Tanti, benedetti e subito

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Le società municipalizzate dovranno restituire 420 milioni di euro di aiuti di Stato illeciti, ricevuti negli anni dal 1996 al 1999. E’ l’esito di un lungo braccio di ferro con l’Unione europea, che infine si è risolto con uno sconto rispetto alla cifra chiesta da Bruxelles (circa 1,2 miliardi), ma si è assestato su un valore nettamente superiore a quello con cui le utilities speravano di potersela cavare (230 milioni). A questo punto sono a rischio gli utili e i dividendi dei monopolisti locali, e nel caso specifico di Iride ed Enìa addirittura la fusione a causa della possibile revisione del concambio. Naturalmente le municipalizzate minacciano sfracelli, ma sperabilmente questo è l’ultimo atto di una battaglia indecorosa, di fronte alla quale non si può che esprimere soddisfazione.

Nel mirino comunitario è finita la moratoria fiscale che ha interessato le municipalizzate alla fine degli anni Novanta, contestualmente all’avvio del processo di liberalizzazione, e che fu concepita con lo scopo di accompagnarne la quotazione in borsa. La strada era lastricata di buone intenzioni – accelerare la “messa sul mercato” delle società a controllo pubblico – ma, non sorprendentemente, ha condotto all’inferno. Infatti la quotazione non ha significato la privatizzazione: è stata solo un modo per tirar su capitali, all’ombra dell’implicita garanzia pubblica che il monopolio non sarebbe stato intaccato. E così è stato. I comuni hanno mantenuto quote di controllo, e approfittato di tutte le pieghe lasciate aperte dalla normativa nazionale e dalla regolazione per proteggere le loro galline dalle uova d’oro. Le quali hanno ricambiato attraverso una generosa politica di dividendi. In sostanza, il punto di caduta di questo processo è che gli azionisti pubblici hanno percepito i dividendi come una entrata parafiscale, mentre quelli privati si sono mossi da rentier.

Non è che l’obbligo di restituire i 420 milioni di euro – se resisterà alla reazione lobbistica – faccia saltare tutto, ma certamente dà una botta non da poco al sistema. Adesso sarà interessante vedere se i comuni azionisti faranno buon viso a cattivo gioco, accettando di compensare il calo dei dividendi attraverso aumenti fiscali o tagli alla spesa; oppure se pretenderanno che il gettito resti inalterato, costringendo le utilities a intaccare la solidità del loro modello di business. Con un po’ di fortuna, almeno alcuni comuni si decideranno a cedere altre tranche del capitale societario, scendendo sotto la soglia del 30 per cento. Non per questo perderanno il controllo, ma indubbiamente la loro presa si farà meno ferrea.

Oltre tutto, la maggior parte delle multiutilities sono sotto il fuoco dell’Antitrust, che su segnalazione di alcuni operatori concorrenti (come Sorgenia) sta indagando sui presunti abusi, come i ritardi nella comunicazione dei dati. Insomma: da questa multa non può che venir del bene, perché l’indebolimento dei monopolisti locali non può che rafforzare la concorrenza, in un momento in cui il mercato del gas è strutturalmente lungo e dunque la caccia al cliente, sia di metano che elettrico, si fa aspra (come dimostra l’aggressiva campagna commerciale di Edison). La guerra non è ancora finita, ma oggi non possiamo non dirci soddisfatti.

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