Mario Monti si appresta domani a incontrare Angela Merkel e, prima del Consiglio della Bce, il prossimo 6 settembre, di nuovo anche il presidente francese Hollande. La cancelliera tedesca ieri ha risposto ai falchi della Csu che hanno tacciato Mario Draghi di essere uno “spacciatore di moneta a dei tossicodipendenti da debito”. Ma le critiche della Bundesbank restano, come permane l’incertezza per la decisione che verrà assunta il 12 settembre dagli otto giudici componenti la Corte Costituzionale tedesca, in merito alla coerenza del fondo salva-Stati con la Legge Fondamentale tedesca. I mercati finanziari continuano con prudenza a credere che alla fine la Bce terrà fede alle parole di Draghi “faremo tutto il possibile”. Ma in Germania lo Spiegel ha rivelato che ormai la cancelliera pensa a lanciare in campagna elettorale l’idea di un nuovo Trattato, mettendo nero su bianco quei passi avanti verso l’unione politica e il coordinamento di bilancio che lasciano fredda Parigi.
I fattori di incertezza sono dunque numerosi e preoccupanti. Motivo in più per cui il governo dovrebbe muoversi con accortezza. Per evitare di lanciare segnali fuorvianti ai mercati, ai partner internazionali e agli italiani Se c’ è una materia scivolosa è quella di dar consigli a chi non ne chiede, eppure è giocoforza rivolgere tre considerazioni al governo, dopo quanto avvenuto nella breve pausa agostana e nel Consiglio dei ministri di venerdì scorso.
Primo: evitare annunci a vuoto, mezze promesse seguite da immediate smentite e passi all’indietro. E’ accaduto con le dichiarazioni relative al cuneo fiscale, presentato finalmente e giustamente come il maggior ostacolo alla creazione di occupazione. Come con l’ipotesi di abbattimento dell’Iva sulle opere pubbliche. Ipotesi entrambe freddate in poche ore dal Tesoro. Forse era il caso di pensarci e consultarsi prima di dirlo. L’emergenza permanente in cui versa l’economia italiana dovrebbe obbligare a una maggiore considerazione delle aspettative. L’indicatore di fiducia delle famiglie italiane è ai minimi dacché viene rilevato, cioè da ben 16 anni. Suscitare aspettative per poi repentinamente deluderle è esattamente il modo attraverso il quale generare sfiducia aggiuntiva. Abbattimenti fiscali e contributivi sarebbero essenziali. Ma impongono che il Tesoro acceleri tagli alla spesa che finalmente si possano retrocedere in meno entrate, non solo a copertura di nuove spese o di nuove tasse promesse, per coprire i l fatto che il debito pubblico continua a salire al ritmo di 157 milioni al giorno in questo mese.
Secondo: trarre esperienza dagli errori già compiuti. O dalle malaparate, se vogliamo usare un termine meno abrasivo nei confronti della suscettibilità governativa, visto che a volte le intenzioni erano anche buone all’inizio, comunque migliori del risltato finale dopo l’esame parlamentare dei provvedimenti. Ci riferiamo per esempio alla delicata materia delle liberalizzazioni. L’enfasi iniziale del cresci-italia, che seguì la manovra tutta tasse dello scorso dicembre, dagli italiani è stata vissuta con delusione. Motivo per il quale occorrerebbe oggi evitare il bis. Se l’intervento sull’offerta sanitaria privata intramoenia diventa solo un giro di vite contro tale tipo di prestazione, condita da dichiarazioni del ministro per il quale la sanità italiana è ai vertici mondiali invece di porsi il problema che in una sola Regione italiana il bilancio sanitario è in attivo da 11 anni, e dall’ introduzione di nuove tasse sulle bibite gassate improntate all’idea di uno Stato “etico” che predica virtù coartando libertà individuale e mirando solo agli incassi, è ben difficile presentare tutto questo come una liberalizzazione.
Terzo: prestare attenzione ai particolari, perché notoriamente è lì che il diavolo tende tranelli. Ci rieferiamo qui alle annunciate accelerazioni sul versante delle dismissioni pubbliche, sulle quali ieri il Messaggero ha ieri rivelato ai suoi lettori le nuove linee su cui si starebbe muovendo il governo. Il Tesoro ha fatto trapelare che l’intenzione sarebbe di procedere verso dismissioni di 15-20 miliardi di euro l’anno. Noi promotori dell’appello e del programma in dieci punti che trovate sul sito www.fermareildeclino.it, dopo anni di studio ci siamo convinti che sia possibile realisticamente perseguire dismissioni pubbliche fino a 35 miliardi l’anno per cinque anni.
Ma agli occhi giustamente diffidenti del mercato e dei partner internazionali, come al fine di evitare effetti indesiderati sui valori di mercato delle classi di asset da dismettere, la differenza tra il dire e il fare sta tutta nel realismo e nell’irreversibilità delle procedure, e nell’identità, competenza ed estraneità a Stato e politica di chi dovrà gestire il processo. Da scegliere con una gara internazionale, non da identificare all’interno del perimetro pubblico. Perché altrimenti non ci crederà nessuno. E quanto agli Italiani, se solo immagineranno che lo Stato pensa a questo fine ad attingere forzosamente quote aggiuntive del loro risparmio e patrimonio, l’ effetto recessivo si manifesterebbe ancor prima che il provvedimento prendesse forma. Non è un rischio da correre.
64 Responses to “Monti, basta errori”
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condivido.
Mi viene un dubbio atroce… Non è che alla Germania faccia molto comodo avere Spagna, Italia e Grecia che tengono artificiosamente l’euro a bassi livelli (favorendo le LORO esportazioni e permettono ad essa di finanziarsi a tassi negativi??? Diciamoci alla verità. Alla Germania conviene avere i PIGS, perché così si possono finanziare a tassi negativi (cioè addirittura guadagnandoci) e possono tenere alto il loro livello di esportazione. Ecco perché i politici tedeschi fanno a gara a rilasciare dichiarazioni che mantengono l’euro debole e gli spread alti. Ai tedeschi non sembra vero che si sia prodotta una situazione così a loro favorevole al punto che tentano di mantenere lo status quo ad libitum. Un gioco che definirei non esattamente corretto.
@Paolo Tavano ,
anche la sua opinione non mi sembra peregrina e quindi condivisibile.
La politica italiana ha le gambe corte, il fiato corto, il naso lungo e la corruzione in tasca.
http://www.ilcittadinox.com/blog/esm-fesf-efsm-bce-bverfg-ue-spread-pil-e-la-truffa-allitaliana.html
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X