I regali di Natale distruggi-valore: viva Scrooge

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Sotto Natale, gli italiani a reddito dipendente incasseranno oltre 39 miliardi di euro in tredicesime. Di questi bei soldini, alle luce delle proiezioni che Confesercenti e Confcommercio hanno prudentemente fatto, tenendo conto della riduzione dei consumi tendenziale in questo 2009 di crisi, aggiornata alla luce dei più recenti sondaggi sulla fiducia dei consumatori, circa 12 miliardi e rotti andranno in acquisti, e di questi più o meno 6 miliardi – si spera – in regali per Natale e Capodanno. Ebbene, una bella fetta di questi 6 miliardi non sono banali sprechi, come vorrebbe il vieto anticonsumismo di chi preferisce ripetere che si stava meglio quando si stava peggio, quando cioè le feste erano solo famiglie riunite e cuori stretti per aver meno freddo. No, proprio per chi ama il mercato e i consumi, sono comunque peggio che uno spreco: sono la manomorta delle feste, perché in termini economici rappresentano valore distrutto. E se volete sapere di che distruzione stiamo parlando, ebbene essa potrebbe variare, rispetto a 6 miliardi di euro spesi in regali, da un minimo di 600 milioni fino a un massimo di 2 miliardi. In media, anno dopo anno, un buon 18-20% del valore dei regali ricade nella categoria “distruzione di valore”: dunque più di un miliardo di euro, per le prossime feste d’Italia. Detta così, sembra una boutade. Ma attenti, non lo è affatto.

Ripeto. Qui non abbiamo a che fare con prediche dal pulpito, che pure sotto le feste – e magari non solo allora – si fa bene ad ascoltare. No. È un economista liberista di prima grandezza a dimostrarlo. Si chiama Joel Waldfogel, insegnava a Yale all’inizio degli anni Novanta, e ora sta alla Wharton School of Economics: un tempio del pensiero liberale. Nel dicembre 1993, Waldfogel mise sottosopra la comunità degli economisti, con un dotto paper fitto di equazioni e diagrammi pubblicato sull’austera American Economic Review. Ora – colpisce sempre sotto le Feste, mica è scemo, Joel – ha scritto un tomo altrettanto dotto, negli States per le autorevolissime edizioni della Princeton University. E col titolo ha deciso di esaltare proprio colui che, sotto Natale, sin dai tempi di Charles Dickens è per tanti ragazzini il simbolo stesso dell’avarizia senza cuore, il mitico Ebenezer Scrooge sotto le cui spoglie il grande romanziere metteva alla berlina l’avidità degli uomini d’affari dell’Inghilterra imperiale e vittoriana. Oltretutto con un chiaro accento antisemita, visto il nome appioppato all’eroe negativo.

Andiamo al punto della tesi tanto controcorrente, su tre questioni semplici e chiare. Primo, perché Waldfolgel ha ragione. Secondo, quale lezione occorre trarne. Terzo, perché Scrooge per chi la pensa come noi è un esempio di virtù privata e anche sociale, non certo il mostro che se ne continua a fare.

Waldfogel ha ragione perché la distruzione di valore di tanti regali non ha nulla a che vedere con la loro vera o presunta inutilità o superfluità: queste, sono categorie da lasciare agli antisviluppisti, a coloro che brindano alla recessione perché finalmente quest’anno con la recessione si consuma di meno e si emette nell’atmosfera meno CO2. La distruzione di valore, i termini microeconomici, è data dal fatto che i doni non corrispondono alle scelte personali e individuali dei beneficiari, cioè dei loro utilizzatori. Tanto è vero che la distruzione cresce in proporzione a quanto meno chi dona conosca davvero a fondo il beneficiario e i suoi espliciti desideri e bisogni, man mano cioè che il grado di parentela è più lontano, e quanto più tra conoscenti o colleghi di lavoro il rapporto è superficiale. Non cala solo il valore d’uso riconosciuto da parte del beneficiario, quanto soprattutto la funzione additiva del consumo che tramite il regalo “sbagliato” viene meno. I piccoli elettrodomestici casalinghi che risultano dei doppioni, per esempio, trenini e giocattoli a pile, per fare esempi immediati, restano chiusi nell’armadio: cioè non consumano elettricità.

Secondo: che lezione trarne? Non vorrei che chi legge cadesse in equivoco. La conseguenza da trarne non è affatto non regalare. Di tutto c’è bisogno, in un mondo dove i consumi calano, tranne che risparmiare oltre la sensata misura e così deprimere ulteriormente l’economia. Bisogna semplicemente fare i regali “giusti”. Non solo quelli che soddisfano pienamente e senza repliche i bisogni del beneficato, ma quelli che interpretano al meglio la sua funzione individuale e familiare di consumo, stimolandola ulteriormente ma insieme il più possibile senza andare fuori budget. Pensateci bene, ora che vi apprestate agli ultimi giri affannosi: meglio aspettare e scegliere bene, piuttosto che fare scelte a caso solo per sgravarsi la coscienza. Uno o più posti di lavoro attuali e futuri dipendendono da quel che scegliete, a ogni regalo che fate.

Terzo: Scrooge è un eroe, per noi individualisti-mercatisti. Ricordate che cosa risponde ai due borghesoni tronfi di buonismo, quando si presentano nella sua bottega chiedendogli di contribuire alla colletta natalizia? Replica seccamente che lui paga già le tasse, con cui lo Stato alimenta il welfare pubblico – cioè, nell’Inghilterra di allora, gli ospizi per i poveri, e le prigioni in cui si finiva per debiti. Altro denaro per gente che non conosce, Scrooge non ne dà, perché sarebbe sprecato. Fino al suo attuale vendicatore, Waldfolgel, Scrooge è passato come il più insensibile e cinico tra i misantropi della letteratura. Oggi, finalmente, siamo in grado di dimostrare razionalmente che i grandi imperi economici e mercantili del passato sono nati non a caso proprio da gente come Scrooge. Quando si tratta di allocare risorse scarse, come quasi sempre capita nel mercato, vince chi meglio le destina per far girare più velocemente le ruote giuste. Non chi scommette alla cieca, si tratti di lotterie o di collette pubbliche. Yunus ci ha vinto un Nobel, dimostrando al mondo come in Pakistan, India, Africa e resto del pianeta meno sviluppato si debba dare credito anche e soprattutto a coloro a cui abitualmente le banche lo negano, in base alle tradizionali teorie delle garanzie reali per il merito di credito. Ma perché ne derivi sviluppo vero, i prenditori li devi conoscere uno a uno e valutare a fondo la loro abnegazione nel lavorare e crescere, per restituire il prestito con un minimo d’interesse sino all’ultima rupia. Se dai aiuti alla cieca, li rubano solo governi e pubblici funzionari ladri, come è avvenuto da 40 anni in tre quarti dell’Africa. Buoni regali a tutti, dunque.

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