16
Nov
2009

I regali di Stato alle banche

Si comincia, finalmente. A rispondere alla domanda: a quanto ammonta, in realtà, il regalo alle banche venuto dalle decisioni dei regolatori assunte prima e dopo Lehman Brothers, quando si diffondeva irresistibile il terrore del bank run? In questo paper molto interessante, Luigi Zingales e Pietro Veronesi della Chicago Booth School of Business elaborano un interessante metodo, e giungono a una primissima conclusione, esaminando esclusivamente i salvataggi negli Usa deliberati nel primo costosissimo weekend del Columbus Day 2008. Siamo sui 100 miliardi di $ regalati alle banche, quel solo fin settimana. Non male, no?

Nel dettaglio, i due economisti italiani emigrati sono dell’idea che gli interventi pubblici decisi da quello sciagurato di Hank Paulson, il segretario al Tesoro dell’ultima fase Bush, abbiano ingenerato un maggior valore agli strumenti finanziari compresi negli attivi bancari pari a circa 131 miliardi di dollari, dei quali tra 25 e 47 bn a carico del contribuente – la forbice varia a  a seconda di come e quando verranno restituiti gli aiuti pubblici dai destinatari bancari – e di conseguenza tra 84 e 107 bn $ di maggior valore netto per gli intermediari “salvati”. È una partita in cui non vincono tutti la stessa posta, naturalmente. Ad aver vinto davvero sono Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merril Lynch, e Citigroup. A perdere, è stata JpMorgan. Sarebbe interessante applicare lo stesso metodo a tutte le banche salvate o aiutate, qui in Europa dove tutti sembrano non fare nemmeno più caso, a quanto lo Stato regga in piedi l’intermediazione bancaria a Londra, Parig, BeNeLux e via continuando.

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10 Responses

  1. Caro Giannino,
    a questo punto non mi è chiaro, limite mio, cosa si doveva fare, nel senso che ho capito come sia stato necessario salvare le banche, ho compreso che chi è rimasto, si fa per dire, sul mercato, ci ha mangiato sopra, e credo di aver compreso che, alla fine della fiera, da un punto di vista finanziario si sta facendo di tutto perchè poco o nulla cambi. A futura memoria: cosa si sarebbe dovuto fare da un punto di vista liberale?
    Se ne avete già scritto me ne scuso ma non sempre riesco a seguirvi.

  2. marco

    dico la mia su cosa si sarebbe dovuto fare, ovviamente senza alcuna pretesa di sostituirmi al padrone di casa.
    Nazionalizzare le banche in difficoltà, rimuovere il management, far emergere sul serio le magagne nascoste nei bilanci, intervenire con soldi pubblici (inevitabile) per tappare quelle falle, spacchettare(mai più too big to fail! devono poter fallire senza portare a picco l’intera economia!) le banche così ripulite e rivenderle sul mercato. Ah, dimenticavo, reintrodurre la rigida separazione tra banche d’affari e commerciali.

  3. andrea lucangeli

    @ Marco Parole sante! In 5 righe hai detto quello che decine e decine di soloni NON hanno avuto il coraggio di dire (e di fare….)! Il “discorso” management è veramente vergognoso: individui che hanno portato al collasso il sistema finanziario globale se ne sono andati tranquillamente a casa con liquidazioni stratosferiche….ed hanno ancora il coraggio di parlare.- Per certa gente rimpiango l’abolizione della…ghigliottina….(scusami ma sono un pò “estremista” su certe cosucce…).-

  4. eonia

    A mio avviso questo tipo di ricerche se da un lato ha valenza statistica dei costi che subisce una nazione dall’altra non indica vie meno costose o alternative (sicuramente non era lo scopo della ricerca) di fronte alla catastrofe che stava emergendo.
    Catastrofe dai costi immensi, rattoppata e non risolta. Rischio sistemico sempre in agguato.
    Nazionalizzazioni, abbassamento dei tassi non sono serviti per la risoluzione, solo pezze per rammendare i buchi, rischiando ogni successivo istante.
    Allora il problema TBTF non sembra risiedere nel nucleo del sistema finanziario bensì nella legislazione e regolamentazione finanziaria. Una legislazione americana sposata dall’Europa della moneta unica, che ha permesso al sistema bancario finanziario di costruire una piramide rovesciata in leva finanziaria.
    E la stessa legislazione svegliandosi o forse preoccupata dall’immenso inganno messo in atto in un certo momento ha trovato i proseliti puristi che volevano la pratica di valutazione mtm.
    Inutile dire che la cima rovesciata della piramide durante il crollo ha divorato ricchezze esistenti e non. Per le non hanno provveduto i singoli stati mettendo le mani nelle tasche dei cittadini presenti e futuri.

    D’altra parte come si è potuto pensare che solo la finanza potesse essere il motore di crescita di una o più nazioni? Perché le politiche fiscali hanno portato intere nazioni a delocalizzare quella che era la loro produzione industriale? Dove pensavano tutti insieme di andare?
    Se la colpa è del sistema finanziario significa che minore non è la colpa delle nazioni e delle loro scelte. Trattasi di un’interazione ben consolidata nel tempo con vedute miopi dell’ambiente circostante.
    Ancora oggi, con tutte le difficoltà esistenti sia umane che materiali esiste un presidente non tanto preoccupato della sua moneta che si deprezza giorno dopo giorno ma di quando il gregge tornerà a consumare per sollevare l’economia. http://news.ino.com/headlines/?newsid=68967079726902
    Così si fa indirettamente pace anche con la Cina.
    Preghiamo solo che la piramide uno abbia ulteriori frane se no l’umanità vivrà una schiavitù informatica dai risvolti sconosciuti.

  5. Gigi

    Perhce` non usare una terminologia piu` comprensibile quando possibile?
    Perche` usare termini come “bank run” (che non capisco) o “paper” (non e` possibile dire documento?).
    Se questo blog vuole avere piu` accessi, deve usare il piu` possibile una terminologia comprensibile al 99% della popolazione italiana.
    Just my two cents (=solo la mia modesta opinione)

  6. eonia

    Si diceva degli aiuti di stato per il I° salvataggio bancario.
    Non solo le mani nelle tasche dei cittadini presenti e futuri, ma l’esercizio indiscriminato dell’autorità statale ad additare il cittadino nel modo più spregevole, imponendogli pratiche di decisione unilaterale. In nome della liberta?
    Anziché verificare se il denaro depositato è frutto di attività illecite o meno si sceglie la strada di colpire indiscriminatamente, criminalizzando la semplice azione di trasferimento.
    Ottimo dopo aver messo a nudo l’appropriazione indebita del denaro pubblico da parte della classe politica.
    http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/banksandfinance/6583885/Tax-boss-Dave-Hartnett-sets-sights-on-middle-classes.html

  7. Sig. Giannino,
    di banche si è ormai trattato a sufficienza, ma un potere così forte in Italia non viene neppure scalfito. A quando un suo graffiante intervento a sostegno degli obbligazionisti Lehman Brothers in particolare e più in generale sull’applicazione dell’art. 47 della Costituzione?

    Grazie.

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