Un consiglio non richiesto sull’Agenzia nucleare

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (3 voti, media: 4,67 su 5)
Loading...

Il primo passo concreto per il ritorno all’atomo – dopo l’approvazione della legge sviluppo, che delega il governo a emanare decreti su una quantità di questioni – è la creazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Bozze apocrife dello statuto e quintetti di candidati al momento privi di paternità circolano da un po’, ma i giochi non sono ancora chiusi. E’ significativa e positiva, allora, la mano tesa verso l’opposizione del sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, che, in occasione del Forum su “Meeting the Challenges of Returning to Nuclear Energy: Italian and US Perspectives” (per gli abbonati a Quotidiano Energia, qui il resoconto di Luca Tabasso), ha avanzato alcune interessanti ipotesi di lavoro.

In particolare, Saglia ha spiegato che

vogliamo sviluppare un confronto con l’opposizione al fine di avere un comune denominatore.

Nella sostanza, questo significa che il governo intende, attraverso le nomine del collegio e di un direttore generale “forte”, dare all’Agenzia quell’indipendenza che, nei fatti e alle apparenze, la legge non le riconosce. Infatti, la nomina dei componenti spetta al governo (il presidente al premier, i membri del board due a testa a ministero dello Sviluppo economico e ministero dell’Ambiente). Non è richiesto alcun parere vincolante, tanto meno a maggioranza qualificata, alle commissioni parlamentari competenti. Quindi, la credibilità dell’agenzia – non essendo garantita dalle procedura di nomina e selezione dei suoi componenti – è legata esclusivamente al loro prestigio.

L’apertura di Saglia, quindi, indica la perfetta comprensione di questo fatto: tanto che il sottosegretario si è spinto a chiedere all’opposizione di indicare una rosa di nomi. Come ha pungolato Giorgio Carlevaro sulla Staffetta (anche qui solo per abbonati) vedremo se sarà il ministero di Claudio Scajola o quello di Stefania Prestigiacomo, a sacrificarsi per spazio alla minoranza. Ma, soprattutto, vedremo se il Pd, regnante Pierluigi Bersani, saprà accettare la sfida. Intanto, dicevo, qualche nome inizia a circolare. E’ coerente con l’auspicio di Saglia? Lascio decidere a voi. Un informato articolo di Luca Iezzi sulla Repubblica di ieri riferisce che in poll position ci sarebbero due nomi: Carlo Jean e Maurizio Cumo.

Il primo è un generale dell’esercito, noto per la sua lucida lettura delle evoluzioni geopolitiche. La sua competenza nucleare (che la legge richiede per i componenti dell’Agenzia) è legata soprattutto all’esperienza come presidente di Sogin, periodo durante il quale non si ricoprì di onore. L’azienda, infatti, non ebbe una performance stellare (tant’è che il cambio-marcia, all’arrivo di Massimo Romano, oggi commissariato, fu evidente). Ma il passaggio più critico della gestione Jean fu il fallimento col deposito per le scorie di Scanzano, che in seguito alle proteste della popolazione fu rapidamente cancellato. Molti ritengono che, all’origine della marcia indietro, stia una fallimentare strategia di comunicazione.

Maurizio Cumo è un ingegnere nucleare sulla cui competenza tecnica nessuno può dubitare, anche lui con un passato da presidente della Sogin durante la gestione Romano.

La mia perplessità su questi due nomi – specie in relazione alla carica di presidente dell’Agenzia – è che, pur non difettando di esperienza e competenza, rischiano di trasmettere la sensazione sbagliata. Come ha detto Saglia, compito dell’Agenzia, specie nelle fasi iniziali, non è solo vigilare sulla realizzazione e l’esercizio degli impianti (a proposito: mancano i soldi e il personale è scarso), ma anche e direi soprattutto “rassicurare l’opinione pubblica”.

Con tutto il rispetto, un ex militare e un ingegnere nucleare non hanno il profilo più indicato per questo. Perché chiunque voglia, anche in malafede, gettare benzina sul fuoco del populismo non dovrà far altro che denunciare il fatto che, per formazione, entrambi sono portati a un “bias” pro-nucleare. Come se ne esce? Secondo me, prendendo sul serio e rilanciando la sfida di Saglia. Cioè trovando un nome – come presidente, non come semplice componente – autorevole, in nessun modo riconducibile al centrodestra, rispettato, stimato e conosciuto. Uno che abbia competenze non tanto relative alla tecnica nucleare – per questo c’è la struttura e ci sono comunque i quattro consiglieri – quanto piuttosto agli aspetti sanitari e ambientali. Uno che la gente comune possa identificare come “uno di cui posso fidarmi”. Uno sicuramente non di primo pelo. Uno, magari, con qualche esperienza politica, ma che si sia distinto per la sua autonomia di giudizio. Magari un anziano e rispettato e indiscutibile oncologo, che proprio in virtù dei suoi studi si è esposto, dal centrosinistra, a favore del nucleare.

Io un nome in mente, in grado di combaciare perfettamente con questo profilo, ce l’avrei anche. E voi?

Commenti [8]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *