15
Set
2009

Il cannone Rai

Antonio Di Pietro aderisce alla campagna per dare la disdetta al canone Rai, come segno di protesta per la presunta politicizzazione dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Ecco le sue parole:

Aderisco all’iniziativa lanciata ormai da più parti per disdire il canone Rai e invito i cittadini a fare altrettanto e aggiungo sostituendolo con Sky.

Di Pietro ha ragione, ma ha torto. Ha ragione nel promuovere una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla situazione “nè carne nè pesce” della Rai, società alimentata dal gettito fiscale e contemporaneamente dai ricavi pubblicitari, che trasmette sia “servizio pubblico” (qualunque cosa sia) sia programmi commerciali. Ma ha torto nei metodi e nel linguaggio.

Anzitutto perché – qui il mio moralismo comincia e qui finisce – trovo inappropriato che un leader politico dia “consigli per gli acquisti”. Ma soprattutto per una questione si sostanza: il canone Rai non è l’equivalente dell’abbonamento a un servizio, che come tale può essere rinnovato o disdetto a piacimento. Lo stesso nome di canone è improprio, in quanto si tratta, nei fatti, di una tassa sulla proprietà di apparecchi radiotelevisivi: un cittadino che non guardi la Rai e magari non sia neppure abilitato a farlo (perché non possiede l’antenna ma, per esempio, usa il televisore solo per vedere dei dvd) dovrebbe comunque pagare il canone, che si applica addirittura nel caso di tv non funzionanti (!). Tanto che, per disdire il canone, occorre seguire una procedura piuttosto complessa che prevede la visita, in casa vostra, di un funzionario dell’Agenzia delle entrate che verrà a sigillare il televisore. E tanto che si parla di evasione e si propone, in modo piuttosto bislacco, di trasformarlo in un’addizionale sulla bolletta elettrica.

Il problema vero, dunque, non è il pagamento del canone, ma – come spiega Paolo Bracalini in questo Focus – la privatizzazione della Rai e la separazione del servizio pubblico (che, se serve, può essere attribuito tramite gara al miglior offerente) dalla proprietà pubblica dell’azienda. Ciò risponderebbe non solo a un’esigenza di giustizia fiscale, ma anche a quella più generale di rendere la Rai più efficiente e di migliorare le condizioni del nostro ingessato mercato radiotelevisivo. Se non si coglie questo passaggio, quello che resta è mera schermaglia politica. Non è il canone Rai a rappresentare la grande anomalia, ma il “cannone” Rai, cioè lo status pubblico dell’azienda e le modalità in cui essa è gestita e finanziata.

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8 Responses

  1. Piero

    * dopo la fusione paritetica di Rai e Mediaset in TvSat 🙂
    * dopo l’autoassegnazione delle frequenze digitali a sè stesso ed agli amici africani + fornitori di contenuti in esclusiva a MS americani + italiani + vaticani con regolarissima gara di contendibilità che ha escluso i pericolosissimi signori Ericson 🙂 🙂
    * dopo la rinuncia “volontaria” della Rai a 450 milioni di Sky che non è certo santa come dimostra il lobbying verso governi usa/gb/commissione ue (quest’ultima cerca di imporre all’Italia senza successo qualche regola sul passaggio dall’analogico al digitale.. sola vera ed irripeditibile rivoluzione che avrebbe potuto smontare REALMENTE il duopolio ora monopolio) 🙂 🙂

    ne deduco che non solo la Sinistra (che non avendo SUE tv potenti spera ovviamente in quella pubblica quando sale in sella) ma anche il Pdl … MAI e POI mai la privatizzeranno..

    e trovo la polemica sul canone Rai o tassa o altro nome a voi piancedo.. è semplice accademia che guarda al dito x non veder la luna.. anzi il sole.. anzi una supernova..

    anche se quella di Dipietro è una provocazione alquanto discutibile nei modi.. certamente..

  2. Piero

    completo incollando questo info AUTOIRONICA tratta da MF News 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

    Tv: Tivu’ soddisfatta per via libera Agcom a Tivu’-Sat
    ROMA (MF-DJ)–Tivu’ srl accoglie con “soddisfazione” la decisione assunta ieri dall’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni che a maggioranza ha dato il via libera alla piattaforma Tivu’-Sat (A060540.KQ – notizie) .

