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Il tema l’ha messo sul piatto, con la sua solita bravura di giornalista finanziario ottimamente informato, Massimo Mucchetti del Corriere della sera. Un tema e un’ipotesi che viene presentata come centrale per la messa in sicurezza di una parte essenziale dell’economia nazionale. Ergo, vale la pena di occuparsene. E’ l’ipotesi di spin off di Unicredit, dividendo rete e attività italiane da quelle estere più le partecipate, nell’ipotesi che sia Banca Intesa ad acquisirle. Il presidente di Unicredit non ha negato che l’opzione eista, anche se non è in agenda, ha detto. Cucchiani, il CEo di Intesa, l’ha respinta seccamente. Tuttavia, l’ipotesi c’è. E non convince.

Mucchetti non ha mai fatto mistero di essere un critico del mercato. Va bene per Luxottica e Del Vecchio, scrive. Già non va bene per l’auto, visto che in America è il contribuente ad aver salvato GM e Chrysler, e visto che in Francia il governo mette miliardi in PSA. Figuriamoci poi se si può credere alla positività delle logiche di mercato nelle banche, che sono state salvate dai governi di mezzo mondo, meno che da noi dove non era necessario. Ergo, perché non prendere sul serio l’ipotesi, alla quale starebbe lavorando Claudio Costamagna con un mezzo affidamento da parte di Intesa?

Il timore è che presto o tardi, ai valori attuali delle banche italiane, soprattutto Unicredit potrebbe attirare scalate ostili, stante che è la più internazionalizzata di quelle nazionali, con gli ex asset HVB tedeschi e centroeuropei che fanno gola, ripuliti come sono stati, e profittevoli come sono e saranno. Ergo poiché l’azionariato italiano soprattutto di Unicredit è ormai abbastanza esiguo rispetto alle quote tedesche e arabe, con un 15% distribuito tra le cinque fondazioni Cassamarca, CRT, CariMo, Cariverona e Fondazione del Monte, perché non sommare alle cinque le altre cinque che detengono una quota assai più elevata di Intesa, cioè Compagnia di San Paolo, CariFi, CariBo, Padova e Rovigo e Cariplo? Ovviamente, Mucchetti riconosce che esisterebbero rilevanti problemi di antritrust, ma si risolverebbero con una sollecita cessione degli asset italiani, tranne le partecipazioni in pancia a Unicredit. Quanto poi a a queste ultime, il problema che già esiste per la filiera Unicredit-Mediobanca-Generali-Telecom non si aggraverebbe ma semmai si attenuerebbe, spalmandone il controllo in Intesa, poiché Mediobanca avrebbe modo di essere meglio incoraggiata a diminuire la sua presa sulle partecipate (di fatto, con Generali, quasi-controllate). Infine, l’alternativa quale potrebbe essere? Solo una moratoria di qualche anno che l’Italia dovrebbe chiedere in sede europea alle operazioni di consolidamento bancario cross border, se il governo italiano ne avesse il fegato. Oppure su, per favore non si citi il mercato, perché si tratta della consueta linea Bankitalia tante volte già messa in opera, quella di spingere ai consolidamenti nazionali per evitare di far passare in mani straniere istituti di credito italiani.

Dal punto di vista dei proponenti, il ragionamento sembra filare come un treno. Ma, allo stato, non persuade. Almeno, non persuade me. Forse bisognerebbe ragionare al contrario. L’euroarea è ben lungi dall’essersi messa la crisi alle spalle, e di conseguenza le opa ostili bancarie non sono ancora in agenda. Ma potrebbero arrivare presto, è verissimo. Come è vero che Unicredit per le attività che detiene all’estero è un pezzo tra i più rilevanti del provato – molto provato – mondo bancario italiano. Ma mi chiedo se il ragionamento non dovrebbe essere un altro.

