7
Set
2009

Vince Basilea, viva la BRI

La notiziona del fine settimana è senza dubbio quanto concordato nella riunione del G10 a livello di banchieri centrali, dopo la benedizione il giorno prima dei politici al G20 di Londra. Il punto non è affatto quello che demagogicamente ha occupato per due giorni le pagine dei giornali, cioè nuove regole per i bonus ai manager del credito. Bensì le cinque key measures e i tre principles to guide supervisors in the transition che trovate nell’odierno comunicato emesso da Basilea. Il punto è: come iniziare a rendere le banche patrimonialmente più “munite”, in relazione al rischio assunto e intermediato. I franco-tedeschi sono stati sconfitti, in apparenza. Volevano rinviare il tema, poiché soprattutto i tedeschi sinora si sono ben guardati dal fare pulizia nel proprio settore bancario. Io sono tra chi considera un bene, che non sia passata la loro linea.  Anche se ora bisogna passare dagli impegni condivisi ai fatti, naturalmente. Ma rinviare il rafforzamento patrimoniale bancario attraverso criteri il più possibile condivisi significa solo rinviare contestualmente il pieno ristabilimento della fiducia interbancaria. Cioè continuare a tenerci un basso moltiplicatore monetario: il che rende inutile l’oceanica liquidità garantita dai regolatori ai mercati a fini anticlici, che finisce per imboccare la via del trading sui mercati finanziari invece di passare all’economia produttiva. Vediamo in concreto di che cosa si tratta.La prima misura chiave consiste nel rafforzamento e nel depuramento del Tier 1 – la parte più  importante del patrimonio di vigilanza di una banca, vedi qui per chi ne avesse bisogno –  e soprattutto nel superamento dei diversi regimi per macroarea mondiale e nazionali che ancora oggi consentono alle diverse banche, a seconda di dove siano incardinate, di avere criteri diversi per i filtri del coefficiente e per la valutazione degli strumenti quasi-equity, grazie alla cui emissione si possono espandere gli impieghi e accrescere i rischi. Quest’ultimo punto è molto importante, perché intende diminuire lo spazio grigio in cui i maggiori regolatori tendono a tutelare le banche più esposte del proprio sistema, dimenticando che l’abbassamento della congruità patrimoniale comporta effetti a catena che vengono traslati anche sulle banche più sane e, soprattutto, sui loro incolpevoli clienti.

La seconda misura chiave allude a un criterio per impedire l’insorgere del problema Too Big To Fail del quale tanto abbiamo scritto nei mesi scorsi. Per il momento si dice in una due scarne righette che si procederà a identificare dei livelli di leva finanziaria – rapporto tra patrimonio e impieghi-rischi – all’oltrepassare i quali la congruità patrimoniale va rafforzata. Si annuncia che la definizione avverrà secondo metodologie condivise e internazionalmente tarare secondo i principi contabili che continuano a essere diversi, tra Europa e Usa. Detta così, è una mezza rivoluzione culturale. Immagino che le grandi banche anglosassoni si batteranno con tutte le proprie armi, perché i criteri e i rafforzamenti patrimoniali siano i meno vincolanti possibili. Ma tutto ciò in Basilea 2 non c’era, né nell’ordinamento statunitense. E serve invece a tentare di evitare che i denari del cotriubuente debbano servire a salvare intermediari finanziari a catena, per i solo principio che sono troppo grandi perché il loro fallimento eventuale non abbia effetti sistemici a catena.

La terza misura è volta a creare procedure e criteri di vigilanza sull’adeguatezza per ciascuna banca – a prescindere dall’area in cui opera – del proprio sistema di funding, con tanto di stress test condivisi per i ratios di liquidità di breve  e medio periodo. La quarta va letta congiuntamente alla seconda: si abbraccia il principio che oltre ai livelli del capitale di vigilanza rafforzati e standard, occorre predisporre un cuscinetto di capitale aggiuntivo dinamico, cioè destinato ad accrescersi nel bel tempo di mercato, e ad attenuarsi entro certi limiti nei tempi di crisi. In questo modo, si impedisce l’effetto anticiclico che requisiti patrimoniali “stretti” inevitabilmente finiscono per esercitare, quando la qualità degli impieghi e dei collaterali inevitabilmente si deteriora in una crisi. La quinta misura, rivoluzionaria anch’essa, promette l’adozione di metodologie condivise per impedire il rischio macrostemico rappresentato da banche che operano a cavallo di ambiti regolatori sin qui differenziati. È la disciplina relativa a come impedire che i grandi gruppi cross border tendano, in tempi di crisi, a scaricare il più degli effetti distorsivi e restrittivi in aree del mondo diverse da quelle al cui regolatore sono sottoposte.