    “E’ la conferma – si legge in una nota – che la nuova piattaforma satellitare gratuita amplia la liberta’ di scelta degli utenti e degli editori e, dunque, aiuta lo sviluppo di un mercato aperto e pluralista. Grazie a Tivu’-Sat, l’Italia si allinea agli altri paesi europei, nei quali gia’ operano piattaforme satellitari gratuite”.

    “Tivu’ assicura piena collaborazione ad Agcom per individuare un percorso che consenta la piena utilizzabilita’ di tutti i sistemi di codifica nei diversi decoder: gia’ oggi, Tivu’ mette a disposizione di tutti i produttori le specifiche per l’inclusione del proprio sistema di accesso condizionato nei decoder; e auspica che, se necessario per via legislativa o regolamentare, tutti siano portati a fare lo stesso, in modo da consentire all’industria di offrire sul mercato la piu’ ampia scelta di decoder in grado di combinare la possibilita’ di accesso alle diverse offerte, a tutela dei consumatori e del mercato”.

    Al contempo, Tivu’ auspica che, a tutela dell’utente, e in vista dei futuri sviluppi, si ponga per tempo attenzione alla regolazione di tutti gli aspetti del mercato televisivo satellitare, gratuito e a pagamento. com/pev

  3. manT

    Guardo la tv “classica e generalista” (RAI e Mediaset)molto di rado, non incontra il mio gusto. Nè forma, nè sostanza.
    Per le news – leggo (mi son stancato della solita voce stridula dei commentatori tv che cercano di entrarti nel cervello con il patos costruito a tavolino).
    Per il divertimento “virtuale” – o guardo la tv sat (documentari e serie tv) oppure preferisco giocare.
    Cmq il problema dell’informazione troppo gridata e poco professionale(sempre serva di qualcosa, ma probabilmente così va il mondo, oramai non mi scandalizza nulla) ho visto tanto all’estero quanto in Italia (sorpresa, sorpresa!).Se non di più.

  4. manT

    Oggi mi dilungo (scusate! spero di non esagerare).
    Aggiungo che, secondo me (campione statistico circa 50 persone tra amici&parenti) chi vota PDL+Lega guarda meno Tv e NON al contrario…
    E’ banale.
    Chi lavora in proprio ha una giornata lavorativa quasi sempre tra 10-11 ore e ha un macello di impegni(se lavori al pc e vorresti kazzeggiare 10 minuti, stai in internet,non certo accendi una tv), chi lavora come dipendente, ma sempre nel settore privato – comunque dà molto durante la giornata e subisce parecchio stress.
    Durante la settimana ci si butta a letto dopo cena, nel week-end (che non sempre è libero dal lavoro) -hai un sacco di interessi e amicizie da coltivare. Vi invito di passare per le birrerie il sabato sera(pieno di gruppi di amici) e per le strade il sabato mattina (chi aggiusta il giardino, chi ha la passione per la bicicletta, chi sistema la vecchia moto, in casa c’è sempre da fare qualcosa…). Qui, al nord è così…
    Insomma chi pensa che la gente voti Berlusconi per la propaganda delle sue tv – sbaglia di grosso. Casomai chi non lo vota -guarda troppa tv…

  5. Pietro

    Finchè in Italia ci sarà Berlusconi la Rai non sarà MAI privatizzata, la sinistra non lo farà mai per la sua mentalità statalista, la destra che avrebbe nel suo DNA la possibilità di farlo non lo farà perchè si rischierebbe di aumentare la concorrenza nel campo radiotelevisivo e questo oggettivamente danneggerebbe dal punto di vista economico Mediaset.

  6. Massimo

    Quello che Di Pietro chiama “canone RAI” è a tutti gli effetti una tassa. Se Di Pietro non la paga, è un evasore; se invita altri a non pagarla, incita all’evasione fiscale, con buona pace dei “valori” e della “legalità”.

  7. Alessio

    il Canone Rai è oggetto di discussione da molto tempo ( ricordate Pajetta? ), in molti vi attingono per fare propaganda….ma nessuno riesce a migliorare la situazione.
    E’ la partitocrazia!!

    ‘‘Lo Stato perirà nel momento in cui il potere legislativo sarà più corrotto dell’esecutivo’’.
    C.L. Montesquieu

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