29
Ott
2009

Il governo migliore è quello che vende di più

Buone notizie per chi crede che la linea del rigore nella difesa dei conti pubblici possa, anzi debba, passare per una nuova stagione di privatizzazioni. Secondo la rubrica Lex del Financial Times, il barometro borsistico è favorevole alle Ipo, come suggerisce il successo dell’offerta pubblica di azioni Pge, la principale compagnia elettrica polacca. L’attenzione degli investitori alla quotazione di nuove imprese, o la cessione di asset pubblici, è un segnale positivo che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non dovrebbe ignorare. Ma cosa può mettere sul mercato?

Una lista parziale e provvisoria è disponibile nello specifico capitolo di Liberare l’Italia, il manuale delle riforme che l’IBL ha pubblicato alla vigilia delle scorse elezioni. In quel piccolo censimento, opera di Jacopo Perego, ci si era concentrati sulle grandi aziende. Tolta Alitalia, che nel modo piuttosto rocambolesco descritto da Andrea Giuricin è comunque uscita dal pancione dello Stato, restano: Ferrovie dello Stato (che racchiude Rfi e Trenitalia), Poste, il 30 per cento dell’Enel, il 30 per cento dell’Eni (anche qui andrebbero separate le reti dalle attività commerciali), il 32 per cento di Finmeccanica, Fincantieri, il 36 per cento di Terna, la Cassa depositi e prestiti, Fintecna, e Sogin (già interessata da un processo di riorganizzazione molto pasticciato).

E’ difficile dire quanto queste privatizzazioni potrebbero fruttare. Al di là della valutazione delle non quotate, la vendita in blocco di un pacchetto rilevante in quelle quotate porterebbe probabilmente a uno sconto rispetto ai valori attuali. D’altro canto, vi sono casi – il più rilevante è l’Eni – in cui la contestuale riorganizzazione del gruppo potrebbe creare valore, più che bilanciando la perdita dovuta alla improvvisa immissione sul mercato dei titoli oggi detenuti dallo Stato, direttamente o tramite la Cdp.

A tutto questo ben di Dio, si aggiunge l’immenso patrimonio immobiliare dello Stato e, per quel che riguarda gli enti locali, le municipalizzate (qui la nostra indagine di alcuni anni fa, qui il caso studio sulla parte bresciana di A2A). Una prospettiva più ampia e aggiornata è disponibile sul sito del Privatization Barometer, meritoria iniziativa della Fondazione Iri e della Fondazione Mattei (e nemesi dei rispettivi santi patroni?). Cosa voglio dire? Che c’è molto sotto il tappeto pubblico che aspetta solo di essere messo sul mercato, ottenendo contemporaneamente il risultato di valorizzare asset troppo spesso gestiti con almeno un pizzico di clientelismo, dare pane per i denti del mercato, e fluidificare la concorrenza.

Con le privatizzazioni, ovviamente, non si può finanziare una manovra come il taglio dell’Irap, che ha ricadute strutturali. Ma si può abbattere il debito pubblico, le cui proporzioni in rapporto al Pil sono ben più che allarmanti. Alla vigilia della probabile risalita dei tassi, non sarebbe una mossa sbagliata per il Tesoro, e di certo sarebbe una cosa buona e giusta per il mercato.

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9 Responses

  1. Scarthorse

    Visto come sono andate le precedenti, occorrerebbe prima stabilire un modo per distinguere le “privatizzazioni” dai regali. Ed è ovvio che un Governo, qualunque esso sia, non deve fare regali soprattutto se i regali sono stati comprati con i soldi di tutti.
    Poi visti i criteri di certe gestioni private mille volte meglio che le risorse, in particolare quelle strategiche, rimangano saldamente in mani pubbliche che almeno sono sottoposte ad un controllo democratico.

  2. Paolo

    Diciamo che ENI, ENEL e Finmeccanica non “dipendono” solo dal ministero dell’Economia ma anche da quello degli Esteri, quindi la vedo ardua, per il resto teoricamente si potrebbe fare, ma viste le precedenti privatizzazioni non penso si possa creare all’interno dell’opinione pubblica un movimento tale da spingere i politici a muoversi in questo senso.

  3. liberal

    Considerato chi è Capo del Governo , meglio rimandare certe cose serie alla prossima occasione! Si è vista mai una volpe fare gli interessi dei polli?

  4. Piero

    su alcune di queste privatizzazioni son d’accordo (le Reti in generale).. sulla separazione Fornitori/Reti son più che d’accordo.. su altre sono un pò più cauto (il 30% di Eni e Finmeccanica).. aggingo un’opinione : l’incasso dovrebbe essere interamente vincolato alla riduzione strutturale di un Debito Pubblico già oggi anno 2009 (al netto del Nero che non paga le tasse) sopra il 120%… è una priorità sulla spesa corrente o sulla riduzione dell’Irap con una una tantum (vedi scudo/amnistia fiscale).. e pure su presunti Investimenti pazzi tipo il Ponte di Messina..

  5. aldo

    diciamo che le peggiori in termini di regalie le ha fatte il CSX, poi sarebbe anche da mettersi d’accordo sul fatto di come privatizzare? con soldi veri o con quelli a prestito?
    io partirei dalle municipalizzate e dalla banca del sud, poi però qualcuno si dovrebbe ricordare che negli USA, qualche settore è considerato strategico per cui lo puoi pure fare gestire dai privati, aeroporti – porti, ma c’è un bel cane da guardia che verifica che tutto funzioni e soprattutto non vada a vantaggio di qualche altro paese ed a svantaggio degli USA.

  6. Riccardo

    Ma perché lo Stato dovrebbe disfarsi di cespiti che producono redditi (dividendi eni, enel,…) per regalarli ai soliti noti del capitalismo italiano che li comprano, non con denaro sonante, ma con operazioni di leveraged buy-out, spolpando le aziende, mandando a casa lavoratori e trasferendo la ricchezza nel loro conto corrente !?

    p.s. Di per sé non sarei contrario alle liberalizzazioni, ma a vedere cosa è successo dopo le ultime mi viene da rimpiangere il panettone di Stato.

  7. Scarthorse

    Sottoscrivo quanto affermato da Riccardo. P.S. compreso.
    In tema di “privatizzazioni” e loro modalità ci sarebbe da riflettere poi su esempi come la concessione alla Omnitel di De Benedetti firmata a governo di centrosinistra scaduto. O sulle ex banche pubbliche/IRI privatizzate da Prodi e finite nella disponibilità di Fondazioni dominate da esponenti della Margherita/PDS ora PD.

  8. Piero

    @Scarthorse

    condivido l’elenco.. aggiungo x completezza la recente finta Privatizzazione dell’Alitalia di SB.. con 5 mld a carico dei contribuienti (+ rinnovo concessioni autostradali “senza mutande” all’Amico che t’ha aiutato con CAI) x poi rivenderla alla stessa AirFrance a cui Prodi l’aveva sbolognata a costo quasi zero (+ fregatura Malpensa ai Leghisti x buon peso:)…

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