30
Set
2009

Incentivi auto, Marchionne va all’attacco

Trovo discutibile, che il governo abbia messo a disposizione la portaerei Cavour non ancora in servizio di squadra, per la presentazione della Fiat Punto Evo stasera nel golfo di La Spezia. Per carità, la trovata pubblicitaria della casa torinese è ottima, e capisco anche che a giudizio di molti, poiché la Fiat guadagna punti di mercato in Europa ed è alle prese con la sfida Chrysler negli Usa, tanto vale sostenerla nelle sue strategie di comunicazione mettendole a disposizione come scenario suggestivo il meglio della tecnologia che l’industria nazionale della difesa navale abbia realizzato dalla fine della seconda guerra mondiale. Tuttavia la Fiat non è sentita minimamente in imbarazzo, sul ponte della Cavour dove sfrecciava il suo ultimo prodotto, nel riproporre l’affondo verso il governo stesso. Marchionne è abile. ha premesso che Tremonti ha ragione, e che il governo deve fare il suo mestiere. Ha aggiunto che Tremonti ha anche ragione affermando che gli incentivi all’auto non sono un problema italiano ma europeo, e in  effetti in questo 2009 il governo gli incentivi li ha concessi dopo che francesi e spagnoli e britannici e tedeschi avevano potentemente deciso di fare i battistrada sulla via dei capitali pubblici per l’auto. Ma il ragionamento di Marchionne, pur abile e rispettoso, a ben vedere fa comunque acqua.

È vero che si sta aspettando la decisione britannica. E che la Francia ha già deciso per il proseguimento nel 2010 degli incentivi, graduati da 200 a 5.000 euro a seconda delle emissioni dell’auto che si acquista. La differenza essenziale è che però la Francia conferma  tale strumento pubblico in un quadro generale di tagli fiscali alle imprese che vale almeno 10 miliardi di euro netto di prelievo in meno per le aziende transalpine, nell’anno a venire. Come si vede dalla sintesi pubblicata oggi dal Figaro, quella francese è una manovra complessiva favorevole all’industria, composta di un mix di carbon tax e malus al parco automobilistico esistente, aumento del credito d’imposta all’edilizia, taglio deciso alla taxe professionelle che – con molta approssimazione – è analoga all’Irap italiana, e Robin tax invece alle imprese di reti, di tlc, ferroviarie e dell’energia. Capisco che da noi la Fiat pensi a se stessa. Ma la differenza è che, anche se altri confermano gli incentivi che anni addietro non hanno dato mentre noi sì, ora lo fanno in un quadro generale di interventi di politica energetica e di alleggerimento generale all’impresa: noi no.  Proprio perché ne è consapevole, Marchionne ha deciso questa sera di sfoderare l’arma del ricatto diretto. O incentivi o chiusura degli stabilimenti, ha detto. E sono quelli del Sud, naturalmente, come ciascuno di noi sa benissimo. E il governo per primo, se vuole evitare falò a Termini Imerese e Pomigliano, si trova come al solito rispetto a Torino con le spalle al muro.

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6 Responses

  1. stefano

    ….e questa storia sarebbe bene che finisse, va avanti da decenni, socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili.

    Il fatto è che , e quì dottor Giannino chiedo la sua opinione, in un contesto industriale come il nostro, caratterizzato da bassisima crescita negli ultimi anni e da un tonfo pauroso negli ultimi 12-18 mesi, si fa sempre più difficile poter uscire da questa strategia che la Fiat quando può rilancia.

    Ma queste incentivi servono a far sì che si vada meno peggio o a far sì’ che si vada un poco meglio ?

    In genere un contesto di crescita e sviluppo c’è spazio per poter assorbire la disoccupazione creata da aziende che non riescono a stare sul mercato ma oggi son ben pochi quelli che non han problemi e la mia impressione è che il governo pur di non avere altre gatte, nel breve periodo, da pelare assecondi tali signori.

