25
Ott
2009

Ecco perché qui si tifa Erogasmet

Normalmente noi dell’IBL non guardiamo ai risultati del mercato, o ai soggetti che vi partecipano, ma agli aspetti strutturali: norme e regole. Vi sono però alcuni (rari) casi in cui dall’esito di una trattativa può dipendere molto. Sia in termini di funzionamento del mercato, sia in termini di sua evoluzione prospettiva. La gara per le reti di distribuzione del gas di E.On, qui raccontata da Jacopo Giliberto, è uno di quei casi. Noi tifiamo per Erogasmet.

La ragione è semplice ma non banale. Il gruppo tedesco E.On ha deciso di cedere le proprie reti distribuzione gas. Si tratta di circa 9.500 chilometri, e una quota di mercato di circa il 4 per cento. Alla gara si sono presentate tre cordate: una guidata dal Fondo per le infrastrutture, l’altra da Italgas/Snam Rete Gas, la terza dal gruppo bresciano indipendente Erogasmet.

F2i è una realtà ambigua, formalmente privata ma con una vocazione a quello che nei salotti buoni si chiama “l’interesse pubblico”. Nella sua compagine azionaria occupa un ruolo ingombrante – anche se non preponderante, in punto di quote – la Cassa depositi e prestiti, strumento principe dell’interventismo pubblico post-Iri. Battezzato da Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, mai rinnegato da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, F2i è un fondo che, nato (così si disse) per fare le infrastrutture che i privati non fanno, ben presto si è rivolto al mercato alla ricerca di investimenti “normali”. Le mie perplessità sulle conseguenze di una sua vittoria nella gara le ho già espresse qui, e derivano in parte dalla sua natura semipubblica, e in parte sono confermate dalla vittoriosa partecipazione alla gara per Enel Rete Gas, oltre 30 mila chilometri e una quota di mercato poco sotto il 17 per cento. F2i sta costituendo un polo semipubblico nella distribuzione locale gas.

F2i è comunque un gentile agnellino, rispetto al secondo concorrente. Italgas non credo richieda commenti o spiegazioni particolari. Con 31 mila chilometri di rete e il 36 per cento del mercato, si tratta di gran lunga del primo operatore del mercato. Da pochi mesi, in seguito al processo di riorganizzazione dell’Eni che ha portato all’accorpamento di tutti i business regolati, la sua proprietà è stata conferita a Snam Rete Gas, che controlla anche gli stoccaggi e la rete di trasporto nazionale. Qui è disponibile una presentazione sull’impero Italgas. Va da sé che il conflitto di interessi da noi sempre denunciato, che deriva dall’allineamento degli interessi tra i gestori delle infrastrutture e l’incumbent sul mercato del gas, sarebbe ulteriormente esacerbato dall’infittimento della rete.

E’ evidente, dunque, il motivo per cui “tifiamo” Erogasmet, che è un gruppo indipendente e privato con la freschezza del newcomer, le spalle abbastanza larghe da mirare a una crescita dimensionale e contribuire al necessario processo di aggregazione, e non soffre né di conflitti di interessi derivanti dall’integrazione verticale, né si colloca in alcun limbo tra pubblico e privato (ciò detto, e con tutto il male che se ne può dire, nella nostra prospettiva meglio F2i di Italgas).

Il problema del settore della distribuzione del gas è apparentemente duplice, di fatto uno solo. Da un lato – al di là di un pugno di operatori più grandi – è estremamente frammentato, con pesanti conseguenze sulla sua efficienza economica, come viene bene argomentato nella parte analitica di questo documento di consultazione dell’Autorità per l’energia. Dall’altro, la regola è appunto l’integrazione verticale: a parte Italgas, per il resto la maggior parte delle piccole e piccolissime reti (e alcuni grandi: Genova, Torino, Milano, Roma…) sono controllate da municipalizzate che monopolizzano i mercati locali, anche (ma non solo) grazie a comportamenti opportunistici (tanto che diversi casi sono sotto il faro dell’Antitrust). Non mi dilungo sul caos delle concessioni.

L’Autorità per l’energia, nel citato documento di consultazione, propone di avviare un processo di consolidamento attraverso la leva degli ambiti. Per le ragioni che qui spieghiamo assieme a Federico Testa, è una soluzione discutibile, anche perché di fatto punta alla definizione per via regolatoria dell’ “optimal size” di imprese operanti sul mercato, sebbene si tratti di un segmento regolato. Inoltre, non credo si possa disgiungere questo aspetto dall’altro, cioè le conseguenze anticompetitive dell’integrazione verticale che sono rese patologiche dal controllo pubblico sulle municipalizzate (e su Italgas via Eni). Per uscirne vivi, è importante ripensare complessivamente la struttura del mercato, sancendo in primis il principio dell’unbundling (specie sulle infrastrutture pre-esistenti alla liberalizzazione), e poi l’uscita degli azionisti pubblici da tutto e da tutti. Se ciò è molto facile da immaginarsi per le aziende che vendono servizi, lo è forse meno per le reti e le infrastrutture: ma anche qui, come nel caso di questa proposta di Angelo Miglietta e Federico Testa che discuteremo domani a Torino, si possono trovare soluzioni ragionevoli e creative.

Il punto focale, però, è la fuoriuscita del pubblico dal business, a tutti i livelli. Per questo, tornando al punto di partenza di questa riflessione, non possiamo non tifare Erogasmet.

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2 Responses

  1. Piero

    daccordo con te su Erogasmet che sappiamo già che perderà
    daccordo con te sui danni dell’integrazione verticale Eni/Snrg
    daccordo con te su F2i che non sapendo innovare stabilizza i ritorni
    unica differenza: se vivessimo in paradiso una quota moderata di Cdp nelle Reti (il resto al mercato con max quote di partecipazione e vilcoli ai parasociali) proprio così male non la vedrei..

  2. Andrea

    Buongiorno, sono dipendente di un’azienda di distribuzione gas e mi occupo di mercato regalato. La situazione attuale di applicazione del decreto Letta sta producendo effetti nefasti sulla salute economica delle nostre aziende. Da un lato abbiamo una AEEG che delibera a getto continuo pensando di spremere le aziende come limoni, dall’altro i comuni pensano di spremere quello che resta dei limoni spremuti attraverso gare di concessione al rialzo.
    Sono convinto che allargare gli ambiti consentirà alle aziende di sopportare meglio le pressioni di AEEG e dei comuni.
    Per venire al caso della vendita delle reti E.ON, circolano da mesi indiscrezioni ) sui contatti che Erogasmet intratterrebbe con altre aziende distributrici gas al fine di ripartirsi l’acquisto. Non rilevo che il vostro articolo citi queste indiscrezioni (di cui sono sicuro anche voi siate a conoscenza). Mi piacerebbe avere un parere in proposito.
    Cari saluti
    Andrea

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