16
Ott
2009

A Brescia come a Siena, l’aereo sbatte contro i campanili

Sulle questioni del trasporto aereo e delle strutture aeroportuali sono più volte autorevolmente intervenuti, anche su questo blog, autentici esperti come Ugo Arrigo e Andrea Giuricin: e non voglio affatto togliere loro il lavoro. Penso però possa essere utile riportare, proprio a sostegno delle analisi che vanno svolgendo, qualche elemento su ciò che sta avvenendo in alcuni contesti periferici: proprio per suffragare quelle analisi e mostrare quanto sia irrazionale la pretesa del ceto politico di programmare il trasporto aereo fuori da ogni logica di mercato.

Parte prima: Brescia – Verona. Continua la telenovela che vede le forze politiche lombarde impegnate in un braccio di ferro volto a sganciare l’aeroporto di Montichiari dalla veronese Catullo. Le notizie si succedono in maniera irregolare: e se qualche giorno fa la “secessione” bresciana sembrava già cosa fatta (tanto che sul “Corriere della Sera” si poteva leggere “Montichiari vola verso Brescia. Il divorzio da Verona costerà 80 milioni. Provincia pronta a vendere quote della Serenissima”), in realtà i giochi sono ancora aperti, come lascia intendere un articolo apparso ora su “L’Arena” (“Catullo, Verona prende tempo e studia una doppia strategia). È insomma tutto un fiorire di progetti, piani, ipotesi di sinergie, in mezzo a tensioni molto forti e non sempre mascherate, con i soci bresciani (Provincia e Camera di Commercio) che in assenza di un’intesa sono orientati a non sottoscrivere l’aumento di capitale.

Il dato fuori discussione è che per il Catullo l’aeroporto di Montichiari rappresenta un salasso insopportabile, mentre sul lato bresciano della barricata chiunque abbia un qualche ruolo pubblico sventola la bandiera della difesa di presunti interessi locali, con l’obiettivo di sostenere un progetto che forse garantirà anche poltrone da spartire, ma che con ogni probabilità si rivelerà – sul piano industriale – un buco nell’acqua.

Nessuno può dirlo ora con certezza, d’accordo, poiché è anche possibile – sebbene sia altamente improbabile – che nei prossimi anni si apra uno spazio eccezionale per l’aeroporto di Montichiari. Ma sorprende che non si vedano autentici investitori privati farsi avanti per acquisire lo scalo, entrare nell’affare e cogliere al volo quella che, a Brescia, viene sempre venduta come una struttura con grandi potenzialità. In realtà, tutti quanti si dichiarano paladini dell’aeroporto sono pronti a mettere sul tavolo soltanto i soldi degli altri: in primo luogo, dei contribuenti.

Parte seconda: Siena – Arezzo. Stesso discorso – e perfino ancor più risibile – ad un’altra latitudine. Nel capoluogo senese, che conta meno di 60 mila abitanti e che è difficile da raggiungere sia per strada che per ferrovia (ma di questo ci si occupa poco), da tempo non si discute che dell’aeroporto di Ampugnano: che per ora, va detto, è quasi interamente in mente Dei. Poco importa che Siena, ancor più che a Brescia, manchi ogni possibilità di avere una massa critica sufficiente in grado di rendere redditizia l’operazione. Parafrasando Pascal, la politica conosce ragioni che la ragione non conosce. E per giunta ora appare in scena pure Arezzo, che con il sindaco Fanfani propone Bettolle (frazione di Sinalunga), quale località a metà strada tra il capoluogo aretino e Siena, e solo per questo candidata ideale ad ospitare un aeroporto.

Che dire? Soltanto che è desolante constatare che pochi hanno chiaro come nessuno sia in grado di stabilire, a priori, di quanti aeroporti abbia bisogno l’Italia, dove debbano essere, quali dimensioni debbano avere e come debbano essere organizzati. Perché nessuno può dire con assoluta certezza che Brescia e Siena non “meritano” un aeroporto e magari anche un grande aeroporto. Ma l’unica maniera per provare a rispondere a queste domande è che si abbia aeroporti privati, in concorrenza tra loro, gestiti da capitalisti che vi hanno messo soldi loro e che quindi abbiano tutto l’interesse ad acquisire informazioni affidabili e muoversi in maniera accorta.