    Strani anche i continui riferimenti del presidente del consiglio alle banche dicendo che stan facendo bene il loro lavoro. ma dove ? con chi ? con fiat forse
    Ma perchè ha bisogno di queste sponde ? secondo Lei perchè ?

    Io inviterei il Presidente del Consiglio a fare un giro per i distretti industriali delle province del nord, ad entrare nelle aziende, a parlare con gli imprenditori (quelli veri, non quelli politicamente sponsorizzati e pubblicamente finanziati), a toccar con mano la situazione del 95% delle aziende che con meno di 30 dipendenti tengono in piedi tutto il sistema.
    Queste cose non se le faccia raccontare dai molti quaquaraquà che purtroppo lo circondano.
    Che verifichi in prima persona anche lo stato delle aziende , non soltanto la qualità degli infissi delle case aquilane.

    Se anche dovessimo crescere di qualche decimo di punto % di pil all’anno per tornare ai fatturati del 2006-2007 ci vorranno lustri; non voglio pensare a quello che nel frattempo potrà succedere, anche ai Signori della Fiat; se i soldi finiscono per gli imprenditori veri finiscono di conseguenza anche per loro ma hanno sempre un asso nella manica che è quello, con il loro stile, di svincolarsi dal settore auto in barba a tutto ciò che ne conseguirà ed in barba a tutti gli incentivi che , immeritatamente gli sono sempre stati dati.

    Oltre al danno anche la beffa; c’è qualche possibilità che non si finisca così se lo stato si metterà seriamente a sostenere le alternative industriali a lor Signori.

    Scusandomi se vi ho annoiato vi auguro buona giornata
    Stefano

  2. marco

    il comportamento di tutti i governi europei in materia è il trionfo dello statalismo. un giorno o l’altro arriveranno a decidere ogni minima cosa relativa alla vita di ciascuno, credo che la politica della rottamazione sia solo l’inizio. adesso siamo costretti a comprare un certo tipo di auto e a demolirla quando decide chi amministra lo stato. domani cosa succederà?

  3. stefano

    Scusate, sono un’altro Stefano rispetto a quello sopra.Volevo semplicemente dire che ne ho le scatole (parla bene!) piene di questo Stato che ruba a tutti per dare ai ricchi. Era ora di finirla anni fa. Urgono provvedimenti.
    Se non hai nulla non possono prenderti nulla; se sei ricco puoi benissimo difenderti; se hai qualcosa, ti prendono quello che hai .Non è il mio caso, ma è spaventoso che Equitalia – e solo uno … come Fincenzo Fisco poteva inventarsi un nome così …- possa metterti all’asta la casa senza nemmeno avvertirti, magari per una multa: ma dico io, c’è proporzionalità?
    E poi ci sono i miliardari nullatenenti, con residenza in Svizzera e conto alle Cayman che piangono miseria, per la serie fare i froci con il culo degli altri. Direi che è ora di rivedere alcune cosucce, altrimenti qui, quando parte il casino, ci scappa il morto (e prima o dopo accade: “chi che ne comanda” è abituato troppo bene agli Italiani che mugugnano ma poi pagano).Scusate lo sfogo, ma sono un pochino arrabbiatello, oggi devo pagare un po’ di tasse e imposte varie. Gli andassero tutte in medicine!
    @marco: ti diranno anche il tipo di carta igienica da usare (e se, e quando), porca miseria se hai ragione!

  4. marina

    Mi piace questo modo di fare il manager ! Presentazioni trionfali, pompa magna, copertine in posa da capitano d’industria con le stellette e poi i debiti li fai pagare ai poveri cristi a busta paga.
    Bravo Marchionne .

  5. Alessio Borsotti

    Da troppo tempo subiamo questo tipo di ricatto…e lo Stato fa da sponda!

    “Lo Stato si fonda sulla schiavitù del lavoro. Se il lavoro diventerà libero, lo stato sarà perduto.” Max Stirner

    Distinti saluti
    Alessio Borsotti

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