16
Set
2009

Alitalia, riprendono gli scioperi e c’è chi ripensa allo Stato

La prima cattiva notizia è che in Alitalia si torna a scioperare. La pace sindacale sulla base della quale nacque il nuovo gruppo appartiene al passato. Sarà sciopero di quattro ore, l’11 ottobre, dei piloti di Air One. Lo hanno indetto le sigle sindacali Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl. Lo stop è stato proclamato in attesa di terminare le procedure di raffreddamento in corso anche per le violazioni degli accordi inerenti il PNT Alitalia, per le quali – spiegano i sindacati – è già giunta formale convocazione da parte del ministero per il 18 settembre. La seconda notizia – cattiva se fosse vera, ma pregevole nell’analisi di chi avanza l’ipotesi, viene dal professor Ugo Arrigo, che insegna Finanza Publica e Teoria delle scelte collettive in Bicocca. Per la prima volta in maniera aperta, Arrigo argomenta che, se entro due trimestri le perdite ipotizzabili dovessero condurre all’ipotesi di ricapitalizzare Alitalia e i soci riottosi si sottraessero, Air France-KLM – alle prese a propria volta con conti non brillanti – difficilmente si troverebbe nelle condizioni di subentrare subito. A quel punto, perché non pensare a Cassa Depositi e Prestiti e tornare sotto l’ala pubblica?  Non voglio credere a una simile eventualità. Sarebbe il sigillo su un colossale fiasco condiviso a tre: di Banca Intesa capofila della cordata, dei soci di maggior spicco della cordata stessa – alcuni, di gran nome – nonché, naturalmente, del governo. Banca Intesa dovrebbe preferire qualunque cosa purché di mercato, credo, a una simile soluzione. Ma il solo fatto che se ne parli, purtroppo, testimonia lo stato dell’arte. Naturalmente, immagino che i più direbbero che la colpa è del mercato che non funziona. E magari che bisogna assassinare le compagnie low cost, che qualcuno sarebbe pronto a indicare come  le vere colpevoli. Ma qui il fatto vero invece, l’unico che continua a pesare in maniera irrefutabile, è che il mercato non è MAI stato messo nelle condizioni di funzionare, nel trasporto aereo italiano.

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7 Responses

  1. Oscar, ne discutevamo privatamente dai tempi di LiberoMercato, ricordi? Per me la vicenda Alitalia è nata come una farsa ma ci sono buone probabilità che finisca in tragedia. In quel caso, auspico un bel Tea Party nostrano…!

  2. P. Tisbo

    La cosa non mi sorprende affatto, Alitalia si distingue da tutte le compagnie aeree con cui ho viaggiato (e quest’anno, per motivi familiari e lavorativi ho preso piu’ aerei che autobus) per una totale inefficienza e disprezzo del passeggero. La norma è che dopo aver avuto un servizio scadente ci si rivolga ad altre compagnie, e con la crisi che c’è nel settore un’azienda come Alitalia è impossibilitata a ottenere buoni risultati. Speriamo che finalmente si capisca che è inutile, a fronte di un orgoglio patriottico insignificante, continuare a salvare questo baraccone coi soldi dei contribuenti.

  3. Marco Bianchini

    Se fossi stato al posto di Fantozzi avrei suggerito di costituire una holding del Tesoro per la ditta, il marchio Alitalia e diritti connessi ed avrei diviso per 2 i lucrosi slots Milano-Roma, li avrei ceduti a 2 operatori in competizione già sul mercato. Il primo basato a Milano (Lufthansa?) ed il secondo basato a Roma (AirFrance?) obbligandoli ad operare sotto lo share del marchio “Alitalia operated by ……”. Per due anni avrei suggerito anche di sospendere l’art.18 dello statuto dei lavoratori al fine di consentire una riorganizzazione libera delle risorse umane, libera da vincoli che non siano la razionalità e l’efficienza.
    Avremmo avuto almeno una parvenza di concorrenza che oggi ci tornerebbe utile.
    Saluti.
    Marco Bianchini

  4. luigi zoppoli

    L’aspetto fastidioso che si aggiunge come ciliegina sulla torta è l’irresponsabilità di cui godranno i protagonisti a qualunque titolo di questo scenuflegio. Se poi ci fosse qualcuno che davvero osi solo pensare ad in intervento della Casse Depositi e Prestiti, bisognerebbe farlo ricoverare d’urgenza alla neuro.
    luigi zoppoli

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