17
Lug
2009

La fesseria dell’Economist di oggi

Sono d’accordo con quanto più volte scritto da Alberto Mingardi: l’Economist è una lettura che vale sempre la pena di fare. Ma quando parla dell’Italia di Berlusconi,  spesso siamo a fesserie sesquipedali. L’intervento odierno spiega il successo di Silvio al G8 e la delusione dei gossippari, rimasti sinora con un pugno di mosche in mano mentre si attendevano di matare il toro, con la bombastica tesi per la quale in realtà Silvio regna con il consenso perché gli italiani sono evasori fiscali incalliti, dunque si fidano di lui perché sanno che così avranno più possibilità di farla franca. La tesi si fonda su due paper elaborati da Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra. Peccato che si nasconda al lettore che si tratti notoriamente di  due studiose che innervavano con le loro puntute consulenze il viceministero retto da Vincenzo Visco, nella passata legislatura. E questo passi. Ma il punto è che quei papers si sono rivelati fallaci nella tesi. Sostenevano che il calo dell’Iva nel 2008 era superiore al calo dei consumi, e che dunque andava letto come più evasione. Le revisioni al ribasso del Pil e dei consumi relativi al 2008, avvenuto solo due mesi fa, hanno confermato che il calo dell’Iva al contrario correttamente “leggeva” il dato dell’economia reale, che le due studiose sottostimavano. Basta dare un’occhiata alle serie storiche Bankitalia sui coefficienti di elasticità tra calo del gettito delle diverse imposte e deteriorarsi della congiuntura, per fare giustizia di sciocchezze di questo genere, che derivano dalla lettura “politica” dei dati. Che l’Economist si riduca a questo è un segno che anche i migliori giornali non riescono a evitare di diventare prigionieri delle porprie tesi, rispetto alla realtà quando essa si mostra oggettivamente diversa.

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14 Responses

  1. Rino P.

    Ho letto l’articolo sull’Economist suggerito da Giannino nel post. L’ultimo paragrafo è patetico.

  2. Tudap

    Sinceramente non riesco a capire per quale motivo certi giornali (quotidiani o riviste) vengano considerati tanto autorevoli unicamente perchè scritti in lingua inglese. Alla fine, infatti, si scopre sempre che c’è di mezzo lo zampino di un giornalista italiano. E’ dir poco assurdo!!!

  3. luigi zoppoli

    L’economist non è la Bibbia. Dire che c’è sempre lo zampino di un giornalista italiano, per l’Economist o per altri giornali vuol dire nn tener conto delle profonde diversità dell’informazione come in molti paesi praticata. Non perfetta, certo! ma diversa.
    Nel merito se i dati confermano che c’è coerenza tra andamento dei consumi e IVA, non si può che esserne soddisfatti. Rimane però il fatto che l’evasione rimane troppo alta. E reputo un errore, secondo me, aver rinunciato ad alcuni strumenti introdotti da Visco che erano e sono tecnicamente efficaci. Tracciabilità ed elenchi fornitori ne sono un esempio.
    luigi zoppoli

  4. Rino P.

    Caro Luigi Zoppoli, certamente non sei un lavoratore autonomo e non hai mai fatto un’analisi costi-benefici dell’introduzione degli “strumenti introdotti da Visco che erano e sono tecnicamente efficaci”.
    Elenco clienti e fornitori. Danno una visione parziale delle attività svolte da un’impresa. Inoltre, bene che vada, riescono a fare sanzionare qualche contribuente sfortunato che ha sbagliato a registrare qualche fattura. I tempi di raccolta – elaborazione/controllo – trasmissione dati per una azienda di medie dimensioni equivale minimo ad un giorno lavorativo (80-90 euro lordi da moltiplicare per tutte le aziende). Dimmi se questo spreco di risorse private può giustificare un solo euro di “recupero” dell’evasione da questo strumento.
    Limiti ai pagamenti per contanti – tracciabilità. Una cosa complicata che ha solo complicato la vita dei cittadini. Infatti dopo poco hanno dovuto emanare un decreto, illegibbile, che esentava alcune categorie di soggetti. In teoria il professionista ad una persona appartenente alla categoria svantaggiata avrebbe dovuto chiedere i documenti che ne comprovavano appunto l’appartenenza, assumendosede i rischi nel caso sbagliasse. Chi glielo faceva fare? Meglio non fatturare ed evitare rischi. Altra conseguenza della manovra: sono aumentati gli incassi in contanti! Effetti sulla lotta all’evasione? zero!
    Sempre Visco, se non ricordo male, per rispondere alla UE che ci chiede di comunicare i dati dell’IVA entro marzo, per poi determinare il contributo alla Unione dovuto dall’Italia, si invento’ le DICHIARAZIONI PERIODICHE DELL’IVA. Questo strumento era una mini-dichiarazione iva mensile!!! Una cosa complicatissima, tanto è vero che i modelli cambiavano ogni anno (alla complicazione si aggiunge l’incertezza) i chiarimenti sulle istruzioni facevano nascere solo nuovi dubbi. Risultato: non serviva alla lotta all’evasione; richiedeva tempi di lavorazione quantificabili in mezza giornata per l’impresa e altrettanto presso lo studio di consulenza (nel mio studio di consulenza in quel periodo ogni anno dedicavamo un monte ore pari ad un mese lavorativo per questo adempimento, con evidenti ricadute in termini di efficienza); nella mia esperienza i dati delle liquidazioni periodiche venivano disattesi dalla stessa agenzia delle entrate perchè ritenuti inaffidabili. Le dichiarazioni periodiche sono state sostituite da una “comunicazione annuale dei dati iva”, che richiede la comunicaizone dei soli dati necessari per l’adempimento per cui è stato pensato! Il modello è lo stesso dalla sua introduzione (significa che si tratta di un adempimento semplice e veloce) e non è mai stato necessario emanare circolari per chiarire le istruzioni; non è dichiaratamente uno strumento per l’accertamento.

