16
Dic
2009

Stelzer sul WSJ dà ragione a Tremonti…

Per chi se lo fosse perso, oggi il ministro dell’Economia Tremonti, in un convegno organizzato coi segretari di Cisl, Uil e Cgil oltre che col presidente di Confindustria, e a quanto mi consta dal ministro stesso voluto, ha annunciato che “nel medio periodo” occorre porre mano a un’ampia riforma fiscale, perché i fondamenti dell’ordinamento tributario sono praticamente gli stessi degli anni 70 ma da allora tutto è cambiato, e da allora l’unica novità sostanziale fortemente peggiorativa è rappresentata dall’IRAP, mentre l’unica o quasi fortemente in meglio è il cinque per mille. La riforma premierà famiglie e svolta ambientale, ha annunciato il ministro, mentre sindacati e Confindustria – reduci dai no su tutta la linea alle loro richieste incassate sulla finanziaria ancora in via di approvazione – si sono attenuti a una linea di moderata prudenza, chiedendo insieme tagli alle imposte sui lavoratori dipendenti  e sulle aziende. Vien da dire che chi vivrà vedrà, se si vuol essere ottimisti. Mi pare ipotizzabile che Tremonti inizi a voler modulare le premesse – solo le premesse – di un piano che estenda una fiscalità premiale agli attori economici all’impianto del federalismo fiscale al quale è impegnato come orizzonte di riferimento in questa legislatura, dimenticando però ogni rinvio alla delega di riforma fiscale approvata nel 2001, che prometteva un’imposizione sui redditi delle persone fisiche scandita su una più elevata no tax area, e poi su due aliquote del 22 e del 33% unicamente per chi superava i 100mila euro di reddito annuo, col 22% aliquota di convergenza legale – e neutrale, ai fini degli impieghi, altro cardine essenziale perché il prelievo non sia distorsivo – anche per l’imposizione sul reddito d’impresa e da attività finanziarie.

Il ministro si tiene le mani libere. E se questo può essere giustificato dallo scenario della crisi e dalle crescenti tensioni sul debito sovrano dei membri “deboli” dell’euro – Grecia e non solo – se io fossi nei partner “sociali” della politica economica governativa tuttavia starei molto ma molto prudente, prima di dispensare sostegni, alla luce dei precedenti delle trascorse legislature, che non definirei propriamente incoraggianti.

In tutto questo, sempre per chi se lo fosse perso, l’ottimo Irwin Stelzer sul Wall Street Journal ha pubblicato un’analisi che dà sostanzialmente ragione su tutta la linea a Tremonti, sostenendo che l’Italia grazie a lui sta messa meglio di molti altri partner dell’euroarea, in termini di debito pubblico, crescita potenziale, prospettive occupazionali e uscita dalla crisi.  Un colpaccio, per Tremonti.  Firmerei perché fosse vero. Sul debito e l’occupazione, concordo. Su tassi di crescita futuri, dai dati che girano sul modello che condivido con diversi amici europei e americani bevo un prudenziale calice di obbligato scetticismo.

2001

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4 Responses

  1. luca salvarani

    L’Italia messa meglio degli altri grazie a Tremonti???? Ma stiamo scherzando?! Bisogna anche considerare che Tremonti non è al governo soltanto da 1 anno ma ha iniziato addirittura nel 1994: se si valuta la politica di un ministro non si può prendere in considerazione solo l’ultimo anno e tutti gli altri no. A me sembra, oggettivamente, che la politica economica di Tremonti sia stata pessima a dir poco. In particolare non ha mai tagliato la spesa pubblica, non ha mai liberalizzato, non ha mai ridotto le tasse…in compenso ha aumentato il debito pubblico (contabilizzato e non), fatto condoni su condoni (dopo aver detto il contrario) premiando gli evasori, e falsificato i conti pubblici (nascondendo miliardi di debito pubblico in modo tale che non fosse computato ai fini dei parametri europei).
    Trovo incredibile che uno come Tremonti passi per genio solo perchè rivendica le nostre supposte radici cristiane e perchè ha scelto di non spendere e spandere, come del resto ha sempre fatto, nell’ultimo anno, dal momento che non ci sono soldi. Se proprio vogliamo puntualizzare avrebbe potuto attivare determinati investimenti anticiclici tagliando la spesa pubblica..cosa che non si sogna neanche lontanamente di fare! L’autore americano forse non si ricorda o non sa del taglio dell’ICI, dell’operazione Alitalia, del finanziamento dei deficit sanitari regionali, della decisione di finanziare Tav e Ponte sullo Stretto……potrei continuare per molto…non si capisce perchè la “lungimirante” quanto ovvia decisione di non incrementare ulteriormente il debito pubblico sia considerata una grande intuizione di Tremonti mentre su tutte le altre cose che ho indicato lui non abbia alcuna responsabilità.
    Per non parlare di tutte le sue incoerenze: prima fa l’advisor degli evasori, poi li blandisce e poi fa il condono; prima utilizza le cartolarizzazioni e poi le critica, prima dice di aver previsto la crisi e poi non fa concretamente nulla per combatterla, e nel mezzo di tutto questo anzichè occuparsi di economia invoca le supposte radici cristiane dell’ Italia.
    Cercando di essere il più possibile oggettivo e imparziale dire che stiamo meglio grazie a Tremonti mi sembra quantomeno una stupidaggine!

