25
Nov
2009

In quarant’anni le bollette e la casa si son mangiate i soldi per la spesa

Secondo una rielaborazione di dati Istat da parte dell’ufficio studi di Confcommercio, negli ultimi decenni le famiglie italiane hanno sperimentato un sostanzialmente incremento delle risorse assorbite dalle spese definite “obbligatorie”, a scapito delle spese cosiddette “commercializzabili” (alimenti, altri beni di consumo e servizi): se nel 1970 l’insieme di affitto o mutuo, gas, energia, acqua, servizi bancari ed assicurazioni obbligatorie era pari al 23 per cento del totale della spesa, nel 1990 era il 30 per cento, nel 2008 quasi il 39. Di contro, le spese commercializzabili si sono ridotte dal 77 al 70 e poi al 61 per cento, con un forte calo della spesa per beni ed alimenti ed un aumento solo per la spesa per servizi. In più, l’indice dei prezzi delle spese obbligate in quasi 40 anni è cresciuto di circa 27 volte, quello dei commercializzabili di 16 volte (poco più della metà, quindi).

E’ evidente che le spese obbligatorie riguardano quei settori che, più di tutti, necessitano oggi di un’apertura al mercato. Confcommercio trae giustamente considerazioni pro domo sua: il peso degli interventi di liberalizzazione degli ultimi anni avrebbe riguardato essenzialmente il commercio e perciò, sostengono a Piazza Belli, ora sarebbe venuto il momento di volgere l’attenzione agli altri settori, quelli che drenano quote di reddito consumato in virtù della loro relativa chiusura alla concorrenza.
Con il beneficio dell’inventario, l’argomento è sicuramente interessante. Le nuove norme in materia di servizi pubblici locali sono un’occasione importante, soprattutto se il regolamento attuativo che arriverà dal Ministero degli Affari Regionali rafforzerà – e non annacquerà – le disposizioni di legge. La sempreverde proposta d’introduzione di una cedolare secca sugli affitti va anch’essa nella giusta direzione (sarebbe una liberalizzazione fiscale, come usiamo dire nell’Indice delle liberalizzazioni dell’IBL), sebbene abbia minori chance di vedere la luce in questo ultimo scorcio di 2009. Ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio. Ma di chi?

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