Stati Uniti, l’economia sta già perdendo slancio?

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (9 voti, media: 4,89 su 5)
Loading...

Il dato sui redditi personali di agosto mostra un incremento dello 0,2 per cento, 0,1 per cento oltre le attese. Le spese per consumi personali sono aumentate dell’1,3 per cento, 0,2 per cento in più del consenso, con il maggior incremento (5,3 per cento mensile) realizzato dalla categoria dei beni durevoli, un effetto del programma di rottamazione auto “cash for clunkers“. Il deflatore dei prezzi delle spese per consumi personali è cresciuto dello 0,3 per cento mensile. Di conseguenza, le spese personali reali sono aumentate dell’1 per cento mensile, mentre il reddito reale personale è calato nel mese dello 0,1 per cento. A causa dell’effetto una tantum di spinta ai consumi personali e di redditi nominali in moderato incremento, il tasso di risparmio è sceso dal 4 al 3 per cento. Nei mesi prossimi, in assenza di circostanze straordinarie come la rottamazione delle auto, è prevedibile che il risparmio torni a crescere, mentre la difficile situazione del mercato del lavoro (vedi oltre) non depone a favore di uno sviluppo dei consumi.

Dal versante dell’occupazione, il dato di oggi sui sussidi di disoccupazione, aumentati la scorsa settimana di 551.000 unità, è peggiore rispetto alle stime di consenso, oltre ad essere decisamente troppo elevato per un’economia che si trova nel ventiduesimo mese di recessione. Ieri, il dato degli occupati nel settore privato, realizzato dalla società specializzata ADP, ha evidenziato una distruzione netta di 254.000 impieghi nel mese di settembre.

Oggi è stato reso noto anche il dato dell’indice ISM manifatturiero di settembre, che ha evidenziato una prosecuzione dell’espansione, avendo fatto segnare un livello di 52,6. Tuttavia, si registra una lieve decelerazione rispetto al passo dell’attività di agosto, quando l’indice aveva registrato un valore di 52,9, e soprattutto il dato odierno è peggiore delle stime di consenso, che ipotizzavano un’accelerazione della crescita, al livello di 54 (ricordiamo che valori dell’indice superiori a 50 indicano espansione). A livello disaggregato, la componente riferita ai nuovi ordini perde 4 punti, a 60,8, ancora in confortevole espansione. Gli ordini arretrati aumentano di 1 punto, e per il terzo mese consecutivo. Gli ordini all’export calano di mezzo punto, ma restano prossimi al massimo da agosto 2008. Le scorte, componente chiave che dovrebbe guidare il rimbalzo del Pil nel terzo trimestre, crescono di ben 8 punti ed al massimo da ottobre 2008 ma, al livello di 42,5, stanno ancora contraendosi.

In sintesi, lo slancio della manifattura resta per ora intatto ma, venuti meno alcuni degli eventi eccezionali che vi hanno contribuito, l’economia si trova a rischio per il quarto trimestre, mentre per il terzo resta un consenso di crescita annualizzata del Pil del 3 per cento circa. Le note dolenti vengono, come detto, dal mercato del lavoro, la cui emorragia prosegue. Ciò significa che il consumatore americano, malgrado il soprassalto di vitalità “a credito” (tanto per cambiare) del terzo trimestre, già dal quarto trimestre tornerà a ripiegarsi su sé stesso. L’aspetto più inquietante di questa congiuntura è che la dinamica dei licenziamenti sta rallentando, sia pure in forte ritardo sulla ripresa dei livelli di attività, ma le dinamica delle nuove assunzioni resta straordinariamente muta.

Resta da vedere se Wall Street deciderà anche questa volta di ignorare i dati macro, quando non particolarmente favorevoli.

Commenti [1]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *