Tasse, l’acconto dilazionato non è un taglio

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Niente tagli a Irap e Ires. Anzi, niente tagli e basta. Alcune ore dopo il Consiglio dei ministri di stamane è emersa la decisione di limitarsi a una dilazione dell’acconto Irpef, pare per 3,8 miliardi di euro, coperti in conto cassa dallo scudo fiscale. La misura dunque si applicherebbe solo a microimprese personali, professionisti, commercianti, artigiani e partite IVA, il popolo pro-pro di cui ha parlato il Corriere in queste settimane. Alle imprese non personali, niente. Non è un taglio alle tasse, né per dritto né per rovescio. È un mero spostamento in avanti della somma dovuta allo Stato.

Invece che pagare il 99% a dicembre, si pagherà una ventina di punti in meno oggi per conguagliare l’intero resto dovuto nel prossimo maggio. L’effetto di tale misura, dunque, è di pura liquidità temporanea. Tonnellate di studi e verifiche empiriche di ogni orientamento – keynesiano e antikeynesiano – comprovano che tali misure hanno un effetto trascurabile sui consumi e nullo sugli investimenti, poiché il contribuente sa benissimo che  dovrà comunque a breve allo Stato ciò che oggi gli resta in tasca ma non è già più suo. L’unico effetto è di pagare meno interessi passivi, se sta in rosso sul conto bancario. E di rinviare il redde rationem, se aveva praticamente già finito la liquidità al pagamento dell’imposta. Aggiungo che è più che ovvio che i sindacati protesteranno, visto che restano esclusi da tale sollievo puramente temporaneo i contribuenti a solo reddito dipendente, e dunque sotoposti a regime di sostituto d’imposta. Confindustria e sindacati restano dunque entrambi a bocca asciutta. Non si può dire che Tremonti non sia stato di parola. Si applica in materia fiscale lo stesso principio dell’estensione in deroga discrezionale degli ammortizzatori sociali. Non si modifica strutturalmente platea e importo degli aventi diritto per gli ammortizzatori, non si toccano le aliquote per il fisco: invece, al lavoratore e al contribuente si fa capire che dovrà fidarsi della discrezionale valutazione dello Stato, se e quando procedere alla protrazione di un beneficio che viene concesso in quanto straordinario e temporaneo. I saldi di finanza pubblica vengono certo mantenuti. Ma a che prezzo, mioddio, pur di non tagliare spesa e di abbattere stabilmente le imposte per un analogo corrispettivo. L’estensione della discrezionalità politica, in materia fiscale, è foriera sempre e solo di ulteriore indebolimento del contribuente di fronte allo Stato. Direi che non ci siamo proprio.

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