E’ per i colpi della crisi, anno dopo anno e massime con l’eurocrisi, che sono venuti al pettine i nodi di come negli anni precedenti abbiamo realizzato il consolidamento bancario italiano. Dopo anni passati a ripetere che abbiamo uno dei sistemi bancari più solidi al mondo e meno intossicati di prodotti finanziari tossici, è il caso di cambiare marcia e di dire la verità. Dopo anni e anni di crisi del mercato domestico, abbiamo la propensione al risparmio ai minimi, di poco superiore all’8% del reddito disponibile, 12 punti in meno dei tempi eroici delle famiglie italiane campioni di risparmio del mondo avanzato, e siamo reduci da mesi e mesi di depositi negativi. Il ROE complessivo del sistema bancario è a zero e sottozero. E’ un sistema con troppi mattoni e dipendenti, per ogni 100mila italiani ci sono 56 agenzie bancarie, per ogni 100mila olandesi ce ne sono 17, e questo significa in tempi di crisi un cost-income che schizza verso il 70%. Bassissimo l’internet-banking, idem il cross selling cioè la capacità di offrire al cliente prodotti e servizi tagliati sulla sua percezione del rischio , reddito e patrimonio. Ovviamente siamo diventati tutti cattivi pagatori, ergo le rettifiche patrimoniali da incagli e sofferenze quest’anno diventano pari al totale degli utili degli anni di sole splendente, o giù di lì. Le banche devono patrimonializzarsi, ma i soci di controllo – a cominciare dalle fondazioni di cui si parla a proposito di Unicredit-Intesa – non vedono da anni i dividendi pingui dei vecchi tempi, ergo dopo i sanguinosi aumenti di capitale di Unicredit il sistema – cioè Bankitalia e la politica, d’accordo – si è inventato mille modi per non far mettere loro mano al portafoglio (e qualcosa di analogo sta succedendo con la conversione delle loro quote in Cassa Depositi e Prestiti).

Naturalmente, lo Stato si è preso il suo prezzo, per questo atteggiamento di favore. Appena le banche italiane hanno attinto a un quarto dei 1.100 miliardi di euro elargiti dalla BCE di Draghi al sistema bancario europeo, con le aste ad alta liquidità e bassa qualità dei collaterali, ecco che Bankitalia e governo hanno mandato agli istituti di credito una bella circolare, imponendo di ripresentarsi in massa alle aste di titoli pubblici della Repubblica. Si chiama in gergo tecnico “repressione finanziaria”, questa strategia, e serve ad abbattere la quota di stock di debito pubblico italiano nelle mani di stranieri. Sta funzionando, dal 46% in mani estere siamo scesi a poco oltre il 30%. ma è una fesseria. Le banche stremate per compiacere lo Stato devono bloccare riserve di patrimonio visto che i titoli pubblici si valutano mark-to-market. Ergo hanno ancor meno risorse per imprese e famiglie italiane. In più, meno debito pubblico è nelle mani estere, meno gli interlocutori stranieri sono indotti a comportamenti cooperativi nei nostri confronti.

Siamo proprio convinti, che l’interesse nazionale – ammesso che di questo si debba parlare – debba indurre a tutto ciò? Non lo credo affatto.

Al contrario, proprio la crisi europea e delle banche doveva e dovrebbe indurre a fare un ragionamento del tutto diverso, sulle fondazioni. Invece di pensare a blindare il loro controllo su Intesa-Unicredit, intesa come somma dei suoi asset esteri più naturalmente l’appetitoso pacchetto Mediobanca, la nostra modesta idea è di usare la crisi per portare ad esaurimento il ruolo di controllo bancario delle fondazioni, questo singolare soggetto che esiste solo in Italia tra tutti i Paesi avanzati. Un mix di incentivi a liberarsi del controllo per fare ciò che dovrebbero, cioè diversificare il loro patrimonio e pensare a società e cultura, e di misure coatte per indurle a smettere il ruolo proprietario bancario, oltre un certo delta temporale. Anche perché le fondazioni hanno riprodotto singolari logiche di ex politici-controllori di banche. E se Dio vuole la sia pur modesta abolizione delle Province messa in moto da Monti rivoluziona oggi molti dei criteri di nomina delle fondazioni bancarie.

So naturalmente che questi argomenti sono quelli che classicamente fanno sorridere il mio amico Massimo Mucchetti. Le fondazioni teniamocele strette, pensa lui, da Bazoli a Chiamparino. Io non ce l’ho con le persone, ma come sono convinto che sia sbagliato non ripatrimonializzare le banche per dare una mano alle fondazioni (preferirei stranieri con denaro alla mano), ancora di più penso che l’ipotesi Unicredit-Intesa nelle loro mani sia sbagliata.

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18 Responses to “Intesa-Unicredit: perché no”

  1. Valerio Lucchinetti,

    La proposta mi ricorda molto le mega-fusioni bancarie organizzate dal governo in Giappone negli ultimi vent’anni. Il risultato: delle banche zombie sottocapitalizzate, con bilanci farlocchi, che non prestano a nessuno, che sono buone solo a comprare JGB, che quotano mediamente sotto book e i cui grafici di borsa esprimono solo disperazione. D’altra parte o la botte piena o la moglie ubriaca.

  2. alfa71,

    Quale valore reale hanno le banche italiote ?

    Tutte le banche italiote negli anni a venire dovranno chiudere migliaia di filiali con conseguente perdita di posti di lavoro.
    Il vecchio modello di banca con una miriade di sportelli ed impiegati sul territorio è oramai superato dalle nuove tecnologie (internet) e dalle nuove esigenze di mercato.

    In un articolo leggevo che l’Olanda (il paese dove i cittadini sono tecnologicamente più evoluti) ha un rapporto di 17 filiali ogni 100 mila abitanti. L’Italia ha un rapporto di circa 50 ogni 100 mila.

    Io da mesi ho aperto un conto on-line e mi trovo benissimo oltre che risparmiare sulle commissioni (che sono praticamente pari a zero) e con un consulente finanziario indipendente non stipendiato dall’istituto per il quale lavora solo in franchising.

    Ho chiuso il mio vecchio conto che avevo aperto con Intesa.
    Francamente non mi era più di alcuna utilità una banca che alle 5 del pomeriggio ha già abbassato la saracinesca e gli impiegati sono già tutti a casa. Una banca che ti fotte soldi di commissioni solo per la banale gestione di un c/c e di dossier titoli e ti fa pagare perfino 1 euro di commissioni sui bonifici fatti on-line. Una banca dove il consulente finanziario è stipendiato dalla banca stessa e quindi fà in primis gli interessi della banca e non i miei.

    Aspettiamo che la modernizzazione faccia il suo corso anche nel settore bancario.
    Vediamo poi cosa resterà in piedi delle banche italiote e solo allora saremo in grado di valutare il loro reale velore ed importanza.

  3. adriano q,

    “Siamo proprio convinti che l’interesse nazionale….debba indurre a tutto ciò?”Bella domanda.Bisognerebbe porla anche su altre questioni,più generali,a monte.L’adesione sempre e comunque alle decisioni europee.L’utilità del governo del sig. Monti.”E se Dio vuole la sia pur modesta abolizione delle Province messa in moto…”Aspettiamo ad essere ottimisti.Possono esserci esodati ed esondazioni anche qui.Certo le banche sono importanti ma anche la democrazia lo è.Dispiace andare fuori tema ma l’economia viene dopo la politica che se manca toglie significato a tutto.L’intera nomenclatura tranne alcune frange è acriticamente supina alla UE ed al sig. Monti.Personalmente ho dei dubbi sulla loro utilità.L’euro è servito e servirà contro la crisi?Il governo del sig. Monti è servito e servirà?Ognuno dia la propria risposta ma al prossimo voto si dovrà preferire chi non abbraccia una soluzione a prescindere dalle convenienze della nazione.Perchè certamente c’è pericolo di un’OPA ostile ma non solo sulle banche.Sul paese.

  4. epelle,

    Bah mi sembra che ci sia un molta ideologia e poco pragmatismo dietro le affermazioni di Oscar Giannino Ne cito solo due :
    1.”In più, meno debito pubblico è nelle mani estere, meno gli interlocutori stranieri sono indotti a comportamenti cooperativi nei nostri confronti.” Questa e’ una fesseria
    E’ cresciuta la domanda di titoli pubblici italiani (da parte delle banche italiane vero). Gli investitori stranieri sono stati feilicissimi di vendere inizialmente. Hanno limitato le perdite, poi hanno fatto qualche utile e ora hanno reiniziato a comprare. Chapeau a Monti e Grilli!!!
    2…….. la nostra modesta idea è di usare la crisi per portare ad esaurimento il ruolo di controllo bancario delle fondazioni, questo singolare soggetto che esiste solo in Italia tra tutti i Paesi avanzati.
    Beh, tecnicamente e’ vero ma Giannino fa finta di dimenticarsi del controllo pubblico tedesco sulle Landesbanken o di quello spagnolo sulle Cajas, o di quello Inglese sulle Failed Banks… La forma del controllo pubblico e’ diversificata ma la sostanza e’ simile. Anzi il controllo delle nostre fondazioni mi sembra decisamente meglio di quello che avviene negli altri paesi….

