8
Ott
2009

GermaniaFutura

Ieri e oggi grande spazio sui media per la nuova associazione di Montezemolo, “ItaliaFutura”. Il Corsera dedicava ieri una pagina intera al rapporto sulla mobilità sociale presentato a Roma. Il Foglio riporta oggi il testo integrale del discorso dell’ex presidente di Confindustria tenuto nella medesima occasione. Nel corso della presentazione di “ItaliaFutura”, tre proposte sono state avanzate per togliere il gesso al paese. Non avendo intenzione di analizzarle una per una mi concedo un brevissimo commento sulla prima: non era più semplice intervenire direttamente sulle borse di studio? Ovvero, se il problema per molti giovani (bravi e intelligenti) è quello di non avere mezzi economici per iscriversi e frequentare per 5 anni l’università, qual è il rimedio? Premesso che le tasse universitarie in Italia sono particolarmente basse, e discriminano troppo poco tra chi potrebbe pagare rette più alte (perchè proveniente da una famiglia benestante) e chi invece dimostra difficoltà dovute a situazioni economiche più modeste, come permettere ai giovani meritevoli di giungere ad una laurea? “ItaliaFutura” propone di creare una sorta di “fondo opportunità”, attivato alla nascita di ogni bimbo. Praticamente, ogni nuovo nato si troverà un conto corrente con 1.000 euro, che sarà integrato nel tempo rispettando diverse condizioni. La proposta sembra alquanto macchinosa e viene da chiedersi se la via più semplice non sia un’altra. Come accennato in precedenza, basterebbero rette più alte per finaziare borse di studio più sostanziose. Ad ogni modo, le proposte più interessanti, in questi giorni, non sono arrivate da Palazzo Colonna (dove si presentava il rapporto sulla mobilità sociale) ma dalla Germania. Naturalmente, “più interessanti” dal nostro punto di vista. Merkel e Westerwelle sono alle prese con la scrittura del programma per i prossimi anni di governo giallo-nero (Cdu-Liberali). Il leader dell’Fdp avrebbe proposto l’azzeramente di tutto il sistema bizantino di welfare con la sostituzione del “solo” reddito minimo di friedmaniana memoria. Di cosa si tratta? Prima di tutto, si tratta di fare tabula rasa di tutti i sussidi che vengono concessi per gli scopi più disparati. Fatto questo, il governo interverrebbe per garantire a tutti un salario minimo. Friedman chiamava questa alternativa radicale all’attuale sistema: “imposta negativa sul reddito”. Antonio Martino la spiega così:

Supponiamo che il livello di reddito individuale al di sopra del quale si cominciano a pagare imposte sia di 10 milioni di lire: questo è il primo elemento, quello che Friedman chiama “break-even point”. Nel sistema attuale, chi ha un reddito inferiore al minimo non paga imposte, e tutto finisce lì. Sulla base della proposta, invece, coloro che hanno un reddito inferiore al minimo riceverebbero dallo stato una percentuale della differenza fra reddito minimo e reddito percepito. Se tale percentuale fosse, per esempio, del 50%, un individuo con un reddito di 2 milioni riceverebbe dallo Stato 4 milioni (il 50% della differenza fra reddito minimo e reddito percepito). Questo è il secondo elemento, “l’aliquota di imposta negativa” (il 50% nel nostro caso ipotetico). E’ evidente che, dati i primi due elementi del nostro esempio, un sistema siffatto equivarrebbe a garantire un reddito di 5 milioni a coloro che non hanno percepito alcun reddito (il 50% della differenza fra reddito minimo e zero). Questo è il terzo elemento, cioè il “reddito garantito”.

