14
Ago
2009

Il fisco: un nemico della globalizzazione?

C’è da augurarsi che alle parole non seguano i fatti, e che l’anticipazione giornalistica (cfr. Antonio Criscione e Antonio Iorio sul “Sole 24 Ore” del 13 agosto 2009) si riveli infondata. Ma se davvero dovessero diventare effettiva l’inversione dell’onere della prova a carico dei contribuenti prevista dal Dl 78/2009 (se, insomma, alle grida manzoniane faranno seguito azioni concrete da parte delle unità operative predisposte) e se tutto ciò riguarderà in particolare le attività fuori dai confini nazionali, l’annunciata stretta sulle controllate estere finirà per configurarsi come un attacco ai principi del diritto e, di conseguenza, alle prospettive di un’integrazione delle imprese italiane nell’economia globale.

L’idea che ora si debba dimostrare di non avere commesso reati – a parte le difficoltà “tecniche” della cosa – segna un momento di imbarbarimento, dal momento che un tratto della civiltà giuridica è proprio nella presunzione di innocenza. Fino a prova contraria, ognuno di noi è al di sopra di ogni sospetto.

Ma l’ennesimo sfregio, una volta di più, alle ragioni del diritto avrà conseguenze economiche rilevanti. E non solo di fronte agli investitori stranieri, che alle solite si terranno ben distanti dalla Penisola. E ora più che mai.

È chiaro che questo nazionalismo economico e la conseguente volontà di considerare pregiudizialmente evasore chi investe all’estero saranno un potente ostacolo all’internazionalizzazione delle aziende italiane. La voracità del fisco, bisognoso di entrate, e un’impostazione ideologica che celebra gli “inferni fiscali” e condanna i “paradisi” rischiano insomma di pregiudicare ancora di più il già difficile cammino delle nostre imprese sulla strada della loro integrazione nell’economia mondiale.

Non mancasse il protezionismo, ora spunta anche un fisco occhiuto che è pronto a saltarti addosso se solo provi a crescere, fare affari e avviare iniziative al di là della frontiera.

Lo ripetiamo: speriamo che alle parole non seguano i fatti. (Confidiamo, insomma, nell’italica cialtroneria di sempre).

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2 Responses

  1. Gino

    E’ del 1997 il film americano “L’Angolo Rosso – Colpevole fino a prova contraria” facente parte di quel lungo filone di denigrazione se non demonizzazione dei sistemi comunsti e che creò, per questo, non pochi imbarazzi tra USA e Cina.
    E’ sempre stato facile condannare i sistemi comunisti per la loro concezione e gestione della giustizia descritta da innumerevoli libri, ancor piu’ numerosi reportage giornalistici (TV, giornali, internet) ed anche, come detto, film. Ed ora? Ora che anche i nostri “demo-occidental-liberal” governanti hanno legiferato riconoscendo l’abberrante diritto (dello Stato) ad esercitare la presunzione di colpevolezza (del cittadino), dove sono finiti gli strenui difensori della democrazia, gli impavidi portabandiera del liberismo, gli accaniti accusatori dei regimi comunisti e di tutte le loro storture? Dove sono sono andati quei registi, attori, scrittori e giornalisti tanto solerti a denunciare dai loro pulpiti i pericoli di imminenti di derive antidemocratiche se non dittatoriali?

  2. bill

    Statalisti. Sono solo statalisti. E trovano facile ascolto da chi, cornuto e mazziato da sempre (e spesso per propria scelta), trova in un facile giustizialismo fiscale una soddisfazione alle proprie frustrazioni.
    La tristezza di tutto questo sta nel fatto che i più penalizzati sono proprio coloro che hanno un basso reddito, basso perchè falcidiato dal fisco. Ma ne usciremo mai?

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