Vado controcorrente: un urrah per Tremonti

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Anche sul nostro blog Giulio Tremonti raccoglie più critiche che elogi. Ha molti difetti, ma gli riconosco volentieri – lo conosco da anni credo ormai bene, e dichiaro di essergli anche amico –  il pregio, tra gli altri, di essere il migliore della compagine, uno che i libri li ha letti davvero, e che anni fa, andando controcorrente, diede un colpo formidabile alla caduta delle pretese dello Stato ormai sempre più impotente a fronte della libertà dei capitali che disegnava un nuovo mondo, nel quale i denari reagivano ad alte tasse e norme assurde semplicemente andandosene altrove.  Della parabola di Tremonti da La paura e la speranza in avanti, abbiamo discusso molte volte e sapete che siamo parecchiuccio più critici. Come dell’abbandono del disegno di riforma che viveva nella delega  di riforma del sistema fiscale, con aliquota più elevata al 33% e il 23% come aliquota di convergenza su tutti i redditi da qualunque cespite, una sorta di flat tax all’italiana. Ma l’uscita odierna del ministro mi offre il destro per levare un urrah fuori dal coro.

Che cosa ha detto Tremonti? «Gli italiani sono stati taglieggiati dalle mostruose commissioni delle banche che al posto di fare derivati se la sono presa con i risparmiatori». «La vulgata popolare – sottolinea Tremonti – vuole che le banche italiane siano rimaste fuori dalla crisi perché non parlano inglese, ma in realtà gli italiani hanno sempre risparmiato un sacco di soldi e sono stati taglieggiati da commissioni mostruose». La mia proposta è: lasciamo stare che a dire per primo che le banche italiane si erano salvate perché non parlavano inglese, sia stato proprio Tremonti. Quel che conta di più, è che Tremonti ha ragione e fa bene a continuare a criticare le banche italiane, soprattutto le grandi, per le condizioni che applicano ai propri clienti, famiglie e imprese. A parità di capitale intermediato, i costi erano e restano assai più pesanti che negli altri Paesi europei. Ancora una volta, giorni fa, Bruxelles lo ha documentato, ricordando che nel 2008 per un medio utilizzatore di conto corrente la spesa era di 58 euro in Belgio e di 253 in Italia, mentre per un grande utilizzatore si va dai 28 euro della Bulgaria agli 831 dell’Italia.

Naturalmente l’ABI ha smentito indignata, replicando che Bruxelles non sa fare i conti.  Mi spiace, ma mi espongo volentieri al vostro giudizio critico. Io non ho dubbi. Per quanto mi riguarda, al Tremonti che frusta le banche propongo un triplice “hip-hip-hip-uraaaaaah!”

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