31
Ago
2009

Friedman, i fallimenti bancari e la reincarnazione

Segnalo a chi legge che da qualche sessione di Borsa a questa parte il mercato cinese sta reagendo alla maggior cautela di liquidità che il regolatore monetario locale ha deciso di adottare. Come vi avevamo detto, la bolla si sta riducendo: e a colpi di centinaia di punti base a sessione. Non è per dire a chi ci legge che deve “usarci” per regolare i propri ingressi e uscite sul mercato. È solo per richiamare l’importanza assoluta che in questi chiari di luna i regolatori monetari rappresentano rispetto ad andamenti di mercato largamente “determinati” dall’eccesso di liquidità che qualche strada dovrà pure prendere, in perdurante assenza di efficiente trasmissione del moltiplicatore monetario all’economia reale. Ai corsi di Borsa attuale in Italia, per moltissime quotate il P/E  è assolutamente spaziale. Detto questo, che cosa penserebbe Milton Friedman se fosse ancora tra noi?Più che dirvelo io – c’è un limite al proprio ego, ah ah – preferisco rinviarvi a un succosissimo scambio di opinioni tra due blogger che qui piacciono molto, Tyler Cowen  di Marginal Revolution e David Henderson di EconLog. Qui oggi 31 agosto  trovate tutte e quattro le puntate del botta e risposta. Per non ripetere, mi limito a dirvi che la penso come Henderson. Sono dell’idea che come Friedman e Schwarz hanno abbondantemente spiegato nella loro insuperata interpretazione della Grande Depressione, Milton sarebbe stato assolutamente favorevole ai bassi tassi odierni e anche a misure di quantitative easing forse più aggressive di quelle messe in atto dalla FED di Bernanke – il che non significa che sarebbe stato automaticamente favorevole a come vengono condotte le operazioni dalla FED sui mercati aperti, al fine di sostenere non l’economia reale ma i prezzi di Borsa. Penso invece che la soluzione di Milton al problema TBTF non sarebbe stata “evitiamo a tutti i costi” i fallimenti dei grandi intermediari. Anzi, avrebbe pensato che una volta imboccata quella strada sarebbe stato meglio percorrerla rapidamente, per riallineare in fretta con perdite sugli azionisti gli attivi patrimoniali delle banche a livelli credibili e consentire così celermente il ritorno alla fiducia innanzitutto interbancaria. Una linea forse più produttiva, del solo sì al fallimento Lehman che ha confermato poi a tutti i grandi istituti mondiali che tanto non rischiano nulla di definitivo: tanto che le loro rettifiche patrimoniali sono risultate a distanza di un anno ben inferiori a quelle stimate dai fori internazionali. È perché lo sanno benissimo esse per prime, che le banche sono agenti di politica monetaria ancora tanto inefficienti, oggi.

Ai friedmaniani incalliti segnalo questo post di Dan Klein, su un altro blog “obbligato”. Purtroppo la penso come lui, oggi è quasi impossibile pensare a un clone friedmaniano. Oggi in accademia c’è troppa matematica, niente storia dell’economia. anche se ci fosse, non gli darebbero mai il Nobel.

il Nobel

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3 Responses

  1. Oscar, sono assolutamente d’accordo con te circa la posizione di Friedman sul principio del bailout del sistema finanziario. Il keynesismo postulava l’irrilevanza della politica monetaria rispetto alla politica fiscale nel raggiungimento del pieno impiego. Per tentare di sovvertire questo principio, Friedman ricordava il crollo dell’offerta di moneta nel 1929, e lo indicava come prova dell’importanza della politica monetaria nella gestione delle crisi. Ovviamente, come tu sottolinei, est modus in rebus, e quello che è accaduto nell’ultimo anno con alta probabilità lo avrebbe visto contrario.

    Sono meno d’accordo con la tua valutazione sulla gestione dei dissesti delle TBTF, e cioè sulle perdite inflitte agli azionisti delle società dissestate. Questo si è verificato anche in questa crisi, ma non è bastato. Servirebbe invece, come segnalo da tempo, la possibilità di usare dei debt-to-equity swaps (proprio come nel Chapter11), ovviamente non a carico dei depositanti, ma almeno degli obbligazionisti junior, ad esempio quelli che investono in debito ibrido e in preferred, trasformandoli in azionisti “per amore o per forza”. Ad esempio, le autorità britanniche hanno previsto la possibilità di sospendere il pagamento delle cedole sul debito junior di banche nazionalizzate, e questo è un piccolo passo nella direzione giusta, anche se servirebbe molto più coraggio.

    Geithner e Obama hanno finora mancato una grande occasione per gestire la resolution delle TBTF, e credo che non toccheranno lo status quo, almeno fino al prossimo redde rationem.

  2. Massimo

    …o forse avrebbe concentrato i suoi studi sulla velocità di circolazione della moneta più che sulla quantità di moneta. Credo che comunque avrebbe criticato la Fed e gli aiuti governativi.

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