13
Nov
2009

L’IVA tedesca, quella francese e la concorrenza

Nel corso del dibattito tenutosi al Bundestag per discutere del programma del nuovo governo Merkel, il neocapo dell’opposizione socialdemocratica Frank-Walter Steinmeier ha giocato di sponda con il sindacato (alzi la mano chi pensa ancora che quello tedesco sia migliore di quello italiano), tuonando contro i “regali natalizi alle catene alberghiere”, che l’esecutivo giallo-nero starebbe per apprestarsi a distribuire. L’ironia, legata alla riduzione dell’aliquota IVA dal 19% al 7% per ristoranti ed alberghi, mi pare del tutto fuori luogo. Al di là del fatto che la misura risponde all’esigenza di non lasciar indietro la Germania rispetto ad altri paesi europei, l’IVA, per quanto ne sappiamo noi, è un’imposta neutra, ovvero che grava sul consumatore e non sul soggetto passivo d’imposta, che può detrarre quanto pagato allo Stato nella dichiarazione dei redditi. Ai microfoni del’Handelsblatt, il leader del sindacato del settore NGG Möllenberg, nell’intento di convincere l’uditorio che la misura “non garantirà riduzioni di prezzi per gli utenti”, finisce per ammettere che però “già oggi gli albergatori ricevono indietro il denaro versato”. E allora: where is the beef? Prosegue Möllenberg: “Chiediamo che si proceda sul modello francese” per la gastronomia. A che cosa si ispira il modello francese ? Ad un misto tra controllo dei prezzi e richiesta del pizzo. Lo Stato francese, in cambio della rinuncia a circa 2,5 miliardi di euro, ha obbligato per legge i ristoratori ad abbassare i prezzi, applicando uno sconto del 5% su tutti i prodotti della carta oppure uno sconto di quasi il 12% su sette prodotti. Ancora una volta il mercato è visto come un giocattolino con tanti ingranaggi, che i governi di turno devono spostare o aggiustare per farlo funzionare correttamente. Chissà che in Germania il taglio avvenga, senza do ut des e che tocchi invece alla concorrenza il compito di gestire l’andamento dei prezzi.

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1 Response

  1. luigi zoppoli

    La considerazione finale di questi tempi temo abbia una risposta obbligata: quella sbagliata.

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