3
Set
2009

Evadere dall’attuale sistema carcerario

A quanto pare, il primo carcere for-profit a stelle e strisce è stato quello di San Quintino. Penitenziario storico (secondo solo a quello di massima sicurezza di Alcatraz) dove il 24 febbraio 1969 Johnny Cash suonò per i detenuti. Ma da San Quintino è passato anche Edward Bunker, scrittore/delinquente che ha trascorso la sua vita tra lunghi soggiorni in prigione e brevi permanenze a piede libero (e proprio durante le sue frequentazioni nei penitenziari americani ebbe modo di imbattersi nella lettura di Ayn Rand). Il carcere di San Quintino, aperto a metà dell’Ottocento, rimase per poco tempo privato, passando nel volgere di non molti anni ad una gestione statale. Percorso inverso hanno invece compiuto parecchi altri carceri, negli Usa e in altri Stati (Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, ecc.).
In Italia, lo sappiamo bene, il problema delle carceri si ripresenta dopo ogni indulto. A fine agosto, i Radicali italiani hanno presentato un documento che fotografa bene la situazione. Dal questionario compilato da 216 penitenziari italiani emerge chiaramente come i detenuti siano in sovrannumero rispetto alla capienza regolamentare di posti. Da una parte, infatti, abbiamo una popolazione carceraria di 63.211 detenuti, dall’altra una capacità di accoglienza limitata a un massimo di 41.351 detenuti.


Alla fine dell’anno scorso, il ministro della Giustizia si è pronunciato a favore della costruzione di nuove carceri per risolvere il cronico problema del sovraffollamento. E a gennaio di quest’anno il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al piano carceri. Per la costruzione di questi nuovi edifici è stata prospettata anche la via del ricorso a finanziamenti privati (utilizzando, ad esempio, strumenti contrattuali come il project financing). Ma se in Italia si pensa al coinvolgimento dei privati nell’edificazione, all’estero (come abbiamo visto) si è già fatto (da tempo) un passo in avanti, affidando la gestione delle prigioni a soggetti for-profit.  In un articolo del 23 agosto 2009, Alessandro De Nicola richiamava dalla pagine del Sole 24 Ore proprio la necessità di seguire esempi che ci vengono da non molto lontano, la Gran Bretagna in primis. Nel suo articolo, De Nicola citava la documentazione a favore della privatizzazione degli istituti penitenziari fornita dalla Reason Foundation. Da una pagina molto “didattica” del sito della fondazione (“Frequently Asked Questions About Prison Privatization”) si scoprono cose assai interessanti, per quanto riguarda la situazione negli Usa: che le carceri private permettono di risparimare soldi, che forniscono un servizio di qualità almeno pari a quella offerta dagli istituti federali o statali, che è possibile evitare che i diritti dei prigionieri siano violati (in Gran Bretagna, ad esempio, il sistema è molto garantista, prevedendo ispezioni da parte di soggetti sia pubblici che indipendenti), e tanto altro ancora.
Anche la Heritage Foundation dedica una “guida” alla privatizzazione delle prigioni. Una guida del 1988 (a testimonianza di come le riflessioni su tali forme di gestione siano cominciate parecchi anni fa e di come in Italia si possa fare tesoro delle esperienze nate in questi anni). La Florida rappresenta il primo Stato in cui l’intero sistema penitenziario statale è stato affidato ad un management privato. Il passaggio è avvenuto nel 1981. Quasi trent’anni possono insegnare qualcosa.
Insomma, già il coinvolgimento di privati nella costruzioni di nuovi edifici è una cosa positiva, pensare a qualcosa in più può essere un’idea per nulla campata per aria.

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2 Responses

  1. edoardo

    Bravo Cavazzoni! Speriamo che la capiscano, i Diritti Umani sono puntualmente calpestati in italia, è già una pena violenta essere rinchiusi in una gabbia come animali, non occorre aggiungere sovrannumero, botte, freddo e condizioni di pulizia disastrose!!!

  2. alberto marchini

    Bravo Filippo.
    Senza contare 2 aspetti : 1 costerebbe meno allos tao far gestire il carcere ai privati ( vedi oggi libero o il giornale che cita stime di 400 euro al giorno pro detenuto – manco fossero al george V ) e business opportunity sicura ( perchè la popolzione carceraria è inevitabilmente destinata ad aumentare.

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