrebbero di fatto impunibili quasi tutti reati dei colletti bianchi: dal falso in bilancio all’usura impropria, dalla bancarotta semplice all’ostacolo all’attivita’ di vigilanza, dalla gestione infedele all’abusiva attività bancaria; dall’infedeltà patrimoniale al ricorso abusivo al credito: e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Se si fosse provata la strada maestra di un’abrogazione pura e semplice delle varie norme penali, non si sarebbe andati da nessuna parte: le Associazioni dei consumatori si sarebbero inalberate, le grida dei magistrati non si sarebbero potute etichettare come sguaiati e antidemocratici attacchi al Presidente del Consiglio e al Governo votato dal popolo, le Autorità di vigilanza avrebbero forse fatto sentire la propria voce per preservare la tutela penale degli interessi per la cui difesa sono state create, e così via. Peccato solo che sotto la tagliola del processo breve finiscano pure reati che un liberista italiano medio (ma ovviamente l’affermazione è discutibile) preferirebbe continuassero a essere perseguiti: appropriazione indebita e truffa, solo per fare due esempi. Ma si sa: il meglio e’ nemico del bene!

Le riforme liberiste percorrono vie tortuose nel nostro paese: tra queste, è da segnalare ora la depenalizzazione di fatto di buona parte del diritto dell’economia: un’operazione che, per un caso eclatante di eterogenesi dei fini, consentirebbe di approdare finalmente e inaspettatamente, in Italia, a quel “diritto penale minimo” caro ai liberali di ogni paese.
Con le norme sul processo breve in discussione in Parlamento, diverrebbero di fatto impunibili quasi tutti reati dei colletti bianchi: dal falso in bilancio all’usura impropria, dalla bancarotta semplice all’ostacolo all’attivita’ di vigilanza, dalla gestione infedele all’abusiva attività bancaria; dall’infedeltà patrimoniale al ricorso abusivo al credito: e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Se si fosse provata la strada maestra di un’abrogazione pura e semplice delle varie norme penali, non si sarebbe andati da nessuna parte: le Associazioni dei consumatori si sarebbero inalberate, le grida dei magistrati non si sarebbero potute etichettare come sguaiati e antidemocratici attacchi al Presidente del Consiglio e al Governo votato dal popolo, le Autorità di vigilanza avrebbero forse fatto sentire la propria voce per preservare la tutela penale degli interessi per la cui difesa sono state create, e così via.
Peccato solo che sotto la tagliola del processo breve finiscano pure reati che un liberista italiano medio (ma ovviamente l’affermazione è discutibile) preferirebbe continuassero a essere perseguiti: appropriazione indebita e truffa, solo per fare due esempi.
Ma si sa: il meglio e’ nemico del bene!

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