Il ponte dei signorotti

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Spetterà alla Consob il compito di fissare, con un regolamento, le norme per non far scattare l’opa obbligatoria nel caso in cui un patto parasociale superi il 30 per cento di una società. E’ questa la soluzione contenuta nel decreto legislativo approvato oggi dal Consiglio dei ministri, che corregge le norme sull’Opa.

Senza modificare le norme che impongono l’Opa nel caso di superamento della soglia del 30 per cento in “concerto”, rinvia ad una norma “generale”, fissata con regolamento Consob, “i casi per i quali si presume che i soggetti coinvolti siano persone che agiscono di concerto, salvo che provino che non ricorrano le condizioni” e anche “i casi per i quali la cooperazione tra più soggetti non configura un’azione di concerto”.

Che tradotto significa che la Consob giudicherà di volta in volta, con la confortevole foglia di fico di un regolamento semanticamente ambiguo quanto basta, i casi in cui far scattare l’obbligo di Opa totalitaria nei “concerti”. Notevole la motivazione per la reintroduzione di questa passivity rule di cartapesta: in base alle valutazioni della Consob e del suo presidente, Lamberto Cardia, espresse in diverse audizioni parlamentari, sarebbe venuta meno la “minaccia” di scalate ostili.  Naturalmente, quello che alcuni considerano minaccia, per altri è opportunità di ricambio dei gruppi di controllo e di dinamizzazione del mercato. Ma non lamentatevi sempre: in fondo, il regolamento attuativo è stato deciso per “non aumentare l’incertezza sui mercati”.

Non dovremmo stupirci di quanto scarsi siano i flussi di investimento diretto estero in un paese in cui vi è un diritto commerciale farraginoso e dai tempi biblici, che rende eufemisticamente incerta la tutela dei diritti di proprietà, ed in cui la contendibilità delle imprese quotate è rimessa in modo determinante all'”interpretazione” di un watchdog che da sempre coglie ogni opportunità per dimostrare la propria sensibilità alle istanze della politica. E’ il trionfo dell’oligarchia, e dei signorotti che di volta in volta decidono chi può attraversare il ponte di tremontiana memoria. Nulla di nuovo sotto il cielo italiano, neppure dopo una crisi epocale che la vulgata corrente si ostina ad attribuire ad un non meglio precisato “liberismo”.

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