    Visco, inoltre, con i suoi strumenti efficaci, ha contribuito a fare perdere la sinistra in tutte le tornate elettorali successive. Questo perchè gli italiani sono tutti evasori? Non credo. Semplicemente desiderano essere considerati dei cittadini e non sudditi del re. Non amano essere vessati ma solo partecipare attivamente in base alla loro REALE capacità contributiva alle spese dello Stato. Per cui votano chi promette maggiore rispetto ed equità. Non chi promette il bengodi.

  5. luigi zoppoli

    Rino p: grazie dell’attenzione. Rubo solo poco spazio. Intanto sono un libero professonista o free lance nella consulenza strategica. Vorrei solo osservare che se la logica è quella dei voti, Visco o chiunque non si pone la corretta ottica del problema. D’altronde, se gli strumenti di Visco sono contestabili per molti versi, lo sono stati anche tutti gli altri strumenti da chiunque messi in campo. Ed i risultati li ha descritti il Governatore Fazio, tra gli altri. Soono personalmente stufo di pagare montagne di tasse, imposte, balzelli ed ammenncoli del genere perchè c’è troppa gente ‘furbastra’. Nel mio ruolo, per onestà intellettuale devo ammettere di essere costretto a dichiarare tutto. La mia opinione è che se cerchiamo la perfezione non la troveremo mai; se ci accontentiamo di strumenti non proprio perfetti ma efficaci, credo che opereremmo una scelta possibile e saggia.
    Grazie comunque a lei per l’attenzione e scuse al blog ed al dott. giannino per l’utilizzo dello spazio.
    luigi zoppoli

  6. Rino P.

    Caro Luigi, ragioniamo su basi assolutamente opposte. Lei crede di pagare troppe tasse perchè qualcun altro non le paga perchè è cattivo. E in questa ottica i suoi ragionamenti sono corretti. Io credo che Lei ed io paghiamo troppe tasse perchè lo Stato ci considera come sudditi e chi non paga le tasse cerca solo di difendere il frutto del suo lavoro dalla rapacità dello Stato.
    L’ho detta in maniera un po troppo sintetica, ma volevo sottolineare che non ci sono le basi per discutere.
    Cordialità.

  7. luigi zoppoli

    Rino P dialogo difficile via commenti. Credo che in realtà a questo punto sia abbastanza peregrino discutere sul perchè si evade. E comunque i motivi sono tanti compresi quelli cui lei cenna. Una delle conseguenze è che chi è fiscalmente fedele, paga anche per chi non lo è. Lo riferisco come mero fatto che ritengo obiettivo. Il momento attuale è quello nel quale ci troveremo costretti a risolvere parecchi nodi irrisolti da decenni per il semplice motivo che le casse pubbliche sono vuote. Sarebbe il momento, secondo me, che tutte le forze politiche insieme e concordemente stabilissero con i cittadini un patto di collaborazione trasparente. Giù spesa pubblica, giù debito pubblico e man mano giù le aliquote fiscali. Forse sono sciocchezze, ma le stime dell’evasione, sempre senza dare giudizi morali, sono talmente elevate da aver contribuito a creare una situazione difficile.
    Le mie tendenze anglosassoni, tanto per precisare il mio punto di vista e un’educazione calvinista mi fanno ritenere eticamente poco corretti coloro che non rispettano le regole. Comprese quelle fiscali. Ma è, spero di aver reso la mia idea, un aspetto a latere.
    luigi zoppoli

  8. Rino P.

    Regole. E’ giusto rispettare le regole di una comunità. Ma quando quella comunità diventa vittima di una burocrazia ingorda che stabilisce le regole solo per il proprio vantaggio, credo che il mio obbligo morale venga meno.