  5. giuseppe 1,

    @alfa71
    Questa cosa, la libertà di sportello, fu “passata” come una grande liberalizzazione. E’ anadata a finire che hanno fatto cartello, fottendo i clienti non una, ma due volte.

  6. marco,

    Sono quasi perfettamente d’accordo. Stiamo soffrendo la tempesta del vento che abbiamo seminato. Le banche soffrono per il pessimo servizio che hanno riservato ai loro clienti ed azionisti finanziando il non finanziabile dai Ligresti ad Alitalia, dalle vendite ai clienti di bond Cirio Parmalat e Argentini o Lehman Brothers (al minimo senza assistenza nei momenti precrisi). Altrimenti oggi le azioni Intesa e Unicredit andrebbero a ruba e non al ribasso. Che vengano gli arabi o i cinesi per me va bene, un po’ meno ai bancari…. se gli azionisti ci riempiono di ATM e ci alzano contemporaneamente di mezzo punto il rendimento del conto corrente. La globalizzazione è per tutti, mica solo per le piccole industrie (piccolo è bello!!???) ma anche per le banche, e la pubblica amministrazione quando finalmente si privatizzerà.

  7. Mike,

    Se fosse per me, disporrei con norma di legge la liquidazione coatta delle fondazioni bancarie e la destinazione del ricavato all’abbattimento del debito pubblico. Ci libereremmo finalmente dei politici che le controllano e le ingessano. Due piccioni con una fava. Quanto alle banche, la soluzione può essere una e una sola: il libero mercato! E chi se ne importa del fatto che siano fagocitate dagli stranieri: la competizione è una guerra che deve vedere vincere il migliore, non i soliti noti. Darwinianamente. Altrimenti chi ne fa le spese è il solito consumatore italiano, tradizionalmente cornuto e mazziato. Con buona pace di Mucchetti & C. (naturalmente, con rispetto parlando).

  8. marco,

    Oltre all’abbattimento del debito pubblico finalmente la purga dei trombati o riciclati e finalmente un mercato più simmetrico evitando il finanziamento del territorio che con 4 ambulanze regalate ad una Croce (rossa, verde, oro ecc) si lava la coscienza e finanzia i soliti amici (rotonde, teatri deplorevoli….. ma anche aziende in perenne bilico, rifacimenti inutili e sovente tanto scadenti da dover esser ripristinati pochi anni dopo, riviste per articoli di docenti scadenti in cerca di pubblicazioni per continui concorsi pubblici o cattedre). Miliardi dilapidati e sottratti a migliori impieghi-

  9. Mike,

    marco :
    Oltre all’abbattimento del debito pubblico finalmente la purga dei trombati o riciclati e finalmente un mercato più simmetrico evitando il finanziamento del territorio che con 4 ambulanze regalate ad una Croce (rossa, verde, oro ecc) si lava la coscienza e finanzia i soliti amici (rotonde, teatri deplorevoli….. ma anche aziende in perenne bilico, rifacimenti inutili e sovente tanto scadenti da dover esser ripristinati pochi anni dopo, riviste per articoli di docenti scadenti in cerca di pubblicazioni per continui concorsi pubblici o cattedre). Miliardi dilapidati e sottratti a migliori impieghi-

    Concordo. Del resto, gli esempi si sprecano.

  10. alfa71,

    Fin da quando andavo a scuola mi hanno sempre insegnato che le banche hanno una funzione fondamentale : raccolgono il denaro dai risparmiatori e lo girano in prestito a chi lo richiede (in primis le imprese). Le banche sono quindi il cuore pulsante dell’organismo economico, un cuore che mette in circolo il sangue (il denaro) per mantenere in vita l’organismo stesso.

    Ora….noi oggi ci ritroviamo con delle banche che per tutta una serie di motivi (eccessivo peso delle fondazioni-politica nella loro gestione, strategie sbagliate a causa di manager incompetenti i quali probabilmente dovrebbero farsi più esperienze all’estero per vedere come funziona nel resto del mondo, ostinazione delle stesse banche a chiudersi nel fortino del protezionismo per spennare i clienti attraverso accordi di cartello) sembrano non essere più in grado di assolvere a questa funzione vitale.

    La riprova consiste nel fatto che oramai è più facile assistere ad un miracolo se vai a Lourdes piuttosto che assistere ad un cliente che esce da una filiale bancaria con la concessione di un mutuo.

