18
Lug
2009

Trenitalia: troppo pubblica e pochi cambiamenti (contabili)

Il settore ferroviario avrebbe bisogno di una seria riforma in quanto il trasporto via ferro attualmente è fonte di notevoli sprechi e di enormi spese per lo Stato Italiano. I punti di debolezza sono molteplici ed elencarli tutti richiederebbe un libro. Senza analizzare i provvedimenti degli ultimi mesi, che sono andati tutti contro la concorrenza (dal DDL Sviluppo alle leggi 2 e 33 del 2009), è bene poter vedere i primi dati dell’operatore monopolista del trasporto ferroviario italiano. Trenitalia S.p.A., controllata da Ferrovie dello Stato Holding, ha chiuso questo anno il conto economico con una perdita di soli 41 milioni di euro, contro i 402 milioni di euro di rosso del 2007. Questo dato potrebbe essere considerato positivamente, senza fare un’analisi completa del bilancio, ma è necessario ricordare che il bilancio dell’azienda incumbent del trasporto ferroviario italiano è totalmente dipendente dai sussidi e contributi pubblici. Quindi, prima di fare affermazioni frettolose è bene studiare a fondo il conto economico pubblicato da Trenitalia, analizzando in primo luogo i ricavi e successivamente i costi. Solo in questo modo è possibile trovare gli eventuali miglioramenti nella gestione dell’incumbent ferroviario. Analizzando a fondo il conto economico di Trenitalia infatti l’impressione che se ne ricava è totalmente differente dall’ultima riga del bilancio.

Dal lato dei ricavi  si è notato un incremento di circa 577 milioni di euro; un dato molto positivo, in quanto il valore della produzione è passato da 5,642 miliardi euro a circa 6,218 miliardi. L’incremento dei ricavi delle vendite e delle prestazioni è stato di circa 228 milioni di euro; il dato più preoccupante è che i sussidi e i contributi da parte dello Stato a Trenitalia sono aumentati di 102 milioni di euro e  quindi circa il 45 per cento dell’incremento è dovuto ad un maggiore esborso da parte dello Stato. Si potrebbe affermare: “niente di nuovo”; infatti questa è la tendenza degli ultimi 3 bilanci.

Ma come è possibile che i ricavi siano aumentati di quasi 600 milioni a fronte di un aumento delle vendite per meno di 230 milioni di euro? La differenza è quasi tutta spiegabile con una modifica relativa agli incrementi delle immobilizzazioni per lavori interni. In questa voce di ricavo è entrata la manutenzione di secondo livello per un valore di 244 milioni di euro (manutenzioni comunque in discesa per quasi 50 milioni di euro rispetto al 2007) che l’anno precedente non era presente.

Vi è un’altra sopravvenienza attiva per un normale aggiornamento delle stime per 12 milioni di euro che arriva dal contratto di servizio pubblico, che significa un ulteriore incremento dei contributi pubblici. Circa 50 milioni di euro invece arrivano dalle maggiori multe applicate ai clienti sprovvisti di biglietti (qui si riscontra dunque una maggiore efficienza) e dal pagamento delle penali che Trenitalia ha ricevuto dai fornitori di materiale rotabile. Non è distinto nel conto economico il ricavo per ogni singola voce e dunque non è dato sapere se i 50 milioni di euro, siano un’entrata non ricorrente legata alle penali dei fornitori o alle maggiori multe ai clienti non paganti.In definitiva si evidenzia che i ricavi dalla vendita dei biglietti senza contributi pubblici sono aumentati di meno di 100 milioni di euro e che l’incremento di circa 576 milioni di euro nel valore della produzione, certo non è da attribuirsi a un cambiamento  significativo nella gestione, ma ad un cambiamento delle voci di ricavo e a maggiori sussidi pubblici.

Il lato dei costi è forse più interessante; si denota una stabilizzazione dei costi a circa 6 miliardi di euro, ma a fronte di una riduzione dei costi del personale per circa 180 milioni di euro, le altre voci continuano ad aumentare. Ma vi è stata una così efficiente riduzione del personale che ha provocato un decremento cosi elevato dei costi legati a questa voce? Assolutamente no, perché come dice lo stesso bilancio, tra il 2007 e il 2008 vi è stata una modifica molto importante. Infatti Trenitalia ha ceduto il comparto “Manovra” a RFI (spostamento di personale tra le due aziende facenti capo a Ferrovie dello Stato), avendo una notevole riduzione dei costi. Si denota tuttavia un incremento dei costi legati ai servizi di manovra che sono passati da 41 a 103 milioni di euro proprio a causa di questo cambiamento. L’aumento dei costi degli ammortamenti pari a 130 milioni di euro è dovuto in gran parte a una rideterminazione della vita utile del materiale rotabile.

 La differenza tra valore e costi della produzione nel complesso ha registrato un miglioramento di 576 milioni di euro, totalmente legato all’incremento dal lato dei ricavi, mentre il risultato prima delle imposte ha registrato un valore positivo per 53 milioni di euro, contro un rosso di 310 milioni di euro nel 2007.

Analizzando a fondo il conto economico di Trenitalia dunque l’impressione che se ne ricava è totalmente differente dall’ultima riga del bilancio. I maggiori ricavi arrivano principalmente da maggiori contributi Statali, incrementi in immobilizzazioni per riclassificazione del bilancio e da altri ricavi non ricorrenti. Dal lato dei costi, la diminuzione del costo del personale sembra essere più legata allo spostamento del personale verso la “sorella” RFI del comparto “Manovra” che a una riduzione importante degli sprechi. Nel complesso l’EBIT è passato in positivo, ma tale cambiamento non sembra avere ridotto significativamente  gli sprechi che ogni anno le ferrovie italiane continuano ad accumulare. Una  discontinuità forte sarebbe necessaria nel settore, ma tale discontinuità andrebbe nel senso di una maggiore competizione e una completa privatizzazione di Trenitalia. Questa discontinuità tra il 2007 e il 2008 non si è registrata sul fronte del bilancio di Trenitalia poiché il conto economico non ha registrato cambiamenti dovuti ad una gestione più efficiente, quanto ad una maggiore presenza dello Stato nel settore e a cambiamenti contabili.

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