    Luca Salvarani Mantova.

  2. stranamore

    I sindacati stanno da tempo facendo una gran cagnara per tassare le cosiddette rendite finaziarie, cioè le azioni i bot etc, in altre parole il risparmio delle famiglie. E’ il classico giochetto degli ipocriti del sindacato. Chiedono di alzare le tasse per poter poi fare i loro comodi con i soldi che il governo raccoglie. Un po’ come il cuneo fiscale. In campagna elettorale Prodi lo promise ai lavoratori fra l’entusiasmo sindacale. Poi Prodi e la sinistra lo regalarono naturalmente a confindustria nel più totale silenzio dei sindacati, che da par loro erano intenti ad incassare la gestione del Tfr aziendale. Avevano la bocca troppo piena per dire bao senza sputare la salsiccia! E oggi ecco che questi parassiti tornano alla carica per mettere le mani nelle tasche della gente. Mi auguro che tremonti tenga ben lontana un’eventuale riforma fiscale dalle grinfie dei pasciuti maiali confederali. Penso che la fine di Prodi dovrebbe almeno insegnare qualcosa.

  3. luca salvarani

    Piccola precisazione: considero inopportuno il taglio dell’ICI, nonostante si tratti di un taglio delle tasse, cosa in generale positiva. Questo per vari motivi: innanzitutto tagliare le tasse senza tagliare la spesa significa aumento del debito pubblico che va comunque pagato, quindi il contribuente non ha un reale risparmio, tale manovra serve solo come specchietto per le allodole elettorale. Secondariamente il mancato gettito dovuto a quel provvedimento ha poi limitato la capacità di manovra di bilancio e posto le condizioni per un provvedimento straordinariamente iniquo e immorale come lo scudo fiscale (quali sono i costi economici e sociali della maggiore delinquenza che lo stato dovrà sostenere, visto che lo scudo ha favorito anche le organizzazioni criminali oltre al semplice evasore? Quale è il mancato gettito futuro atteso, per l’erario, dovuto alla maggior convinzione dei contribuenti che lo stato non riesce a farsi pagare e farà altri condoni? Se lo scudo è stato un successo perchè dovrebbe essere prorogato?). Terzo, se proprio si voleva tagliare la tasse forse si poteva iniziare da altre imposte maggiormente distorsive. Quarto, anche se meno importante, quell’abolizione andava a vantaggio soprattutto di soggetti più benestanti, quindi era leggermente regressiva e in tempi di crisi questo è meno facile da accettare. Soprattutto se poi si fanno le social card scariche e si attinge al Tfr dei lavoratori per pagare le spese correnti….Cmq sia non è sicuramente la più grossa pecca del “genio” Tremonti. Correggetemi se ho sbagliato! Sono qui per imparare! Luca Salvarani Mantova.

  4. pietro

    Premesso che io credo molto di più agli impegni nero su bianco che alle dichiarazioni programmatiche, e il DPEF 2008-2013 diche che la presione fiscale rimarrà invariata nei prossimi anni, si potrà anche criticare l’IRAP per come funziona, ma i dati del bilancio pubblico dicono che le tasse eliminate quando è stata introdotta davano un introito di alcune migliaia di miliardi di lire maggiore.
    L’introduzione dell’IRAP per tutti i piccoli imprenditori di mia conoscenza si era risolta in un effettiva riduzione della pressione fiscale.

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