5
Giu
2009

L’Italia del gioco d’azzardo / di Giancarlo Colussi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Che l’apertura di un casinò sia una manna per l’economia di una municipalità lo aveva capito già nel 1921 il sindaco di Saint-Vincent, che quasi un secolo fa aprì la famosa casa da gioco valdostana. Se si escludono la breve parentesi negli anni sessanta del casinò di Taormina, e  tutti i casinò online attualmente presenti sul mercato italiano, le uniche sale da gioco autorizzate in Italia sono San Remo, Campione D’Italia, Venezia e lo stesso Saint Vincent. Il paradosso è che ad oggi non esiste una legge quadro che regolamenti l’apertura e la gestione delle case da gioco: quelle esistenti poggiano la loro legalità su licenze ottenute nella notte dei tempi ed hanno creato una lobby che si oppone al rilascio di nuove licenze.

Recentemente il senatore Candido De Angelis ha presentato una proposta di legge, appoggiata peraltro dal Presidente del Senato, Renato Schifani, ed elogiata anche dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in visita proprio a Taormina, per aprire il mercato a nuovi operatori. Non si parla di una liberalizzazione totale ed indiscriminata, ma di offrire un più ampio ventaglio di offerte nel settore, soprattutto vista la totale mancanza di casinò nel centro e sud Italia ed il costante aumento dei giocatori di poker, videopoker o  black jack online. Inutile dire che la levata di scudi da parte dei casinò é stata pressoché immediata.

L’obiettivo principale della proposta di legge é di rilanciare il settore del turismo, e, infatti, sono molte le realtà che da tempo chiedono di poter aprire dei casinò nel proprio territorio, fra cui Capri, Anzio, Taormina, Montecatini. Inoltre aprire nuove case da gioco spingerebbe le strutture già esistenti a rinnovarsi ed adeguarsi al mutato scenario concorrenziale.

Non va dimenticato che una tale apertura del mercato potrebbe avere effetti benefici anche per quanto riguarda la lotta alle attività della criminalità organizzata legate al gioco d’azzardo clandestino ma soprattutto per le casse dell’erario, da tempo ormai impegnato ad arginare la penetrazione di casinò online non italiani. Per anni lotto, totocalcio, lotterie e gratta e vinci vari hanno foraggiato le casse statali così come i vari tavoli di black jack o le roulette dei casinò. Ora che l’accesso a sale da gioco online straniere é così facile, il rischio per lo stato è di perdere una buona fetta delle scommesse dei giocatori italiani. Offrire maggiori spazi per il gioco dal vivo sempre più vicini ai giocatori stessi potrebbe essere una strategia più vincente delle politiche oscurantiste messe in atto fino ad ora.

Sarà interessante osservare gli sviluppi del settore nei prossimi mesi per capire quanta voglia di un mercato e di una società veramente libera ci sia in Italia e quanto questo governo sia pronto a combattere contro vecchie lobby e cartelli che danneggiano il benessere di molte regioni e le tasche dei cittadini.

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1 Response

  1. Carlo

    Concordo…un settore totalmente chiuso alla concorrenza in maniera quasi oscena, considerando i soldi che lo stato fa sul gioco d’azzardo e scommesse!

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