Perchè un sistema del genere sarebbe preferibile? Innanzitutto permetterebbe a tutte le persone di scegliere direttamente come utilizzare il reddito minimo garantito, corrisposto in denaro. Secondariamente, renderebbe più trasparente e razionale il sistema degli aiuti ai cittadini bisognosi, togliendo di mezzo una quantità sterminata di burocrazia. Le risorse sarebbero destinate direttamente ai beneficiari e non all’apparato burocratica preposto alla loro amministrazione. La difficoltà starebbe nel quantificare correttamente i tre elementi prima richiamati: “break-even point”, aliquota e reddito garantito. Il rischio, come in tutti sistemi di welfare, è quello di disincentivare il lavoro. La proposta in sè è radicale, il modo in cui Westerwelle voglia attuarla non è ben chiaro. Ancora meno chiara è la possibilità che un progetto così ambizioso possa essere accettato nel paese diBismarck, ovvero l’ideatore dello Stato sociale. In un panorama come quello attuale dove i partiti di destra sembrerebbero avere perso il loro piglio liberale, l’idea dell’Fdp è senza dubbio lodevole. E se poi dovesse anche essere attuata… beh, vorrebbe dire che la GermaniaFutura ci piacerebbe di più dell’ItaliaFutura.

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3 Responses

  1. manT

    -1- ItaliaFutura sembra abbia preso d’esempio il CTF britannico
    (Child Trust Fund (CTF) is a savings and investment account for children. Children born on or after 1 September 2002 will receive a £250 voucher to start their account. The account belongs to the child and can’t be touched until they turn 18, so that children have some money behind them to start their adult life.)
    -2- Tifo per Westerwelle, ma dubito (l’allegerimento sarà solo di natura burocratica, non come l’ammontare del denaro riversato sulla società tedesca, ove anche gli immigrati ricevono i sussidi)

  2. Paolo_PD

    In Italia una cosa del genere produrrebbe un aumento delle famiglie indigenti. Inoltre la proposta del reddito minimo garantito a tutti è l’anticamera del “zitti e bonii!!”, oppure di stalinista memoria “tutti uguali e pronti per lo stato”. Chiediamoci quale stato? Quello dei Montezemolo che ha beneficiato per decenni dei sussidi all’evasione? O quello della famiglia Agnelli/Alkhan che ha beneficiato dello smembramento dell’industria italiana (poca, ma buona) a favore di un’ipotetica libertà di mercato. Libertà quando va bene, socialismo quando va male.
    Per quel che può valere un’opinione, credo che l’ipotesi azzardata oltre a provocare una serie infinita di danni economici a questo martoriato paese, mancante della più minima regola di rispetto, sarebbe anche uno schiaffo alle famiglie che vedrebbero vanificato il loro sacrificio a favore di un pezzo di pane passato dalla mensa statale.
    Correttamente, come nell’articolo, provvediamo a radere a zero i benefici inesistenti, a privatizzare quei quasi 4 milioni di statali e ad azzerrare quella foresta di mini-false pensioni. Snelliamo l’apparato burocratico (ma le regioni sono state create bell’apposta per aumentarlo, invece!), rimettiamo le divise ai bidelli e diamo loro la scopa per pulire i corridoi e punire gli scolari ribelli. In soldoni ridiamo allo stato quello che la selvaggia privatizzazione inutile e gradevole ai certi personaggi, ha tolto pesantemente scaricando sui cittadini il peso delle spese e dei rami morti.

  3. Fabio

    La proposta di Italia Futura è sicuramente macchinosa e statalistica. Sembra servire soprattutto a far tenere depositati un po’ di soldi (pubblici) nelle banche. Condivido invece l’idea di aumentare le tasse universitarie al fine di finanziare un aumento delle borse di studio. Ma non mi pare neppure questo il principale ostacolo al funzionamento del famoso ascensore sociale. A mio avviso per fare funzionare questo benedetto ascensore occorrono due condizioni essenziali: 1) elevato livello della scuola dalla primaria alla superiore perché un universitario ignorante può avere quante borse di studio desidera, ma molta strada non la farà. E’ a questo livello che oggi avviene la selezione. Provate a mandare vostro figlio in scuole elementari e medie piene di insegnanti ipersindacalizzati e di alunni che fanno persino fatica a parlare l’italiano, infine iscrivetelo a qualche sgarrupato istituto tecnico e vedrete come funziona bene per lui l'”ascensore sociale”; 2) diffusa crescita economica. L’arroccamento dei figli nelle professioni dei padri è infatti la conseguenza che si osserva tipicamente nei periodi di lunga stagnazione.

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