    La domanda è….cosa facciamo ???
    Lasciamo che l’organismo (il sistema economico) muoia per colpa dell’incapacità, dell’inefficienza e degli errori dele banche ??

    Quali soluzioni alternative possiamo adottare ??

  11. alfa71,

    epelle :
    Beh, tecnicamente e’ vero ma Giannino fa finta di dimenticarsi del controllo pubblico tedesco sulle Landesbanken o di quello spagnolo sulle Cajas, o di quello Inglese sulle Failed Banks… La forma del controllo pubblico e’ diversificata ma la sostanza e’ simile. Anzi il controllo delle nostre fondazioni mi sembra decisamente meglio di quello che avviene negli altri paesi….

    ma…il controllo pubblico delle banche in Germania, Spagna o Inghilterra è un controllo pubblico in senso stretto(ovvero dello stato) oppure è un controllo pubblico-partitico come nel caso dell’Italia ???

    Credo che Giannino a tal proposito le risponderebbe in modo tagliente.
    In Italia le banche non sono controllate dallo stato come negli esempi da lei citate (la qual cosa sarebbe magari discutibile ma accettabile)
    In Italia le banche sono controllate dai partiti…..cosa ben diversa.

  12. Valerio Lucchinetti,

    @alfa71
    Ti do un modesto parere circa le banche.
    a) Le banche non prestano per molti motivi ma principalmente perchè i loro bilanci sono farlocchi, nel senso che i loro attivi sono in realtà ancora estremamente sopravvalutati. Altrimenti non si spiegherebbe come mai due banche come UniCredit e Intesa quotino rispettivamente a 0,34 e 0,40 del patrimonio netto (o come Citigroup a 0,61, la quale per far quadrare i conti si è spinta pure a svalutare le proprie obbligazioni che aveva al passivo). In Francia e Germania è anche peggio. Per questo motivo le banche non possono permettersi ulteriori impieghi che non siano ultrasicuri. Le loro perdite reali in realtà sono ben superiori al capitale e a questo punto sono finanziate dai…conti correnti, cioè dai risparmi di tutti noi. Dato che nessuno in realtà fa investimenti e che la domanda di credito è principalmente volta a finanziare il circolante esse hanno una fifa blu a prestare denaro se non a imprese più che sicure. E di questi tempi… Pensa che in America falliscono banche tutte le settimane e viene fuori che i loro attivi reali sono pari al 50/70% di quanto riportato a libro.
    b) metterle a posto seriamente implicherebbe trovare qualcuno che ci metta capitale e svaluti l’attivo. Oggi nel mondo questo processo ha luogo in realtà solo in America e solo limitatamente a banche di piccole dimensioni. Per quelle grandi (Citigroup e Bank of America p.es.) nessuno ha la forza sufficiente per farlo. Qualche stato ha provato a farlo direttamente nazionalizzando o garantendole esplicitamente: UK per RBS (too-big-to-fail) e l’Irlanda, che però così facendo è entrata direttamente nel mondo dei PIIGS
    c) quello che viene fatto in realtà un po’ da tutti è quello che è stato fatto per vent’anni in Giappone. Le banche centrali stampano moneta, la danno gratis alle banche, sperando, e sottolineo sperando, che queste investendo in titoli di stato (o altro) facciano utili in modo da rimettere in sesto i propri bilanci. E’ un po’ come riempire il Mar Caspio con un cucchiaino ma è tutto ciò che i sistemi sanno fare. Il tutto condito da uno sforzo supremo per mascherare le perdite reali perchè altrimenti il sistema crollerebbe e il conto sarebbe insopportabile. In Giappone da anni chiamano le banche così conciate zombie-banks.
    d) è chiaro che le banche sono un centro di potere con tutti gli annessi e connessi che porta e la riluttanza della politica a cederne il controllo è immensa. Va però onestamente detto che anche in quei paesi ove le banche erano sotto il controllo del mercato e non (almeno formalmente) della politica i guai sono stati troppi. Qui il discorso diventerebbe molto lungo ma forse può essere ricondotto al fatto che quando il credito è estremamente facile la rincorsa del profitto immediato (o l’orgia speculativa becera) porta anche banchieri prudenti a fare cose imprudenti, specialmente se costretti dagli azionisti a rincorrere i risultati a breve di banche più spregiudicate (UBS in questo senso è l’esempio principe). Mattioli, forse il più grande banchiere italiano, si spingeva a dire che le banche non dovevano essere quotate.
    La mia modesta morale: la cosa è complicata e far ripartire il motore di un’economia moderna così basata sul credito è un vero casino per cui nessuno ha una soluzione pronta.

