24
Apr
2009

Brussels calling

Sono giorni d’attività frenetica, per le istituzioni europee, sul fronte tlc. Con risultati agrodolci. La buona notizia è il voto della commissione ITRE che scongiura (definitivamente?) l’accoglimento nel pacchetto Telecom della cosiddetta “dottrina Sarkozy”. Gli europarlamentari hanno, dunque, escluso l’obbligo – a carico dei provider – di disconnettere gli utenti che per tre volte si rendano protagonisti di violazione del diritto d’autore on line.

Desta, viceversa, grave preoccupazione l’approvazione – a maggioranza schiacciante – del regolamento sul roaming, che pone un tetto alle tariffe degli sms e del traffico dati e sforbicia i limiti già esistenti per il traffico voce. Si tratta di una decisione miope, che costituisce una minaccia per lo sviluppo della telefonia mobile nel medio periodo ed avrà – nel breve – l’effetto di redistribuire ricchezza dai clienti più statici (la grande maggioranza) a quelli più nomadi: per dire, gli europarlamentari…

Nelle stesse ore, anche l’avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Poiares Maduro, ha fatto sentire la sua voce, sostenendo l’illegittimità della vacanza regolatoria promossa dal governo tedesco in tema di fibra ottica, in quanto non preceduta dalla necessaria analisi del mercato. Tale pronunciamento è a tutti gli effetti necessitato alla luce del framework comunitario, e non può stupire. D’altro canto, esso riafferma quanto la strada verso un mercato libero delle telecomunicazioni in Europa sia ancora lunga.

You may also like

Come il Congresso ha censurato Internet—di Davide Maramotti
Initial Coin Offering: quando l’innovazione colpisce la finanza
Quanto fumo inutile su Vivendi-Mediaset. Ma la Consob dov’è?
Il Mon(App)olio di Google? E’ il mercato, bellezza!—di Luca Minola

2 Responses

  1. Tiziano

    Peccato che non ci siano solo gli europarlamentari a viagiare all’estero per lavoro: ci sono un sacco di impiegati in aziende italiane con molteplici interessi all’estero (tra le più importanti ENEL, ENI, UNICREDIT,ecc) che viaggiano con cellulari di servizio con la necessità di frequenti contatti in patria, senza contare che gli stessi spesso sono forniti di cellulari personali per chiamare casa. io sono uno di quelli e sinceramente i costi non sono irrilevanti

  2. Massimiliano Trovato

    Gentile Tiziano, ci sono certamente motivi ragionevoli per telefonare in roaming. Questo non esclude, mi pare, l’evidente conflitto d’interessi degli europarlamentari. Più importante: da ciò non discende che le chiamate a casa di chi viaggia per lavoro debbano essere sovvenzionate da chi non lo fa, peraltro con effetti regressivi.

Leave a Reply