22
Apr
2009

Bundesbank-Bruxelles 1-0

Axel Weber mette in riga Neelie Kroes, la Commissione faccia il favore di non mettere il naso negli aiuti alle banche. E’ questo il bilancio del durissimo attacco lanciato dal presidente della Bundesbank con l’apertura del FT di oggi, al quale la Commissaria europea alla concorrenza ha reagito con dichiarazioni che apparentemente contengono una duplice ed energica strigliata di orecchi alla banca centrale germanica, accusata di non aver capito che cosa Bruxelles stia chiedendo alle banche cross border che hanno ricevuto aiuti di Stato, e in ogni caso invitata a tacere prima di aver riservatamente interloquito con la Commissione stessa (cosa veramente senza precedenti, negli annali dei rapporti tra Bruxelles e il SEBC). Ma, in sostanza, le parole della commissaria hanno totalmente accolto il merito del duro intervento a gamba tesa del banchiere centrale tedesco: politica e regolatori di Berlino possono stare tranquilli, la Commissione si guarderà bene dal richiedere impegni vincolanti a quegli istituti che, come Commerzbank, col suo 25% di quota pubblica e iniezioni di patrimonio per miliardi, si trovano in realtà ad esercitare unfair competition nei confronti di altri grandi istituti europei che, a seguito di una gestione più oculata, non hanno né quota pubblica né attinto a strumenti ibridi di capitale…
L’inusitato scambio di colpi sul ring testimonia almeno tre punti degni di riflessione. Il primo è che le “sospensioni da crisi” – chiamiamole così, in un accesso di generosità – al regime ordinario di concorrenza vengono rivendicate in maniera per la prima volta tanto impegnativo e ufficiale per il credito, dal Paese maggiore dell’euroarea, e non attraverso l’ingombrante voce della politica ma direttamente dal componente nazionale del Consiglio Bce. Una bella botta, a tutte le ortodossie in materia di vigilanza più stretta attribuite alla Bce.
Il secondo è che una uscita tanto eclatante del banchiere centrale tedesco, a ben vedere, dovrebbe rappresentare una sfida non solo alla Commissione europea ormai uscente e dagli artigli spuntati, bensì a quegli altri Paesi dell’euroarea nei quali il sistema del credito non si è dovuto avvalere di interventi pubblici così invasivi come nel caso tedesco. In altre parole: Italia, si parla di te.
Terza considerazione: l’attacco tedesco è tanto più serio, nel caso di istituti europei che operino sullo stesso mercato domestico del credito tedesco. Alias: Italia sei proprio in prima fila, a beccarti lo schiaffo.
Vedremo se qualche grande banchiere come Profumo ci farà sapere che cosa pensa, in proposito, o se la stampa italina domattina coglierà la vera importanza del match vinto ieri da Berlino per ko alla prima ripresa…

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2 Responses

  1. Giovanni Boggero

    Che la Germania scalpiti di fronte ai rimbrotti provienienti da Bruxelles non è nuovo. Fa impressione, invece, che sia stato addirittura Axel Weber ad esporsi così tanto. Finora alle stoccate ci aveva pensato tutt’al più Steinbrück.
    Il fatto è che sin dall’inizio della crisi la Germania tenta di usare per i propri fini il clima di incertezza. Spesso e volentieri anche riuscendoci. E’ successo con il clamoroso salvataggio di IKB e poi con quello di Sachsen LB. Ora il problema si ha con West LB. La Kroes chiede uno scambio: niente procedura europea, ma la banca va venduta. Il problema è che nessuno la vuole! 🙂

  2. Alberto Mingardi

    Non va però dimenticato che la signora Kroes, alcune settimane fa, vantava la propria prontezza e “liberalità” rispetto ai salvataggi bancari – addirittura sull’Economist. Il salvataggio sul quale la Commissaria rivendicava celerità di giudizio e duttilità rispetto all’ossessione degli aiuti di Stato era quello di Fortis. Con Neelie, vale sempre l’a pensare male si fa peccato ma…

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