  13. fra,

    Concordo con l’articolo. Il sistema bancario nazionale deve selezionare la classe imprenditoriale. Deve essere una leva per la crescita economica e industriale, l’obbiettivo non può essere aspettare che dall’estero finiscano per spolparci completamente di quel poco che resta.

  14. giuseppe 1,

    Giannino, complimenti per la Sua intervista di ieri sera a Otto e Mezzo.
    la posizione pragmatica e non ideologica che ha espresso è proprio quanto mi aspettavo da Lei. Speriamo bene.

  15. Claudio Di Croce,

    Qualcuno mi spiega la funzione svolta dalla Banca d’Italia – ente costosissimo , con privilegi enormi per i dipendenti – ormai inutile dopo l’avvento della BCE , se non quella di controllare le banche italiane ? Da Carli in avanti abbiamo avuto Governatori osannati da tutti – basta pensare a Ciampi – e come mai la situazione delle banche italiane è stata ed è pessima ? I controlli sono stati fatti e , se fatti ,che risultati hanno dato ?

  16. nick1964,

    @Valerio Lucchinetti
    Molto giusta ed interessante la tua analisi del sistema bancario attuale. Ad essa io aggiungo una considerazione che, per quanto puramente teorica, ritengo nondimeno molto importante.
    Il sistema bancario di una nazione dovrebbe, anch’esso come l’economia intera, essere affidato totalmente a SOGGETTI PRIVATI ed essere governato da pure LOGICHE DI MERCATO.
    Naturalmente essendo consapevoli che il mercato e la libera concorrenza comportano ANCHE le crisi, i fallimenti, le ristrutturazioni, i licenziamenti.
    Cioè comportano a volte anche la perdita di valori economici; la famosa “distruzione creativa” di J. Schumpeter.
    Per questo è fondamentale l’esistenza e l’applicazione implacabile non solo di una legge fallimentare ma anche di una normativa anti-trust; soprattutto nel settore bancario mai deve esistere un’impresa “troppo grande per fallire”.

  17. Valerio Lucchinetti,

    @nick1964
    Le banche non governate da logiche di mercato sono una iattura per definizione, perchè quando sono morti quei pochissimi grandi e immacolati banchieri che rimangono della storia finiscono inevitabilmente in mano a politici e a cialtroni che usano i soldi altrui come strumenti di potere con la quasi certezza dell’impunibilità.
    Ma le cose amare a mio avviso sono:
    - si parla a DX e a SX delle banche senza valutare sino in fondo cosa significa mettere 10 di capitale e prestare per 120 (o molto di più, Deutsche Bank docet)
    - una banca svolge di fatto una funzione pubblica, perchè la gente è obbligata a mettere i soldi in banca, perchè se salti lo stato in parte paga, etc…, etc… Com’è che manager di banche (private o semi-pubbliche, non fa molta differenza) che hanno fatto danni enormi vengono nuovamente reclutati per fare altri danni invece di essere inviati in esilio ?

    J.Schumpeter è stato per me il più preveggente economista del XX secolo. La sua “distruzione creativa” è però ovviamente “politically uncorrect” (specialmente per le banche) e il suo libro “Capitalismo, Socialismo e Democrazia” dovrebbe essere letto, riletto e riletto nuovamente da tutti coloro che si domandano cosa sta succedendo.

  18. epelle,

    @alfa71
    Caro Alfa 71, scusa non concordo
    Credi che in Spagna alla Caja di Madrid i managers siano scelti per concorso pubblico e ch il partito Partito Popolare non dica nulla. la Caja e’ una creatura del partito popolare spagnolo.
    Oppure pensi che in Baviera sia possibile arrivare in un board di una Landesbank senza l’appoggio della CDU?
    O che in GB i managers delle Failed Bank siano nominati senza l’OK del cancelliere dello scacchiere?
    Andiamo…. non pensiamo che il sistema bancario degli altri paesi sia sganciato dal potere politico e quindi dai partiti. Non vedo l’Italia come una eccezione, ma come una conferma di una regola che e’ abbastanza generale. La forma e’ diversa ma la sostanza e’ simile.

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