I temi macroeconomici del 2010: arrivano i default sovrani?

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Come ad ogni dicembre, consueto diluvio di previsioni, premonizioni, divinazioni delle banche sull’anno che verrà. Segnaliamo quello di Deutsche Bank non tanto per la qualità dell’analisi (che invero è sempre epistemologicamente medio-alta), quanto perché conferma la comparsa del rischio-sovrano tra i potenziali temi di scenario del prossimo anno.

Come scrivono gli analisti di DB,

Tornando al rischio sovrano, la storia è piena di esempi di inflazione, svalutazioni e default sovrani dopo le crisi finanziarie. Ci si potrebbe chiedere perché questa volta dovrebbe essere diverso. Sostenibilità è la parola chiave. Appena i mercati dubiteranno della sostenibilità del deficit di un paese, allora avremo un problema. Ecco perché è importante che nel 2010 le autorità forniscano un sentiero credibile per la futura disciplina fiscale, anche questo sentiero implica molti anni per l’aggiustamento. Una delle maggiori sfide sarà il finanziamento delle ancora grandi emissioni globali in un mondo con minore easing quantitativo. L’easing quantitativo ha limitato la discussione sull’impatto dello spiazzamento (dell’investimento privato per opera della spesa pubblica, ndr) nel 2009. Saremo altrettanto fortunati nel 2010?

Che tradotto vuol dire: nel 2010 ipotizziamo la rimozione di parte delle misure di stampa di cartamoneta viste quest’anno. Se questo avverrà, ed in presenza di ancora elevati deficit pubblici (perché il mondo sviluppato potrebbe continuare a crescere in modo troppo debole), il risultato sarà un aumento del premio al rischio per i paesi a maggiore deficit, con pressioni al rialzo del costo del debito che rischiano, nei casi più compromessi, di far precipitare la situazione verso il default.

Nel 2010 serve crescita vera per la disciplina fiscale o, in subordine, la prosecuzione delle misure di stampa di cartamoneta. Strategia certamente malsana, ma che servirà tuttavia a prendere tempo, in attesa di verificare se il mondo sviluppato riuscirà ad evitare l’ingresso nel suo “decennio  perduto”. A margine, e sperando di non urtare la suscettibilità di nessuna delle italiche tribù di coppiani e bartaliani, non si può non aggiungere che un paese che ha il 120 per cento di rapporto debito-Pil e che da un quindicennio cresce meno dei propri competitor appare lievemente a rischio in uno scenario di crescita debole.

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