Sono un comunista

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Oggi un amico mi ha dato di comunista perché ho detto che il Cavaliere a volte le spara grosse. Ecco cosa ha dichiarato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite:

La speculazione sui prodotti alimentari (grano, riso, soia) ha determinato gravi crisi, specialmente nel continente africano le drammatiche fluttuazioni del prezzo del petrolio hanno contribuito a loro volta all’instabilità finanziaria ed economica. Il prezzo del greggio è aumentato da 70 a 150 dollari al barile, per scendere poi a 32 dollari e tornare ora a 70 dollari, nonostante una diminuzione del consumo mondiale di quasi il 2 per cento nell’ultimo anno. Sappiamo bene che queste oscillazioni di prezzo sono determinate dalle speculazioni per cui un barile viene venduto da 4 a 6 volte prima di raggiungere il consumatore finale e che è quindi interesse degli speculatori spingere il più possibile in alto il prezzo del barile… E’ assolutamente prioritario regolamentare in modo stringente il mercato dei futures. Ci è parso che dovremmo considerare anche un sistema globale di riserve strategiche di materie prime per neutralizzare sul nascere tensioni speculative. Occorrerebbe affidare anche un severo ruolo di controllo agenzie specializzate neutrali tra le quali quelle dell’Onu.

In un altro passaggio del suo discorso, Berlusconi ha attaccato duramente i paradisi fiscali, di cui ha addirittura invocato la “chiusura”.

Con tutto il rispetto, il Premier ha detto un mare di corbellerie. Io non sono tra quelli che negano l’esistenza di una componente speculativa incorporata nel prezzo del barile, anche se è molto difficile quantificarla. Penso però che la speculazione, da sola, non sia in grado di spingere in alto (o in basso) il prezzo del greggio, a meno che i fondamentali sottostanti non si trovino in una condizione tale da consentirlo. Il problema del mercato petrolifero negli ultimi anni va cercato appunto nei fondamentali, ossia nell’esistenza di una troppo ridotta spare capacity che ha amplificato il rischio di disruption in presenza di shock esterni (che fossero di natura terroristica, fisica, incidenti, o che altro è del tutto secondario). La paura che ciò potesse accadere ha da un lato determinato un comportamento prudenziale degli operatori, che nei loro investimenti scontavano appunto tale rischio; dall’altro ha offerto il destro agli speculatori puri. Non si può pensare di risolvere questo tipo di problema alterando il mercato dei futures, più di quanto truccare la scala del termometro possa far passare la febbre.

Oltre a questo, trovo semplicemente ridicolo pensare che il male possa essere curato iniettando nel mercato globalizzato un virus ancora peggiore, cioè quelle che Berlusconi chiama “riserve strategiche”. Non solo le riserve strategiche sono, economicamente parlando, un pessimo affare. La soluzione che propone è quanto più speculativo possa esistere al mondo: egli sta infatti parlando della costituzione di un soggetto che, per funzionare, deve comprare enormi quantità di petrolio quando i prezzi sono bassi (facendoli salire) per poi rivenderle quando sono alti (facendoli scendere), che è esattamente il comportamento di uno speculatore razionale. Con la differenza che questo marchingegno, a differenza di un qualunque altro normale speculatore, sarebbe in grado di alterare, da solo e massicciamente, i prezzi del petrolio, distorcendo in misura inaccettabile i segnali del mercato. Di una simile prospettiva bisogna pensare tutto il male possibile, senza contare che diventerebbe una sorta di arma-fine-di-mondo nel momento in cui, come già oggi in parte accade con le scorte statunitensi, gli operatori si riferissero al comportamento dei suoi gestori per orientare le loro azioni.

Per quel che riguarda i paradisi fiscali, non credo che andrebbero “chiusi”: andrebbero, al contrario, tutelati, come forma di difesa dei contribuenti contro la voracia fiscale degli Stati poco paradisiaci come il nostro. Ad aggravare la mia posizione in questo senso, segnalo che un mio articolo sul tema è di prossima pubblicazione sulla rivista Limes, che come è noto è pubblicata dall’impero editoriale avverso al Presidente del Consiglio.

Per tutte queste ragioni, mi hanno dato del comunista. Resto naturalmente disponibile a tornare nel campo anticomunista quando il Cavaliere tornerà alla ragione.

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