25
Giu
2009

Una tranquilla giornata, in un Paese “liberalizzato a meta’”

Ieri mattina mi sono trovato ad avere bisogno, fortunamente: per la prima volta nella vita, di un farmaco serio. Ricetta alla mano, ho cominciato a cercarlo nelle farmacie del centro di Milano. Uno degli argomenti piu’ tosti contro la piena liberalizzazione del settore, ma anche contro la concorrenza delle parafarmacie, si fonda sull’idea che le farmacie sarebbero un “presidio del servizio sanitario nazionale”. La limitazione dell’offerta, e i privilegi di cui godono i farmacisti, sarebbero dunque legati al loro svolgere un servizio pubblico.
Ma la farmacia e’ un’attivita’ che deve stare sul mercato, e obbedisce a talune, comprensibilissime, necessita’: avere sugli scaffali abbondanza di prodotti che si vendono (anche se si tratta di shampoo e profumi!), limitare il magazzino per quanto riguarda prodotti che si vendono meno, e per giunta possono scadere. Cosi’, ho girato per undici diverse farmacie, piu’ le due delle stazioni (Garibaldi e Centrale), a detta degli altri farmacisti le piu’ fornite, senza trovare la medicina che mi serviva.
Avrei potuto ordinarla, e mi sarebbe stata consegnata il giorno dopo. Il farmacista si sarebbe guadagnato il suo venticinque e rotti per cento del prezzo al dettaglio tendendo in casa il mio antidolorifico un paio d’ore. Non ho potuto fare l’ordine, perche’ dovevo “scendere” a Roma (dove, per inciso, il farmaco l’ho poi trovato, alla fornitissima farmacia del senato: si vede che i politici sono buoni consumatori!).
Gia’, scendere a Roma. Ho preso un Eurostar alta velocita’. Di norma, e’ molto comodo: piu’ comodo dell’aereo, per chi fa centro-centro. Se non fosse che lunedi’ mattina c’e’ stato un incidente a Firenze, e da allora continuano i rallentamenti sulla linea. Arrivato in stazione centrale, scopro che il mio treno era stato cancellato. Il biglietto si puo’ ricevere via mail o sms: informazioni (dettagli?) di trascurabile importanza come questo, evidentemente no. Riesco a saltare sul treno prima. Che accumula mezz’ora di ritardo: le tre ore e mezza previste, diventano quattro.
Arrivato a Roma, cerco un taxi. Alla stazione Termini, c’e’ una coda che non finisce piu’, nonostante le norme veltroniane che dovrebbero coartare i tassisti a stare stabilmente, e in forze, innanzi alla stazione (“piuttosto che liberalizzare, meglio costringere”). In compenso, l’offerta “parallela” e’ abbondante, ma a prezzi  francamente proibitivi. Faccio un po’ di moto, e vado in albergo a piedi.
Entrato in hotel, prendo la chiave e vado in camera. Dieci minuti dopo, sorpresina: non c’e’ elettricita’ e la fornitura continua ad essere a singhiozzo, dalle due alle sette di sera. La batteria del mio laptop e’ a secco e di aria condizionata ci sarebbe bisogno. Sento discorsi concitati fra il personale dell’albergo e il servizio clienti della municipalizzata romana che dovrebbe illuminarlo.
Perche’ continuiamo, con sprezzo del ridicolo, a rompere l’anima a chi ha la bonta’ di ascoltarci, sulle liberalizzazioni? La risposta e’ molto semplice. Perche’ ce n’e’ bisogno.

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7 Responses

  1. Lorenzo

    Se la storia della tua giornata fosse stata completamente inventata, non avrebbe potuto essere più esplicativa!

    Comunque nessuno dubiterà che sia inventata.
    Sono cose che capitano a tutti: la “fortuna” è stata di averle sperimentate tutte nello stesso giorno!

  2. peppe

    Se pensi che sul quel farmaco le farmacie ci avrebbero guadagnato il 33% e non il 25% inoltre come hai detto loro non lo avevano disponibile perchè appunto poco richiesto e corrono il rischio di farlo scadere sullo scaffale, altro che servizio???? Attività imprenditoriale……e basta…

    bell’articolo, complimenti

  3. Le Ferrovie sostengono che solo un’infima minoranza dei treni sperimenta ritardi. La mia esperienza in questi anni da suddito di Trenitalia sul Milano-Roma ed il Milano-Venezia è di circa un treno su tre in ritardo di almeno una dedcina di minuti. Per non parlare di Alitalia ed ACEA.
    Si vede che esistono attrattori strani d’inefficienze governative 🙂

  4. libero42

    Bell’articolo. Cose normali e maledettamente tragicomiche. Ora finalmente sui giornali si parla di non indebolire i consumi, non creare sfiducia e si parla di consumatori perchè se crolla il consumo “crolla il bel Paese” allora chi o dove stà l’inghippo per non partire con forza, convinzione, determinazione feroce verso le liberalizzazioni?. Ed infine a mio parere si dovrebbe anche parlare un poco piu’ spesso delle famiglie : i “soli e veri muli d’italia” ( vedi http://www.famiglienumerose.org/news_files/il_sole_24_ore_1606.pdf )
    Ai posteri …(ma speriamo di no!) l’ardua sentenza.

  5. luigi zoppoli

    Quello che lascia allibiti è che l’evidenza empirica di esperienze siffatte sperimentate da tutti, non induce nessuno a trarne le ovvie conclusioni neppure in sede politica e neppure individuale. Ognuno, quale appartenente ad una corporazione di fatto si oppone ad ogni liberalizzazione ed ogni parte politica si oppone di fatto per evidenti motivi. Pensare che il paese è stato ostaggio ed è ostaggio perfino di alcume migliaia di tassisti, rende bene l’idea della miopia e dell’inadeguatezza ad affrontare il futuro.
    luigi zoppoli

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