I tre principi guida nella transizione riguardano appunto la definizione delle precondizioni e dei particolari tecnici delle cinque misure di fondo intanto definite. L’impegno condiviso dai governatori delle maggiori banche centrali è a promuovere il rafforzamento patrimoniale delle banche expeditiously cioè in fretta – qui è la sconfitta tedesca – ma con l’accortezza che il processo avvenga senza effetti deleteri sulla ripresa in corso, ed è su questo che i franco-tedeschi punteranno, rinviandone l’attuazione il più possibile.

È una vera vittoria dei principi conservativi e prudenziale che vanamente la Banca dei Regolamnenti Internazional ammoniva trascurati e violati, negli anni di Greenspan: a proposito della sciocca e infondata storia per la quale nessuno avrebbe avvisato della crisi in arrivo. Ed è una vittoria del FSB guidato da Draghi, come sa chi ne ha seguito i lavori riservati. Temo proprio che il bene da augurarsi stia tutto in questa agenda, non nei legal standards che tanto piacciono ai media italiani compiacenti.

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4 Responses

  1. vinicio giuseppin

    Ottimi commenti.Purtroppo il suppletivo cuscinetto dinamico di capitale,ad esempio di un consorzio di banche,una pista da non sottovalutare quale scappatoia legalizzata,perchè così esso sarà più consistente,anzichè proteggerti dal ciclo della crisi la potrebbe incrementare!Le regole nuove devono essere chiare per tutti e da tutti applicate,pena multe salatissime quasi da fallimento.Per quanto alle avvisaglie della crisi ,che già c’erano,perchè nessuno è intervenuto tempestivamente.Ci vuole un Board mondiale costituito dai banchieri centrali ed una giunta indipendente,estratta a sorte tra i membri delle società di rating,altrimenti si rigira la frittata con lascusante che manca l’etica.

  2. oscar giannino

    “la scusante che manca l’etica”: la trovo un’espressione illuminante, caro vinicio. a farsene scudo sono politici quasi sempre ignari di che cosa sia moneta e banca odierna, anche se variamente bercianti. l’hanno utilizzate per beneficiare di massimizzazione di crescita di cui avevano non troppi meriti, tranne poi fare quasi sempre solo demagogia da un anno è più a questa parte

  3. eonia

    Il Dott. Draghi avrà il suo bel far per presentare il documento di FSB dopo averlo mediato partecipante per partecipante. Non c’è dubbio che nonostante l’urgenza di avere in mano una guida condivisa da tutti gli attori in tema di misurazione del proprio capitale, almeno per accrescere la fiducia reciproca fra il gotha della finanza mondiale, sono certa che il parossismo politico, nel cui vortice ormai ruota tutto, creerà spazi di opportunismo nazionale con cui fare i conti in futuro.
    La BRI non opera da tempi recenti e non detta criteri contabili dall’altro ieri e suggerimenti di come disporre del capitale. Eppure di crisi mondiali sotto i ponti ne sono passate ed anche gravi. Per farsi sentire bisognerebbe fermare le transazioni internazionali, cosa che non è suo compito. Suo compito è quello di agevolarle.
    I banchieri centrali già spontaneamente sembrerebbe che abbiano trovato sin oggi dei punti comuni su cui convergere in forza. Il più significativo sembrerebbe quello in materia di tassi, non tralasciando neppure quello valutario di cui ancora non abbiamo notizie sui parametri di fluttuazione delle divise di conto valutario.
    Con questo voglio significare che mentre i banchieri centrali hanno diversi punti di convergenza e collaborazione e i dettami della BRI sono conosciuti da tutti i banchieri mondiali, le divergenze si registrano nella componente politica e nelle opportunità di ciascun partecipante.
    Ed è li’ che si annidano le difficoltà maggiori per una risoluzione della crisi.
    Esistono delle colossali asimmetrie fra gli stadi delle diverse economie ed anche diverse aspettative di egemonia, debito, deficit, sviluppo.
    E i regolatori dei mercati nazionali forse ne devono tenerne conto del ciclo economico che percorrono e delle pressioni politiche che si esercitano.
    Ed ecco perchè rispetto a copiosi documenti si registrano risultati risibili, specialmente ora che la tempesta monetaria si è placata grazie alle banche centrali.

  4. Piero

    sicuramente patrimonializzazione vuol dire fiducia e fluidità nei prestiti all’economia reale.. quando verrà la seconda gamba ribassista (2012 ?) chi avrà banche solide resisterà meglio.. non ricordò però dove lavorava Draghi prima di fare il capo della Banca d’Italia ? speriamo che la via di Damasco l’abbia illuminato Spiritualmente 🙂

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