7
Mag
2009

Enrico Augusto

Così si intitola un delizioso ritratto che, nel 1960, Giovannino Guareschi dedicò a Enrico Mattei, di cui quest’anno ricorre il centenario e che, in varie salse ma in particolare con una fiction televisiva, è stato beatificato, con tanto di complotto amerikano dietro la sua morte. Scriveva Guareschi:

Mattei, furibondo statalista, è il più spietato nemico dell’iniziativa privata che vorrebbe schiacciare con l’iniziativa di Stato.

Come ha giustamente ricordato Salvatore Rebecchini sull’Occidentale, Mattei – fortemente osteggiato, senza successo, da Don Sturzo – non fu né il redentore dell’Italia, né l’artefice della riscossa di un paese consumatore di risorse con le pezze al culo. L’opera di Mattei puntava alla nazionalizzazione e la monopolizzazione del settore dell’energia – il suo vero progetto era l’Ene, che avrebbe dovuto unificare petrolio, gas ed elettricità in un colosso pubblico – in base al presupposto che aprire il paese al mercato ci avrebbe messi alla mercé dello straniero. Ma, più ancora, Mattei, “petroliere senza petrolio”, soffriva per il fatto di essere escluso, e con buone ragioni, dal “club” delle grandi, che – si dice – fu lui per primo a chiamare le Sette Sorelle. Ora, la questione è complessa, ma mi pare difficile sostenere, perlomeno ex post, che il regime di “oligopolio privato” di allora fosse meno concorrenziale rispetto a quello, attuale, di “oligopolio pubblico”, e ancor meno rispetto a quello che era il panorama petrolifero fino a pochi anni fa: con monopolisti pubblici a monte, nei paesi produttori, e a valle, in quelli consumatori di risorse.

Oltre tutto, la santificazione di Mattei non passa soltanto al di sopra di tutte le critiche politiche ed economiche che si possono rivolgere alle conseguenze delle sue azioni (si veda, a questo proposito, la bella biografia di Carlo Maria Lomartire, Mattei. Storia dell’italiano che sfidò i signori del petrolio, che a suo tempo avevamo recensito con Alberto Mingardi).  E neppure essa sposa un po’ troppo semplicisticamente la tesi dell’attentato americano, mai provato, come ha osservato su Repubblica Mario Pirani. Il fatto è che essa fornisce un’immagine di Mattei molto, molto lontana da quella reale: sulla Staffetta, Giorgio Carlevaro parla di 

licenze storiche assolutamente gratuite, enfasi su avvenimenti marginali e all’opposto dimenticanze vistose.

Se dunque l’interpretazione che viene fornita della vita e delle opere di Mattei è più che libera, altrettanto libero è il giudizio che emerge sull’uomo pubblico e il protagonista di una fase della storia italiana. Mattei non era il cavaliere disinteressato e senza macchia che è stato raccontato. Mattei fu un “raider” senza scrupoli che, allo scopo di perseguire il suo disegno, era disponibile a ricorrere a ogni mezzo, lecito o illecito. E l’Eni, da lui creata, è oggi una grande impresa internazionale nella misura in cui si è “de-matteizzata”. Per citare ancora Guareschi:

E’ l’odio che lo spinge. La sua è la vendetta dell’uomo che, non essendo riuscito a mettere in piedi l’azienda personale che sognava, nega, adesso, l’iniziativa privata e le contrappone l’iniziativa di Stato. E’ la vendetta del piccolo industriale mancato. Dell’uomo che, non essendo mai riuscito a ottenere dalla moglie un permesso di libera uscita serale, sogna d’instaurare un regime dittatoriale per imporre, a danno di tutti i mariti liberi, il coprifuoco.

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