24
Ott
2009

L’odiata IRAP, le parole e i fatti

Se dovessimo tenere un ideale referendum tra le imprese italiane sull’imposta più odiata, non c’è dubbio che l’IRAP vincerebbe la palma. Vincenzo Visco, che la inventò dieci anni fa unificando imposte diverse tra cui l’Iciap e l’ILOR, non è mai stato d’accordo. Il punto che lo lascia senza parole, è che senza Irap non ci sarebbe il pilastro regionale per finanziare la sanità, al di là dei trasferimenti nazionali al Fondo sanitario. Ma alcune caratteristiche dell’imposta l’hanno resa particolarmente odiosa. Colpisce più duramente quanto più manodopera l’impresa occupa. E lo Stato ne pretende il pagamento anche in caso di reddito negativo, quando l’impresa è in perdita.

Per questo, da anni i governi hanno di volta in volta annunciato il suo graduale abbattimento. Troppo graduale, hanno pensato le imprese dopo i primi taglietti effettuati dal governo Prodi. È per questo che il centrodestra ha fatto dell’annullamento dell’Irap un esplicito impegno elettorale. Rilanciato da Silvio Berlusconi tre giorni fa. Ribadito ieri da Tremonti e Letta, incontrando le Regioni. La soluzione finale verrà solo con il federalismo fiscale, ha detto Tremonti, proprio perché va compresa in un quadro di imposte e risorse proprie che rendano le Regioni responsabili di quello che spendono.

Bisogna dedurne che il governo ha deciso di accelerare sull’attuazione del federalismo fiscale. In caso contrario, tutte le imprese e dunque milioni di elettori avrebbero l’impressione che si tratta ancora di un annuncio per suscitare aspettative, dopo il quale si prende altro tempo. È vero, occorre essere responsabili per il debito pubblico, la prima preoccupazione di Tremonti ogni qualvolta gli si propongono misure che s traducano in deficit aggiuntivo. E l’Irap nel 2008 ha portato alle casse pubbliche oltre 38 miliardi di euro. È anche vero che gli introiti dello scudo fiscale, essendo una tantum, non possono finanziare tagli strutturali e permanenti alle entrate. È anche vero però, sostengono gli imprenditori che ieri hanno coperto di applausi a Mantova il capo dei piccoli di Confindustria Giuseppe Morandini, che ci sono ancora miliardi di euro di sprechi nella spesa pubblica, che le province nessuno le ha tagliate, che le cronache continuano a proporre esempi di carrozzoni pubblici con politici che assumono centinaia di raccomandati. La politica si dia una mossa, allora, se non vuole assistere all’asfissia crescente che grava su tantissime aziende.

Se davvero si volesse mettere mano da subito a una graduale riduzione dell’IRAP, una volta tagliata spesa pubblica equivalente, il problema diventa da dove cominciare. Le strade possibili sono almeno tre. C’è innanzitutto chi propone di concentrare la prima riduzione accrescendo la deduzione degli interessi passivi. L’effetto potrebbe essere però quello di concentrare i benefici sulle banche e sugli intermediari finanziari: è davvero questa, la priorità da seguire?

Una seconda strada è quella invece di attenuare o addirittura annullare la componente dell’imposta che grava sul numero di dipendenti. È sicuramente questa, la richiesta maggioritaria che viene dalle imprese manifatturiere e dei servizi. Ma attenzione: anche qui, se non si interviene con cura, si potrebbe finire per agevolare soprattutto le grandi imprese, piuttosto che le piccole che a migliaia sono ancora più a rischio.

La terza strada è quella di concentrarsi invece solo sulla piccolissima impresa, quella che attualmente gode del regime di franchigia. In questo terzo caso, però, significa limitarsi alla fascia di aziende fino a 180mila euro di fatturato. Non va bene neanche questo, a giudicare dagli allarmi levatisi ieri a Mantova. La soluzione preferibile sarebbe quella di una prima diminuzione concentrata su una fascia di piccole imprese più estesa. Nel quadro di un annuncio preciso, in termini temporali, degli sgravi ulteriori negli anni a seguire per le aziende, in maniera che esse da subito possano almeno pianificare i propri flussi finanziari. Questo, naturalmente, sempre che si voglia cominciare davvero. In caso contrario, avrebbe ragione Tremonti: era meglio, cioè, in definitiva, non annunciare nulla.

