6
Ott
2009

McLouvre

La poetica warholiana che diventa realtà. La cultura pop che si fonde con quella “alta”. Il McDonald’s che apre un punto vendita al Louvre! Oggi il Corriere della Sera dedica ampio spazio all’arrivo di hamburger e patatine fritte sotto il naso della Gioconda. La cosa è bizzarra, tutto questo succede in Francia (ci tocca rivalutare i cugini di’Oltralpe?). Il paese della Cultura con la C maiuscola che cede all’americanizzazione e al simbolo del consumismo, roba da non crederci. E, in effetti, le posizioni critiche sembrerebbero sopravanzare quelle favorevoli. La Stampa, ieri riportava alcune dichiarazioni “a caldo”:

Parlando al “Telegraph”, uno dei curatori del museo francese, sotto anonimato, parla di un “ultimo smacco”: «è la quintessenza al consumismo, di una gastronomia malata, e poi diffonderà i suoi odori sgradevoli in tutto il museo». Sulla stessa linea Didier Rykner, direttore del website “Art Tribune”: «é un’iniziativa semplicemente scioccante».

Direi che queste affermazioni condensano il succo della questione. Trattasi infatti di questione puramente ideologica. Se invece di McDonald’s si fosse trattato di un altro ristoratore, le polemiche sarebbero state le stesse? Evidentemente, no. In questa situazione, il Josè Bové di turno è Jean Clair, rappresentante indiscusso dello snobismo più snob. Una frase sola pronunciata da Clair permette di inquadrare il personaggio: “La deriva mercantile trasforma l’arte in spettacolo e i musei in luna park”. Divertirsi in un museo è, evidentemente, una colpa. Il museo è un luogo sacro, che non può essere minimamente toccato da logiche commerciali. Come si faccia poi a mandare avanti un museo senza far di conto è un mistero.
Già in occasione dell’accordo stipulato fra il Louvre e la città di Abu Dhabi per la cessione del marchio e di alcune opere (pagate giustamente a caro prezzo: 700 milioni di euro), Clair aveva avuto modo di esprimere il suo sdegno: “Questo progetto dissennato è solo la manifestazione più spettacolare di una trasformazione radicale in corso in Europa in nome della redditività dell’arte”.
Vi è chi ha una concezione elitaria dell’arte, che aborrisce le mostre di massa e i grandi guadagni fatti dai musei, che considera l’arte come qualcosa di esoterico, non alla portata di tutti ma di un manipolo di eletti. E questa, temo, sia la posizione che accomuna la maggior parte delle persone che operano nel settore. Poi però vi sono esperienze di segno opposto, come le mostre di successo che portano migliaia e migliaia di persone davanti ad opere d’arte, accordi che fanno circolare il più possibile l’arte e la conoscenza, … e magari si riesce a guadagnare pure un po’ di denaro. Che c’è di male? Nulla.

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1 Response

  1. manT

    Non mi piace mangiare al McDonald’s (non incontra il mio gusto, preferisco la cucina italiana e quella giapponese).
    Ma a volte, durante i viaggi è l’unica alternativa a qlc che ti può portare anche all’attacco di diarrea(un eventualità rara lo ammetto) o un prosciugamento del budget giornaliero oppure a uno spreco di tempo spropositato…
    I punti di ristoro come McDonald’s sono cmq rassicuranti per uno viaggiatore (la cosa conosciuta da tutti ed economica) – e sappiamo tutti che il Louvre visitano sopratutto i turisti.
    Per loro è un sollievo e un riposo. La polemica snob è davvero anti-umana.

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