Difendere Hayek, ma anche Fama

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Ci siamo già occupati delle tesi di Paul De Grauwe, che insegna a Lovanio, è consigliere del presidente della Commissione Europea Barroso, e che personalmente apprezzo più come studioso delle aree monetarie ottimali e subottimali sulla grande scia aperta decenni fa da Bob Mundell, che come economista teorico. Le sue analisi sul dollaro, per esempio, sono preziose di questi tempi. In questo contributo, invece, propone un nuovo step nella strada che sta tentando di battere, quella di una sorta di riunificazione su nuove basi delle teorie economiche, emendando neokeynesismo e marginalismo di quelli che a suo giudizio sono difetti presenti in entrambi i campi. Ve ne propongo la lettura perché è utilissimo da una parte, comprensibilissimo anche ai non economisti come i più di coloro che qui leggono. E, contemporaneamente, perché nella sua piana seduttività contiene a mio giudizio un errore dal quale proprio i non troppo versati devono guardarsi con grande attenzione, perché è diffusissimo nel mainstream e orienta molto il dibattito pubblico.

È ottima e intuitiva la sintesi descrittiva iniziale di De Grauwe per la quale in realtà – cioè al di là delle variegate pretese di tanti economisti – i differenti modelli macroeconomici si dividono in due sole grandi famiglie. Quelli top-down e quelli bottom-up. Quelli “dall’alto in basso” ipotizzano che vi siano agenti in grado di valutare e comprendere pienamente andamenti e tendenze degli aggregati, in modo tale da indirizzarli e correggerli per il meglio attraverso il proprio illuminato operato. Quelli “dal basso in alto” ribattono invece che i mercati sono fatti da milioni di operatori, individui e imprese che agiscono sulla base della propria conoscenza limitata e imperfetta, e di ciò che i prezzi – se sono lasciati liberi di formarsi – dicono loro intorno a ciò che avverrà. Nella prima famiglia ricade in pieno il modello IS-LM del signor Keynes, e di tutti i suoi variopinti discepoli. Nella seconda Hayek, e tutti coloro che hanno letto e condividono almeno il suo The Use of Knowledege in Society.

Sin qui, dunque, tutto bene. Poi De Grauwe scarta corsia, mette la quarta, e partendo per la tangente secondo me esce alla prima curva. Nella sua inveterata avversione alla EMH, la scuola di Eugene Fama che ha avanzato l’ipotesi dei mercati tendenzialmente efficienti se alimentati da informazioni non asimmetriche diffuse agli operatori, De Grauwe prima commette il diffusissimo errore di considerare il modello DSGE proprio di quella scuola nella famiglia top-down, cioè accomunandolo ai dirigisti illuminati, con la differenza che in questo caso la Sofìa non sarebbe della politica che equilibra il modello attraverso gli stimoli da domanda pubblica, bensì i mercati stessi che si autoequilibrano perché intrinsecamente razionali. Dopodiché liquida tale assunto, in  nome del behaviourismo, dell’epistemologia cognitiva  e della neuroeconomica di Daniel Kahneman, che ci insegnano come gli individui  agiscano per lo più in base a interazioni in cui è implicata la parte meno riflessiva del cervello, e sotto l’effetto di rilasci ormonali governati dal sistema limbico e dall’ipotalamo, catalizzatori dei meccanismi elementari di difesa-aggressività-ritrazione.

Personalmente, considero le neuroscienze e Kahneman un prezioso affinamento e non una confutazione della Efficient Market Hypothesis. Ma ritengo sia  assolutamente sbagliato comprenderla nel sottoinsieme top-down, visto che essa è intrinsecamente bottom-up. Gli Illuminati presunti e presuntuosi onniscienti da cui guardarsi sono i governi sempre, e spesso i regolatori indipendenti. Non gli individui e le imprese. De Grauwe lavora una sintesi che, come potete vedere dalla sua conclusione, in realtà attacca i keynesiani di facciata ma demolisce assai più nella sostanza i marginalisti. Per desumerne esattamente ciò che pensano pure i keynesiani. E cioè che le banche centrali devono essere altamente discrezionali e comprare asset a man bassa sui mercati senza dichiararlo in anticipo e senza che dunque il mercato possa scontarlo, ma agendo secondo valutazioni riservate e non dichiarate – vedi il salvataggio per oltre 60 bn £ di RBS e HBOS da parte di Bank of England, di cui incredibilmente abbiamo appreso solo ieri a oltre un anno di distanza, o come è avvenuto in Germania dove, semplicemente, gli attivi bancari nessuno ha potuto andare ancora a vedere e dichiarare alla luce del sole che cosa nascondano davvero. De Guauwe, insomma, difende esattamente ciò che sta avvenendo ora. Un po’ poco, per passare da fondatore di una nuova era della teoria economica, non vi pare?

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