8
Lug
2009

Un paese a proprietà privata limitata

Arte, bloccato traffico illegale a Venezia“. Messa così, la notizia farebbe pensare a qualcosa di terribilmente pericoloso. E allora, uno si aspetterebbe di leggere di quadri e opere d’arte trafugate dai più importanti musei del mondo, fatte circolare con stratagemmi furbi e insospettabili. Poi, però, si va a leggere la notizia di agenzia e si scopre che non c’è nessun Arsenio Lupin che si è intrufolato nel Louvre, ha sottratto la Gioconda e, per uno strano caso del destino (o perchè un novello Zenigata la sa più lunga di qualsiasi genio del crimine), è stato arrestato a Venezia con la refurtiva.
I fatti, in realtà, sono i seguenti. I carabinieri avrebbero bloccato la vendita all’asta di 18 dipinti di proprietà della Fondazione di Venezia. Perchè? Perchè si sono dimenticati di comunicare la cosa alla Soprintendenza di riferimento e di ricevere la licenza necessaria. A sua discolpa, la Fondazione ha dichiarato: “Si tratta di opere minori che servivano per recuperare risorse importanti. È stata una nostra leggerezza”.
Chiarita la dinamica dei fatti, il problema però è un altro. Ovvero, l’eccessiva burocrazia e la limitazione della proprietà privata vigenti in Italia. Nel caso in questione, tutti i beni della Fondazione, compresi quelli d’arte contemporanea con più di 50 anni, possono infatti essere spostati dalla loro sede o messi in vendita solo con l’avvallo della Soprintendenza (cioè, dello Stato). Anche nel caso in cui non ne sia il proprietario, lo Stato esercita un controllo molto stretto sui beni culturali presenti sul suolo nazionale. In sostanza, se già l’Italia è un paese a proprietà privata limitata, nel settore dei beni culturali lo è ancora di più. Il tutto, a svantaggio anche dell’autonomia di Fondazioni e istituti culturali. Che invece (soprattutto nel caso dei musei) avrebbero bisogno di una maggiore autonomia e di una minore invadenza delle Soprintendenze.

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2 Responses

  1. Fabio

    Se nel 99% dei casi sono d’accordo nella semplificazione amministrativa , in questo caso non sono d’accordo.
    L’unica vera risorsa naturale italiana sono le opere d’arte: se le lasciamo fuggire non ci rimarrà nulla della nostra cultura e del nostro paese.
    Se mai i problemi sono :
    a) un sistema semplice per segnalare i movimenti delle opere d’arte, con un controllo effettivo e rapido.
    b) permettere la cessione a privati delle opere d’arte lasciate a far polvere nei depositi, dietro corrispettivo in denaro ed obbligo di tenerle esposte per un tot numero di mesi ogni anno in Italia.

  2. Filippo Cavazzoni

    I punti a) e b) sono indubbiamente un passo in avanti. Ma non capisco perchè il rispetto pieno dei diritti di proprietà dovrebbe portare alla vendita in blocco delle opere d’arte (“se le lasciamo fuggire non ci rimarrà nulla della nostra cultura e del nostro paese”). Qualcosa potrebbe uscire, qualcosa potrebbe rientrare. D’altrone il nostro patrimonio artistico e culturale si è stratificato nel corso degli anni, soprattutto in periodi in cui non esistevano i vincoli attuali (e non c’era alcun Ministero dei Beni Culturali)

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