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7 Responses

  1. Pastore Sardo

    Anche stamattina nella trasmissione Omnibus si è parlato dell’IRAP e di questi 38 Miliardi di Euro, tra tutti gli illustri personaggi presenti non c’e stato nessuno che ha detto che l’anno prossimo la riduzione dell’imposta in termini di gettito verso lo stato sarà “automatica”.
    Le imprese non stanno fatturando e guadagnando, anche tenendo conto di una diminuzione dei dipendenti licenziati da queste aziende per far quadrare i conti, non si avrebbe la possibilità di mantenere questo gettito.
    Purtroppo ha ragione Tremonti, stiamo parlando di aria fritta e l’unica soluzione, a prescindere, è il federalismo fiscale.

  2. angelo

    1) l’imposta IRAP è particolarmente odiata dalle cooperative che per +/- il 90% dei loro costi è rappresentato da costi per il personale-soci e che come noto non sono detraibili dall’imponibile IRAP;
    2) l’IRAP, essendo una imposta “regionale”, non è contabilizzata nel bilancio dello Stato e quindi invito quanti si cimentano nel conteggio dell’evasione fiscale di imprese, autonomi, artigiani ecc., (deducendo i dati dal bilancio dello Stato) di ricordarsi di aggiungere questo gettito al conteggio e vedranno che i dati cambiano….
    cordialmente angelo

  3. andrea lucangeli

    Federalismo fiscale al più presto, abolizione (graduale) dell’IRAP, abolizione (se mai sarà possibile) del sostituto d’imposta per i lavoratori dipendenti: ma questa è la “manna dal cielo”, una “rivoluzione liberale” in economia !!! Se Berlusca avrà “palle”, con Tremonti “protetto” dalla Lega (e dallo scudo di Alberto da Giussano…) forse qualcosa comincerà a muoversi.- Confindustria farebbe bene a smetterla con i proclami ciarlieri , meno meetings, meno ciarpame mediatico e invece cominciare a “dare una mano” concreta ai “rivoluzionari”….- Rinunce alle prebende di Stato, agli “aiutini” alla FIAT, impegni e scadenze precise, non generiche affermazioni “marcegagliesche”….sconsolatamente banali….- Ora o mai più, questo è il momento dei coraggiosi non dei capelli cotonati…..

  4. Paolo

    Caro Giannino, ma questo benedetto federalismo fiscale quando lo si vorrebbe fare? Tremonti lo menziona un giorno sì e uno no, dice sarà la riforma che rilancerà il Paese (contrapponendole a quelle proposte da Giavazzi & co.), concordo con quanto sostiene Tremonti ma mi sfugge totalmente la tempistica. Saprebbe darmi qualche indicazione?

    Per quanto riguarda l’abolizione dell’IRAP, perché l’IBL non elabora un proprio studio che dimostri l’eventuale fattibilità?

  5. armando

    in quanto al sostituto d imposta esiste anche il versamento

    dell iva delle aziende

    questo sistema dell iva e un incitamento al furto e all evasione

  6. lanfranco

    tra le cose da fare per ridurre la spesa pubblica, aggiungerei la riduzione dei parlamentari che considero la madre delle riforme

  7. Piero

    i tuoi nemici della Voce Bocconiana/Dalemiana dicono che di fatto l’Irap è una imposta sul Valore Quasi Aggiunto come l’Iva (ed è x questo che non detrae Interessi e Costo Lavoro) x cui le Imprese “di fatto” agiscono come Sostituto d’Imposta del mercato finale.. ed è per questo che come l’Iva si paga anche quando si perde..

    ad onor di Visco Vampiro diciamo però che anni fa quando l’economia non era in crack gli Interessi spesso eramo Passivi xrchè le imprese sono strutturalmente sottocapitalizzate… sia perchè l’imprenditore preferisce rimaner piccolo ma non perdere il controllo… sia perchè siamo la Patria del Nero..

    Tremonti stesso spiegò 15 anni fa in un libro sul Diritto Tributario che da noi l’imprenditore preferisce fornire alla banca una garanzia x il prestito che la stessa poi girerà alla sua stessa impresa sostiuendo così una imposizione del 35% (Dividendi) con una al 12,5% (Bond)… niente male… ma oggi penso che ciò sia meno vero di prima..

    cmq guardiamo all’oggi 2009.. quest’uscita è solo uno slogan prima delle elezioni xrchè il governo è in forte difficoltà.. e le provincie aumentano.. alla Sicilia diamo 5 mld x non far cadere il Governo.. l’Alitalia ci è costata 5 mld x rivenderla di fatto alla stessa AirFrance che si sarebbe accollata gli stessi.. la Tassa Libia sono altri 5 mld.. eccetera eccerera..

    infine una riduzione fiscale (POST taglio spesa) dovrebbe essere equamente ripartita tra Imprese e Dipendenti…

    quindi concordo con Tremonti e con Ugo Arrigo… e s-concordo con te…
    ciao.. Piero

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