    Ma forse siamo fuori tema rispetto al post di Giannino.

  9. Oscar Giannino

    No, per niente, anzi il confronto tra voi è per molti versi, nella mia espereinza, esattamente il confronto che si manifesta ogni volta tra cittadini perbene in materia. Qualche mattina fa ho dedicato la mia trasmisisone mattutina su radio24 esattamente all’evasione, e le telefonate sono state del tutto analoghe al confronto-attrito tra i vostr punti di vista. Desidero pianamente dire a Luigi che l’argomento “le tasse sono alte per via dei furbi che evadono” è storicamente falso. Rinvio chi fosse interessato al mio volume di due anni fa edito da Mondadori, per i dati e le serie storiche. In Italia l’evasione sale vertiginosamente in ragione del fatto che la pressione fiscale sale di 25 punti di Pil in poco più di 20 anni, un tempo brevissimo per un sistema economico, in parole povere uno schock traumatico. nei tanto decantati paesi scandinavi, la maggior compliance non è data solo dalla ben diversa efficienza di ciò che lo Stato offre in cambio – oltre che dall’elevata semplicità degli adempimenti, al contrario dei nostri – bensì dal fatto che livelli di pressione analoghi sono stati raggiunti in un orizzonte di 60-80 anni. Inoltre, l’evasione non è affatto quella piaga italiana e solo italiana di cui la poltica vuole convincerci. date un occhio all’articolo pubblicato ieri dal WSJ a proposito della strategia antievasioen della Grecia, e troverete un grafico che riepiloga le stime Ocse dell’economia nra e dell’evasione nei diversi Paesi: la Germania è al 15% del Pil, per dirne una.
    Dopodiché, il minor gettito da evasione NON HA ALCUN effetto di traslazione sul gettito raccolto da chi compie per intero il proprio dovere! I dati delle serie storiche dicono l’esatto opposto: TUTTE le volte che la politica ha alzato le aliquote – schermandosi tra l’altro dietro la ragione dell’evasione – ha SEMPRE fatto crescere l’economia in nero e in grigio….
    La differenza di fondo dovrebbe essere tra chi si batte per un sistema fiscale “cucito” sulle caratteristiche del nostro sistema economico – bottom up, dal basso verso l’alto – e chi invece storicamente prsegue disegni di politica e ordinamenti fscali top down, dall’alto verso il basso, per indurre a cascata efftto di incentivo-disincentivo volti a mutare il quadro in cui agiscono gli operatori. La regressività molto accentuata del tax rate reale sulle persone giuridiche, ad esempio – che caratterizza il nostro ordinamento in sfacciata violazione dell’articolo 53 della Costituzione – è stata concepita ab origin cn l’idea che servise ad “accompagnare” le imprese nella loro crescita dimensionale e nella loro traformazione in società di capitale. ma da metà degli anni 70 è avvenuyto l’esatto oposto, con il risultato che gravami aliquoe altissime sono pesi e piombi per il 99% dell’impresa italiana: la microimpresa mia personale ha pagato il 57% di reddito lordo 2008 tra anticipi e conguagli, Unicredit sul bilancio 2008 ha dichiarato u tax rat reale dell’11%!!!!
    Al contrario , purtrppo, il conftonto pubblico prende sempre la piega “virtuistica” che piace alla plitica, perchè così è più agevole non cambiare i fodnamenti dell’ordinamento e giustificare come “intangibile” i i livelli di spea pubblica: lo sta facendo anche Tremonti, che dopo l’insuccesso di 2 legislature fa ha del tutto abbandonato l’idea che fondava la legge delega di riforma ordinamentale approvata in parlamento appena vinte le elezionid del 2001, delega che sostanzialmente disegnava un’unica aliquota di convergenza tra tutte le forme di prelievo al 23% ,tranne l’eccezione del 33% per meno del 2% dei contribuenti “fisici”.
    Vorrei dire a Luigi che il calvinismo va applicato innanzitutto allo Sato che ci chiede. E a Rino che considero un errore dire a chi la pensa diversamente, in materia: non ci sono le basi per discutere. Solo continuando a parlare con chi la pensa diversamente e con dati alla mano, senza scomuniche, potremnmo – forse – un giorno – recuperare la prospettiva comune e maggioritaria di un fisco al servizio della crescita e dell’efficienza, non di dirigismi ideologici calati dall’alto.