In assenza di logiche di mercato, e purtroppo è in questa situazione che ci troviamo (da una parte come dall’altra, tutto il gioco è in mano a Sindaci e Presidenti di Provincia…), a livello locale si assiste alla riproduzione di quelle logiche nefaste – a metà tra politica ed economia – che hanno fatalmente condotto agli sprechi di Alitalia, Trenitalia, Tirrenia e via dicendo.

Non è davvero uno spettacolo edificante.

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2 Responses

  1. Dalla lettura del suo messaggio non credo che Lei sia a conoscenza che la Commissione Europea ha aperto una procedura di verifica infrazione V.I.A. e V.A.S. per l’Aeroporto “Catullo”
    http://www.vivicaselle.eu/archivio/ARES-2008-61520.pdf

    il cui iter ormai potrebbe considerarsi concluso dato che a breve vi sarà la decisione finale che dovrebbe esaminare anche la modifica delle rotte di decollo che ora impattano sulla città di Verona EU-PILOT: 240/08/ENVI – Aeroporto di Verona – Violazione delle Direttive CE: V.I.A. e V.A.S.
    http://vivicaselle.blogspot.com/2009/09/eu-pilot-24008envi-aeroporto-di-verona.html

    e dato che per le normative in vigore “laddove vi sia stata violazione della V.I.A. le autorizzazioni sono nulle” come per i Pontili dell’Isola di Ponza che sono sotto sequestro da mesi per violazione delle norme ambientali: “Aeroporto, Quadrante e… “Prima ch’el pioa… meti le fassine al cuerto”.
    http://vivicaselle.blogspot.com/2009/08/aeroporto-quadrante-e-prima-chel-pioa.html

    questo potrebbe accadere anche all’Aeroporto di Verona che è senza V.I.A. (VIA che dal 2000 possiede Montichiari)
    http://www.minambiente.it/moduli/output_immagine.php?id=1629
    e per il Piano di Sviluppo Aeroportuale del Catullo che è senza VAS (VAS che dal 2006 possiede Montichiari)
    http://www.provincia.brescia.it/portal/page/portal/provincia/temiProvincia/territorio/valutazioneAmbientaleStrategicaAeroportoDiMontichiari
    e pertanto credo che sia utile per Lei avere la conoscenza di queste informazioni Distinti saluti
    Beniamino Sandrini

  2. marco

    Beh…sull’aeroporto di Siena è stato fatto l’aumento di capitale sociale della società e credo che il fondo Galaxy non abbia minimamente intenzione di tirarsi indietro. D’altronde il dietro-le-quinte della politica senese ha già deciso da molto tempo. Quanto infine ai numeri: si fa bene a citare i 60000 abitanti di siena ma possiamo anche aggiungere il resto del bacino che va da grosseto sino ad arezzo per una popolazione che quindi si avvicina al milione di abitanti più che ai 60 mila. Detto questo è giusto anche sottolineare che siena non guarda al mondo ma è il mondo che guarda siena e la toscana. Chi ha scritto l’articolo evidentemente non è mai stato nella provincia di siena per rendersi conto di quanti turisti stranieri affollino l’intera provincia lungo tutto l’anno. Se a ciò aggiungiamo anche che la attigua provincia di grosseto è presa d’assalto da giugno a settembre, si capisce anche che l’aeroporto non va visto come la caramellina da dare al popolo minuto ma come l’occasione da non perdere: chi è giovane come me sa bene che oggi una delle uniche compagnie aeree in utile è ryanair e che il turismo europeo lo sta impostando il lowcost più che i gusti personali della gente: “si va dove c’è l’offertona col volo low cost..”. Perdere questa fetta di mercato è un delitto d’orgoglio che prima o poi si finirà per pagare.

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