  10. Ulisse

    Egregio Signor Giannino.. non sono di Sinistra… voto turandomi il naso il populista Di Pietro che in altri contesti mai voterei… e tra i pochi giornalisti dell’area Destra che apprezzo c’è appunto Lei.. sarei interressatissimo ad una sua trasparente opinione su questo mio pensiero :
    visto che si parla di G8.. ho sentito di sfuggita su Radio 24 (e poi da nessuna parte ne in Italia ne all’Estero) che ci hanno beccato con le microspie nelle stanzette dove si svolgevano gli incontri privati bilaterlali degli sheroa… se fosse vero è gravissimo.. non tanto perchè l’abbiam fatto… intanto lo fanno tutti (Echelon degli Usa docet)… ma ad essere beccati poi te la fan pagare… ho letto una dichiarazione dell’intelligentissimo ed antipaticissimo Ghedini che forse x una volta gli è scappata una mezza verità : l’Italia si stà allontanando non solo dall’Europa (cosa che Silvio fece già ai tempi di Bush) ma ora pure dagli Usa di Obama.. e ci avviciniamo ad nazioni ricche di Materie Prime e PetrolDollari (utili come il pane x il paese superindebitato con le imprese a rischio di scalate) che non brillano però x democrazia e diritti umani.. questa mi sembra la tragica e pesante Real Politik nascosta dietro l’apparenza degli attacchi dell Economist e di Murdoch.. e dietro il Lustrini delle nostre Tv ormai quasi totalmente controllate da Colui che x ora ancora è…

  11. luigi zoppoli

    Non ho il dono della sintesi ed il tema è terribilmente complesso. Almeno per me.La tesi del dott. Giannino la condivido. Me rimane il fatto che uno degli effetti del perverso meccanismo di esplosione della spesa pubblica è esattamente quello da me disegnato. Che non esclude di certo l’effetto ulteriore di accrescere il nero.
    Ciò detto, la mia preferanza, tanto per esemplificare è che ciascuno paghi le proprie imposte senza ritenute alla fonte di alcun tipo od alcun genere. E credo faccia parte del ‘bottom up’ cui si riferisce il dott. Giannino che ringrazio per la sua partecipazione al minidialogo.
    luigi zoppoli

  12. luigi zoppoli

    Chiedo venia, ma non so perchèè, pubblicando il commento precedente, sono saltate alcune righe. In merito alla necessità del ‘calvinismo di stato’ cui opportunamente cennava il dott. Giannino, volevo osservare che essendo lo Stato incarnato da uomini, sarà necessario che i cittadini elettori siano un po’ calvinisti per poter scegliere candidati calvinisti e quindi avere Stoto ed istituzioni calviniste. O no?
    luigi zoppoli

  13. oscar giannino

    No caro Ulisse, la notizia è stata “scandalisticamente” lanciata da un quotidiano britannico, ma era una palla…. in circostanze come il G8, con tutti i “controllori di apparati” della NSA e MI6 britannici appiccicati ai loro capi, un paese occidentale che facesse cose simili si scorderebbe di ospitare riunioni diverse da quella dell’internazionale bocciofila, da quel momento in avanti: in ogni caso anche una rilettura più approfondita di quanto aveva scritto il quotidiano britannico – tradito dal rilancio delle agenzie italiane che non avevano capito l’inglese ah ah – di rifericva al fatto che era il solo SB, ad essere “microfonato” in modo che i suoi sherpoa potessero spiegargli in diretta all’orecchio il signifcaTO E LE CONSEGUENZE DEGLI INTERVENTI DEGLI ALTRI ITERLOCUTORI… TIPO AMBRA ALL’ESOrDIO TELEGuidata DA bONCOMPAGNI AH AH… a radio 24 lo ha sentito da me, perché ero in diretta quando è suscita appunto l’agenzia…

  14. Da anni leggo l’Economist.
    Ritengo che il modo in cui ha affrontato il tema dell’attuale crisi sia stato tra i più grandi fallimenti giornalistici dell’editoria economica.
    E’ sufficiente andare a rileggersi gli articoli pubblicati nel primo semestre del 2007 per averne una prova tangibile.

    Per quanto riguarda l’Italia, mi sono fatto la convinzione che l’attacco a Berlusconi degli ultimi anni sia determinato da una parte da uno scarso spessore dei corrispondenti in Italia che non riescono a leggere fino in fondo la realtà italiana (che…udite udite…può essere talebianemente differente dagli schemi anglosassoni!!), dall’altra da una certa politica editoriale, voluta o no non ha importanza, che ha appoggiato (e appoggia) i fondi di investimenti privati alcuni in mano agli stessi principali azionisti della proprietà (facili da reperire sul sito stesso dell’Economist).

    Tuttavia, se noi Italiani vogliamo essere veramente corretti, dobbiamo altresì riconoscere che l’Economist una cosa importante su di noi la dice giusta. Il continuo sottolineare dell’ammontare del Debito Pubblico Italiano è sacrosanto….perchè vero!!
    Qui non c’è argomento anti-berlusconi che tenga.

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